Eve Arnold | Girl (photo) power

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Eve Arnold | Girl (photo) power

Torino, sempre più città della fotografia. Dopo Robert Capa, Elliott Erwitt e Werner Bishof arrivano, in mostra a Palazzo Madama, le fotografie della prima donna entrata a far parte della prestigiosa agenzia Magnum. Eve Arnold, all'anagrafe, Eve Cohen, viene invitata a far parte dell'agenzia da uno dei suoi fondatori, Henri Cartier-Bresson, nel 1951.
 
Gli scatti in mostra fino al 27 aprile, ripercorrono tutta la sua carriera, dagli inizi newyorchesi, quando Eve fotografava nel tempo libero, dopo il lavoro in uno stabilimento di sviluppo e stampa, alle foto indiane al seguito di Indira Gandhi durante la sua campagna elettorale del 1978. Le fotografie di Eve colpiscono per la profondità dello sguardo, la capacità di penetrare l'intimo e di ritrarre il personale. Da quelle delle dive hollywoodiane, alle donne comuni.
 

Le prime eccellenze si trovano tra le fotografie fatte ad Harlem, durante le sfilate di moda, nel 1950. Eve ritrae Charlotte Stribling, diva del quartiere nero, primo ritratto femminile notevole della sua carriera. Statuaria e ammaliante, tinta bionda come le dive bianche, guarda in macchina sfidando la fotografa, mostrando tutta la sua bellezza, insieme all'orgoglio black. Eve era evidentemente un'intrusa nel quartiere nero per eccellenza. I suoi esordi la vedono immersa nella comunità black, tanto da permetterle di essere tra le poche a seguire e fotografare il leader Malcom X, unica eccezione maschile in una carriera di fotografie al femminile. Sicuramente queste immagini le sono valse la chiamata nel gotha della fotografia.
 

Dopo questo excursus nel cromosoma XY, Eve ha concentrato la sua carriera su quello XX. Le foto delle donne haitiane impegnate in riti voodoo (1956), sono uguali e contrarie ai ritratti fatti in Egitto (1970) o in Cina (1979), se le donne haitiane hanno il volto indistinguibile, nero come lo sfondo, quelle egiziane e cinesi invece emergono dal nero, la loro umanità emerge dall'oscurità; il viso delle haitiane invece si perde nel rito e ciò che vediamo sono dei fantasmi avvolti in abiti bianchi.

Eve ha, per una fetta importante della sua carriera, ritratto le dive di Hollywood, Joan Crawford fotografata in momenti volgari, quelli del trucco, dei trattamenti di bellezza, fatti, dice l'attrice, per mostrare il suo amore incondizionato verso il pubblico. Ciò che emerge in realtà è una diva in decadenza costretta a sottoporsi a delle torture fisiche per mascherare l'arrivo della vecchiaia, uno schiaffo al mondo dorato del cinema americano modello Sunset Boulevard. Oltre a essere stata fotografa personale di Marlene Dietrich, Eve ha avuto il privilegio di ritrarre la diva per eccellenza, Marilyn. Anche qui andiamo oltre il compito istituzionale, vediamo una Marilyn a 360°, nei suoi momenti di splendore pubblico, ma anche nella toilette dell'aeroporto di Chicago, mentre nel privato si ritocca il trucco e da sotto la gonna emerge galeotto un filo di cellulite. Stelle senza segreti, umane, fotografate da Eve, senza pudore.
 

La carrellata di ritratti femminili si conclude con una foto che ritrae un gruppo di donne indiane intente ad ascoltare un comizio della leader Indira Gandhi. Il singolo in bianco e nero diventa qui massa colorata, la coscienza personale diventa consapevolezza di gruppo, di genere. Manca un elemento per chiudere il cerchio. Lo troviamo in alcuni scatti in bianco e nero del 1959. La vita di un neonato nei suoi primi cinque minuti di vita. Non servono più i volti, basta un dito e una piccola mano a rappresentare profondamente l'essenza della maternità.
 
EVE ARNOLD. Retrospettiva
15 gennaio - 27 aprile 2014
Palazzo Madama, Torino
 
 
Writer /// Francesco Giugiaro
Graphic Designer /// Erika Montefinese
 

 
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