Derrick de Kerchove, la saggezza 2.0

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Derrick de Kerchove, la saggezza 2.0

Grande precursore dell'era telematica e accanito sostenitore delle potenzialità della rete, i suoi saggi sono stati tradotti in decine di lingue e le sue teorie sono spesso andate in prestito a governi e grandi aziende. Direttore del MacLuhan Program di Toronto, professore alla Federico II di Napoli, prende parola Derrick de Kerchove. La favola di Pinocchio è il pretesto per iniziare a parlare della società del futuro e delle mutazioni che la tecnologia porta alla società del presente. E’ la metafora perfetta per svelare quale sia, secondo il sociologo, il punto di arrivo del processo di digitalizzazione della realtà; superare l'idea del "post human", superare l'idea che la meccanicizzazione dell'uomo sia totale e tale da rendere obsoleto l'uomo stesso. La tecnologia è lo strumento attraverso il quale ci si può emancipare dalla finzione e recuperare una dimensione di umanità. Per convincerci di quanto la tecnologia abbia mutato la realtà e di quanto possa essere utile a migliorarla, ci illustra come la nostra percezione dello spazio e del tempo sia radicalmente cambiata negli ultimissimi anni. L'avvento dei telefonini ha mutato il nostro rapporto con lo spazio e il tempo, portandoci ad essere "always on" con la possibiltà di interrompere la nostra presenza in qualsiasi momento, o l'extended time in cui ci proiettano le community tipo Twitter. Le persone sono mantenute costantemente in contatto in un tempo che si muove parallelamente e incessantemente oltre la realtà. Anzi definiscono altre realtà che continuamente interagiscono tra loro, al cui interno l’identità si frammenta, una realtà aumentata in cui si vive una vita aumentata. Si và oltre la frontalità della cultura di massa e si entra nelle altre realtà comunicate, c'è una migrazione della mente verso l'esterno, le immagini non vengono più generate nel cervello ma fuori da esso. La comunicazione non è più subita dalla massa, ma diviene "omeopatica", un piccolo post su facebook può finire, con un effetto a cascata, in prima pagina. Tutto è interconnesso, simultaneo e dislocato. Fermarsi a riflettere in maniera profonda, su questioni che tutti viviamo quotidianamente, genera all'interno della sala una grandissima complicità. Complicità che si fa più enunciata quando il discorso vira sulla politica. De Kerchove vede un vero e proprio conflitto in atto tra due società, quella petrolmeccanica, espressione della classe dominante, e quella elettronica. Si indigna dell'intenzione, tutta fascista, di oscurare e controllare la rete in Cina come in Italia. Al pessimismo sulla condizione attuale, oppone uno slancio positivo sul futuro del mondo. Profetizza una sconfitta della comunicazione di massa, dell'informazione imposta, a favore della libera circolazione della verità e delle opinioni, la vittoria della connettività sulla collettività. Incita la ricerca di una nuova etica che ci guidi nell'era della realtà aumentata, con il conforto che, anche se viviamo in un periodo di paure apocalittiche, l'uomo se l'è cavata in momenti ben peggiori e ci lascia con una frase d'incoraggiamento: "The brave new world will be a better and happy world... I hope... Who know?"

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