5 piccole idee per migliorare la città

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5 piccole idee per migliorare la città

Con il progetto "Servizio al pubblico" di Domitilla Dardi rimettiamo i piedi per terra, abbandoniamo l'Italia fantascientifica e da "Cinacittà" torniamo a Roma. Un gruppo di giovani designer, coordinati da Domitilla e Patrizia Di Costanzo, hanno realizzato cinque oggetti destinati alla collettività e al miglioramento dello spazio pubblico. L'esperimento vuole indirizzare il futuro design verso oggetti semplici che, attraverso soluzioni non convenzionali, cerchino di migliorare la vivibiltà degli spazi preesistenti, integrandosi in essi, stimolando una convivenza solidale e rilassata tra i cittadini.


La Dardi introduce il video, prodotto dagli studenti dello Ied, che illustra l'esperimento. Racconta come durante una presentazione del progetto un consigliere comunale casualmente presente, ne sia rimasto così affascinato da averne concesso il patrocinio, o di come un azienda, venutane a conoscenza, abbia comprato un prototipo per realizzarlo. Parte il filmato. Le atmosfere sono molto fresche, musica elettronica in sottofondo e taglio da docufiction, diieci minuti dall'andamento dinamico, in cui vengono riassunti la realizzazione e le reazioni degli utenti/passanti ai cinque servizi al pubblico.

In ordine:
Permesso di sosta, di Alecci e Di Paola, è un seggiolino pieghevole simile a quelli che si trovano nei corridoi dei treni, adattabile agli spazi urbani. Una risposta alla velocità stressante dei tempi cittadini.
Superigienica, di Di Salvo e Mazzone, una carta igienica indossabile come guanto dalla duplice funzione. Una funzione meramente pratica, perché utile per toccare oggetti nei luoghi pubblici, un'altra di provocazione, come espressione di una società sempre più spaventata e sterilizzata.
Urbano, di na3, Auciello e Lombardo, è un totem dotato di scopa e paletta, dove i passanti possono volontariamente pulire lo spazio circostante. Ognuno lascia traccia della propria generosità mediante un'azione. La vittoria dello spontaneismo sulle assenze dello stato, un invito all'autogestione.
Curatori della realtà, di Resign, si distingue dagli altri progetti, essendo più marcatamente artistico. Targhette in piombo, vengono collocate su oggetti comuni sparsi per la città, come tronchi d'albero o grondaie arrugginite, rinominandoli ed elevandoli ad opera d'arte. Provocazione che ammicca a Duchamp e invita a riflettere sullo stato di alienazione di chi vive le grandi metropoli.
Morbidezze al pubblico, di Giovanna Zinghi, propone di riarredare gli spazi di sosta, come le fermate degli autobus, con cuscini polimaterici, per ammorbidire e scaldare la durezza della plastica e del cemento.
Quest' esperimento più degli altri, ha fatto emergere la diffidenza delle persone ad accettare qualcosa dall'esterno, anche se se ne ricava un vantaggio. La gente era reticente a sedersi sui divani improvvisati, come se il non possederli non permettesse loro di usufruirne, come se dietro ci fosse una fregatura o un prezzo da pagare. Ne è emersa la assenza, tutta italiana, del senso di proprietà pubblica.
 

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