Di Corinto: Istruzioni per cucire la rete

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Di Corinto: Istruzioni per cucire la rete

Professore alla Sapienza e alla Stanford University, psicologo cognitivo, giornalista ed esperto in comunicazione online. Terzo appuntamento di TalkinIed, l’ospite è Arturo Di Corinto. Si presenta velocemente e, con un microfono gelato in mano, si aggira in un’aula piena comunicando la volontà di creare un momento di condivisione.

Punta di tanto in tanto il microfono verso qualcuno, chiede pareri e incita la discussione. Strappa un sorriso ai ragazzi in sala, quando dice che il luogo dove ha imparato di più su internet è il Forte, centro sociale romano dove ogni anno si tiene l'Hackmeeting, raduno degli hacker italiani, gli acari. Imposta la conferenza sulla chiarezza e sull’importanza del contesto in cui ci muoviamo.

Trova quindi necessario sfatare due miti radicati anche tra gli addetti al mestiere: Internet non è nato per scopi militari, ma da civili per scopi scientifici e il contributo dell’US Army si quantifica solo in dollari. Gli hacker non sono criminali informatici, ma una realtà complessa in cui si intrecciano cervelli dotati, collaborazioni spontanee, realtà antagoniste e ricerca scientifica, ma anche poteri forti, disturbo logistico tra nazioni nemiche, azioni di sabotaggio da parte delle mafie.

Una cosa è certa, senza il contributo degli hacker internet non esisterebbe. Senza i santi sviluppatori di software opensource non esisterebbero google, firefox, e altri sistemi che ci sembrano indispensabili. La maggior parte degli hacker sono etici e, se sviluppano virus, lo fanno per scopi etici. Essere hacker è condizione necessaria ma non sufficiente per essere dei criminali informatici.

Una frase fa crollare un’altra sicurezza: internet è un mezzo scarso. E’ accessibile a pochi, è censurato ai più, se noi lo diamo per scontato, è in realtà molto fragile e ha bisogno di un’immensa manutenzione. Ma soprattutto è minacciato dai poteri forti, che, con l’ariete di voler proteggere i diritti d’autore e con altre scuse pretestuose, vorrebbero controllare il nucleo del meccanismo attraverso il quale si evolve: l’apertura. Il web permette che la conoscenza circoli e si sviluppi spontaneamente mediante il libero scambio e una totale accessibilità ai contenuti.

L’apertura rompe i blocchi del copyright che limitano l’evoluzione delle idee, inceppando il meccanismo di remix culturale. Intuizioni preesistenti possono essere acquisite, modificate, migliorate senza che nessuno ne esca impoverito. L’autore trae vantaggio non solo dalla sua idea, ma anche dall’evoluzione che l’idea subisce grazie al contributo di altri, che a loro volta ne traggono benefici.

Chiaramente chi esce maggiormente arricchita da questo processo è la collettività. Inutile dire quanto sia dannoso mettere recinti in questo territorio. Ma forse ciò che Arturo cerca più di trasmettere è quanto sia sbagliato cercare per forza nel web un mezzo di guadagno, non bisogna necessariamente monetizzare ciò che ci  piace, non tutto ha un prezzo e non tutte le cose buone vanno pagate.
 

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