CONTAINER 01 | A new clubbing experience

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CONTAINER 01 | A new clubbing experience

Who: Container Project. When: Venerdì 11 ottobre. Where: Animal Social Club. What: a new clubbing experience. Why: l’abbiamo chiesto ai suoi ideatori – Giulz, Pneich e Tomz.DB - e ci hanno raccontato tutto sul nuovo importante esperimento nella scena techno romana. Il container approda nella Capitale e tra le sue pareti metalliche troverete ad aspettarvi la glaciale Dasha Rush, il veterano Exium e l’ipnotico Knobs.
  • Da dove viene la scelta di Container come concept del progetto?

    Eravamo alla ricerca di un concept che riunisse le nostre esperienze artistiche, organizzative e personali degli ultimi anni e che le condensasse in un unico contenitore. Il container per sua natura raccoglie e trasporta gli oggetti con le loro storie, è un veicolo di conoscenze e novità. È poi un simbolo del viaggio che ognuno di noi intraprende quando sceglie di guardarsi attorno. Attraversa i porti del mondo, conosce persone, ascolta musiche, vive esperienze e le porta con sé al suo interno, come bagaglio da condividere. Il progetto container vuole essere proprio questo: un’opportunità per conoscere nuove esperienze.

  • Avete definito Container come “a new clubbing experience”. Voi siete presenti nella scena da tempo, come giudicate l’attuale panorama techno della Capitale e cosa pensate che introduca di innovativo Container?

    Giudicare non fa parte della nostra attività, noi ci limitiamo ad ascoltare le nostre necessità e quelle di chi abbiamo accanto. Oltre che artisti e organizzatori siamo in primo luogo e soprattutto dei fruitori di musica. Con l’esperienza del progetto Cromedrop, che cinque anni fa nasceva per dare spazio alla necessità di esprimerci a modo nostro, abbiamo avuto modo di sperimentare un nuovo modo di fare cultura attraverso l’unione di arte, musica e divertimento. E con la quarta edizione del festival Provocazioni appena conclusa lo abbiamo potuto fare per 15 ore consecutive di fronte a oltre 5000 persone. Transmission è un progetto nato 3 anni fa dalla stretta collaborazione tra la Claypool's Family e Vjit per l’esigenza primaria di creare un'alternativa e dall'estrema necessità di esprimerci artisticamente. Un ciclo di serate dal concept underground dove video art , techno e esposizioni artistiche interagivano tra loro. Oggi Container nasce in primo luogo per perfezionare un percorso nato da queste esperienze: l’unione di arte, musica e divertimento. In secondo luogo, dal bisogno di novità e qualità che sentiamo molto forte vivendo attivamente la scena. “A new clubbing experience” si riferisce ad un nuovo modo di intendere la qualità del tempo trascorso negli spazi di un club. Per noi è importante creare un’atmosfera amichevole fra il pubblico e che allo stesso tempo offra spunti di riflessione e crescita collettiva. Tutto ciò è per noi una sfida costante.

  • All’interno del progetto nulla sembra essere lasciato al caso, dallo studio grafico che c’è dietro a logo e immagini ai video teaser, dalla scelta della line up alla promozione sui social media, dall’attenzione posta ossessivamente sui contenuti alla location scelta per ospitare la serata. L’importanza maniacale data ai dettagli si può notare anche dal particolare stile della locandina “doppia” che avete utilizzato per la reclame. A vostro parere quanto è importante curare tutto nei minimi particolari e cosa intendete trasmettere attraverso il vostro modo di lavorare?

    Comunicare ciò che effettivamente si ha dentro, o cosa davvero un progetto è nella sua essenza, è una delle cose più difficili. Come dicevamo prima il tutto nasce da una necessità, e maggiore è la sua urgenza più grande è lo studio che dedichiamo ad ogni dettaglio. Per noi Container è un esperimento importante, che ci permette di raffinare le nostre esperienze fino a distillare un “manufatto” che abbia un suo stile e che contribuisca a produrre una cultura di qualità.  Container non è solo un semplice evento, è un vero e proprio progetto e come tale, composto da molti elementi, tutti collegati fra loro. Grafiche, promozione online e offline, contributi multimediali quali interviste e podcast di artisti, direzione artistica, scelta della location sono tutti elementi accomunati da una precisa scelta di stile: raffinatezza e ricerca. Non sempre si ha consapevolezza del fatto che la professione dell’organizzatore di eventi porti con se una sua responsabilità, perchè rappresenta un termometro del livello di fermento culturale all’interno di una società. Anche se legata alla sfera dell’entertainment, infatti,non va sottovalutato che lavorare in tale ambito implica il dovere di tentare scelte pionieristiche, una continua ricerca di nuovi linguaggi e il coraggio di sperimentare. I frutti di questi sforzi nascono nell’underground prima di approdare nei circuiti mainstream e divenire di dominio pubblico in ambiti più prettamente commerciali.

  • Oltre ad essere organizzatori siete anche artisti con una storia importante alle spalle nella musica e nella visual art. Ci raccontate come si è evoluto il vostro stile fino a definire quello che intendete proporre con Container?

    L'evoluzione dello stile musicale viene solo ed esclusivamente dalla passione e dall'empatia che si crea con la musica. L'arte del mixare rimane incontaminata, suoniamo solo quello che ci piace e che ci emoziona, senza scendere a compromessi con trend e mode. La nostra musica viene dal cuore e non dai club. In quest'ultimo periodo ci siamo avvicinati molto ad una techno definita “mental”, molto profonda e ricercata, che tanto bene suona con sonorità industriali e progressive. La visual art ha un ruolo fondamentale nei nostri eventi. Non la vediamo come semplice contorno della serata musicale, “per dare un po’ di colore all’ambiente”. Al contrario, ha un ruolo ben preciso: comunicare visivamente il messaggio che intendiamo trasmettere durante l’evento. Le immagini hanno una grossa responsabilità nella riuscita o meno di questa importante comunicazione con il pubblico, la ricerca in questo senso è sempre andata nella direzione di trasmettere spunti e stimoli alla riflessione.  Come artisti/organizzatori abbiamo sempre cercato nuove collaborazioni, siamo stati fortunati e abbiamo trovato degli ottimi professionisti in grado di apportare un grande valore aggiunto ai nostri eventi passati, e così sarà per il progetto Container.

  • Recentemente avete vissuto a Berlino, patria riconosciuta del clubbing europeo e delle avanguardie techno. Quanto ha influito nel vostro progetto quest’esperienza?

    Ha influito molto. Lì abbiamo visto davvero cosa vuol dire lavorare con la musica. Abbiamo ascoltato performance di altissimo livello, (Adam X e Orphx Sucide Circus, Dasha Rush e Stanislav Tolkachev live al Tresor, il festival Berlin Atonal), abbiamo vissuto dance-floor ad alto impatto emotivo, abbiamo parlato con grandi organizzatori, dj e clubbers, abbiamo notato un tipo di collaborazione un tipo di concorrenza tra di essi sempre rivolta verso la crescita continua del movimento techno berlinese, accantonando il pensiero fisso del business. Alla fine ci siamo fatti un idea ben precisa. Certo, Roma non è Berlino, ci sono sostanziali differenze, ma non per questo è impossibile costruire tutti insieme, organizzazioni e pubblico, una nostra identità. Noi lanciamo degli input, sarà il pubblico a rispondere.

  • Dasha Rush, Exium, Knobs. Qual è il filo conduttore che unisce il sound dei primi importanti ospiti del progetto? Ed in generale con quale sfumatura di techno avete intenzione di caratterizzare i vostri eventi?

    L'obiettivo è quello di proporre e far conoscere diversi generi della techno, in quanto dire solamente techno è come rispondere “dal pianeta terra” alla domanda “da dove vieni?”. Cerchiamo di fare ciò attraverso le performance di dj affermati e attraverso quelle di dj emergenti, ma in particolare teniamo ai dj di casa nostra, i dj romani che da anni, con amore e passione, portano avanti questo tipo di cultura e genere. Crediamo che sottogeneri techno come dark, modern,  mental, acid , industrial, sperimental,  melodic,  proper, deep ed altri ancora possano essere molto apprezzati dal pubblico Romano, basta dare la possibilità di ascoltarli e decidere. Nello specifico, venerdì 11 ottobre i 3 guest internazionali con i vari dj romani saranno in grado di costruire un vero e proprio viaggio elettronico. Da Knobs, con la sua dark techno, influenzata da sonorità minimal e funk che batte il suo kick costantemente e ipnoticamente, a Dasha Rush che aumenta la velocità ed incupisce gli animi. Fredda industriale, con bassi subsonici per la mente e per le gambe: una rivisitazione di un’altra faccia della dark, quella berlinese. Si arriva poi ad Exium un veterano del genere, techno veloce, ritmata , ti risveglia dal viaggio profondo e scuro e ti catapulta verso una marcia inesorabile. Dire che i dj ci hanno espresso la loro contentezza e piacere nel suonare insieme può essere una buona risposta?

  • I Container girano il mondo caricandosi di oggetti e di storie. Attraverso di essi si muove gran parte di quello con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Mi piace pensare che il vostro progetto sia il contenitore che racchiude tutto ciò che vi ha permesso di  arrivare fino a qui, ed è pieno di esperienze, viaggi, ricordi, consolle, fly case, t-shirt, di tutte le testimonianze che ognuno conserva del proprio percorso. Se doveste scegliere un oggetto o un ricordo dal vostro personale Container, quale scegliereste?

    Ci piace vedere il container come una sorta di Melquíades contemporaneo, lo zingaro che nel libro Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez portava nel villaggio sperduto nella foresta tropicale il collegamento con il resto del mondo. Un nomade di metallo, carico di sorprese e raccontatore di storie. Ognuno di noi in fondo è come il container, un condividuo, una persona che vive di ciò che scambia.

    Giulz: Prenderei il mio bloc-notes, immancabile compagno di viaggio, a suo modo un altro piccolo container.

    Pneich: Ovunque io vada  porterei sempre la mia ''famiglia'' Claypool.

    Tomz.DB: Io porterei il flyer della prima serata che ho organizzato, l’inizio di un lungo viaggio.

 

Writer /// Davide Azzarello
 
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