Click Fashion Story | Condè Nast

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Click Fashion Story | Condè Nast

La storia della moda racconta l’evoluzione della nostra civiltà attraverso secoli di mutamenti socio-culturali e complesse cicliche dinamiche che affondano le radici nella cronologia del mondo. Prima che esistesse il concetto di “abbigliamento” e “moda” dentro il tessuto sociale abbiamo sfidato la natura stessa per rigenerarci attraverso le generazioni, per ripararci dal freddo e riscaldarci, e tutto questo ancor prima di sviluppare una “coscienza collettiva” che garantisse noi una completa sicurezza attraverso la discendenza. L’istinto primordiale della conoscenza ci spinse a scoprire il mondo viaggiando, aggregandoci in piccole comunità nomadi che diedero origine ai primi popoli che, continuarono a loro volta, a evolversi per milioni di anni scoprendo la medicina, l’arte, la politica, la scienza, la filosofia. Noi oggi, amici, siamo figli dell’evoluzione quanto, a loro volta, i nostri figli saranno testimoni delle più futuristiche invenzioni che vedranno la luce per migliorare la nostra esistenza. L’abbigliamento esprime femminilità e virilità, identifica il cerimoniale dei passagi più importanti della vita di ognuno di noi, ma ha anche identificato il concetto di “persona sociale” rivoluzionando la civiltà umana caricandosi di significati rituali, religiosi, culturali, caratterizzando i generi, le età e le inevitabili appartenenze a differenti classi sociali. Ha permesso di valorizzare verticalmente il corpo umano nei dettagli, enfatizzandone i particolari ed esaltandone il continuo movimento in avanti (trasformato poi in arte con la danza, la ginnastica e la corsa).
 
 
Con il Rinascimento si scoprì l’ispirazione delle arti plastiche e secoli più tardi, le sartorie parigine strizzarono l’occhio anche all’arte contemporanea dei maestri Dalì, Picasso, Carrà, ect… Persino Balzac nel 1839 citava: “Un vestito è una continua manifestazione di intimi pensieri, un linguaggio, un simbolo”. Ci vollero più di cento trenta anni per veder nascere la moda studiata dai sociologi con il boom economico degli anni Sessanta. Solo così tutti i tasselli della precedente storia s’incasellarono alla perfezione grazie anche alla fotografia e alle riviste. Edward Steichen fu tra i primi a scoprire il loro legame nel 1911: da lì in avanti emerse il misticismo onirico ed etereo indispensabile nelle immagini di moda, perché come scriveva Alexander Liberman nel 1979, “La foto di moda moderna racchiude la raffinatezza dell’abito attraverso l’arte, il talento, la psicologia, la tecnica e la vendibilità”. VOGUE, prima rivista illustrata di moda nasce negli States nel 1892, nel 1909 viene acquistata dall’editore  Condé Nast diventando la più ricercata dalle donne in tutto il mondo. Lavoreranno per la testata (oltre a Steichen che divenne capo redattore nel 1923), De Meyer, Cecil Beaton, Man Ray, Charles Sheeler e Emile –Otto Hoppé, Horst P. Horst, Helmut NewtonMario TestinoPaolo RoversiPeter LindberghTim WalkerErwin BlumenfeldDavid BaileyGuy BourdinSølve Sundsbø : loro hanno rivoluzionato il linguaggio comunicativo della moda attraverso i loro scatti, spesso lavorando in team. Attraverso la lorocreatività hanno trasformato la fotografia di moda in un linguaggio artistico unico e irripetibile, insieme a stilisti che li hanno ispirati, basti ricordare il rapporto tra Balenciaga e Irving Penn, tra Cecil Beaton e Elsa Schiaparelli, tra Helmut Newton e Yves Saint Laurent, Peter Lindbergh e Azzedine Alaïa.Se agli inizi su VOGUE dominava il gossip, con le nuove tecniche di stampa convertite alla fotografia, diventò il fiore all’occhiello delle riviste patinate dominate dall’haute couture fino agli anni ’40; la moda si democratizzò grazie al lavoro nello staff della fotografa Toni Frissel e ritornò a far sognare dopo la guerra grazie al New Look di Christian Dior. L’emancipazione femminile venne raccontata di pari passo con la situazione socio-culturale ribelle degli anni ’60 quando arrivò il prȇt-ȃ porter. Da quel momento in poi, VOGUE diventò la “Bibbia della moda” come sinonimo di creatività, potenza visiva ed eleganza, stimolo per i giovani e il consumismo attraverso lo sperimentalismo delle immagini artistiche e avanguardistiche. Viaggiando tra stili, idee, tendenze e vintage, questa rivista è diventata un punto di riferimento per tutti i creativi del mondo che cercano il loro elisir, la loro icona!
 
 
La mostra Fashion. Un secolo di straordinarie fotografie di moda dagli archivi Condé Nast” organizzata dalla Fondazione Forma, a cura di Nathalie Herschdorfer, raccoglie alcune delle immagini più significative, geniali e brillanti arrivate dagli archivi Condé Nast da NewYorkParigi, Londra e Milano.La mostra è accompagnata dal libro catalogo edito da Contrasto (con la prefazione di Todd Brandow, saggi di Nathalie Herschdorfer, Sylvie Lécailler, Olivier Saillard e con un’intervista esclusiva con Franca Sozzani, direttrice editoriale di Condè Nast Italia e di Vogue dal 1994). Si tratta di un volume illustrativo “sintesi” delle migliori foto di 80 autori fotografi che hanno lasciato traccia nella storia della moda, partendo dalla prima fotografia pubblicata su Vogue nel 1913, un ritratto della socialité Gertrude Vanderbilt Whitney (scattata dal barone Adolf de Meyer) fino all’ultima foto della collezione che ritrae Michael Baumgarten su TEEN VOGUE del 2006. Nathalie Herschdorfer spiega come la fotografia di moda sia simile alla messa in scena di un’opera teatrale in cui tutte le immagini devono esser studiate alla perfezione, con redattori, modelle, make up & hair artist. Se c’è equilibrio e sintonia nel team di lavoro il risultato sarà eccellente, come dimostrano i risultati degli art director  Diana Vreeland o Alexander Liberman che catturato i trend style in giro per il globo! Per questo il geniale Steichen confidò a Edna Woodman Chase, capo redattrice di VOGUE AMERICA negli anni ’20, “Noi dobbiamo fare di Vogue un Louvre!” l’obiettivo cioè era di trasformare l’idea di arte per portarla a portata di mano di chiunque, rendendola vicina alla realtà proprio come accade in un museo! Anche il geniale David LaChapelle, ha recentemente dichiarato che il suo unico desiderio è che la gente ritagli le sue immagini dal giornale per appenderle sul frigorifero di casa, perché le riviste per il fotografo sono come gallerie  e … i frigoriferi musei!
 
 
State ancora qui??!
Non sfogliate soltanto le pagine di VOGUE, ma correte a gustarvi quest’imperdibile mostra e il volume “summa” dell’incredibile storia della fotografia di moda nel XX° secolo.
 
Fashion. Un secolo di straordinarie fotografie di moda dagli archivi Condé Nast
Milano,  Fondazione Forma 
Piazza Tito Lucrezio Caro 1,
 
Writer /// Assunta Petruzzi
Photographer /// Silvia Zago
 
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