Felice Limosani, la comunicazione fatta ad arte

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Felice Limosani, la comunicazione fatta ad arte

Abbiamo incontrato Felice Limosani, artista prestato alle aziende, pubblicitario votato all’arte, ex dj. Se quest’ anno lo Ied si concentra sul tema del futuro, Felice lo ha interpretato a modo suo. Non ha parlato di quale sarà la comunicazione di domani, piuttosto ha spronato gli studenti in sala a concepire qui e ora un futuro possibile. Aggredendolo con la forza della passione, richiedendo ciò che spetta di diritto alle persone dotate. Lo ha fatto ponendosi come esempio di chi alla fine ce l’ha fatta, con la sua simpatia, la sua grinta, i suoi capelli “alla Ludovico Van”.

Prima di illustrare i suoi lavori più importanti divaga sulla sua professione, ci racconta come una volta, dopo due ore di intervista, una giornalista lo salutò così: ”Sig. Limosani, non ho capito cosa esattamente fa, ma complimenti, lo fa benissimo. In questo sta la grande forza di Felice, nell’inafferrabilità del suo mestiere, nel trovare vie di comunicazione straordinarie e flessibili che in maniera ingombrante si pongono nel limbo tra arte e pubblicità, sconfinando agiatamente nei due campi. Non sgomita in un esercito di artisti per entrare nelle gallerie e neanche annoia come un spot convenzionale. Striscia sublime tra spazi espositivi e cda aziendali.

Sono cambiate le regole del mercato, diminuiscono i bisogni, aumentano i sogni. L’advertising classico perde colpi in una società satura e per vendere bisogna attivare il desiderio, generare miti. Forti della lezione di Steve Job, il prodotto deve acquistare un anima, alimentata da racconti, storie, rumori e passaparola che si introducono in territori alieni alla pubblicità convenzionale. La crisi economica ha svegliato molte aziende che iniziano a capire quanto sia importante la componente emotiva ed esperienziale nella comunicazione, quanto sia importante un storia. Perché raccontare è assai più coinvolgente di descrivere ed è la chiave che porta dal contatto al contratto. Se la crisi è la malattia, lo story telling è un’ottima terapia.

Un esempio per capirci: il lavoro Final touch per Alfa Romeo. Limosani porta il linguaggio dell’arte contemporanea nello stand Alfa Romeo al salone di Ginevra. Costruisce sculture in vetro ispirate ai flussi d’aria prodotte nelle camere del vento delle industrie automobilistiche, allestisce video installazioni musicate dalla London Symphony Orchestra e composte dalla mirabile Mira Calix. Ottiene un ottimo risultato immediato al salone dell’auto, ma soprattutto genera un’eco lunghissima che porta il marchio nei grandi tempi dell’arte come il Palais de Tokyo e la Tate, luoghi decisamente inaccessibili alla pubblicità convenzionale.

Il talking si avvia alla fine e i ragazzi in sala sono inevitabilmente presi dalle avventure del bardo foggiano. Da comunicatore professionista Felice capisce di aver catturato la fiducia di tutti gli studenti e può affondare morbido e convincente con consigli e pedagogia stimolante, forse il compito principale che si era autoimposto stasera.

Ok, c’è la crisi e il mercato è saturo. Ma chi se ne frega! Dovete andare avanti con gli occhi chiusi, certi che l’amore che vi lega ai vostri progetti e alle vostre idee vi porterà lontano. Ad una certa le competenze e il know how ci rendono tutti uguali, quello che ci distingue e ci rende unici sono la passione e la tenacia. La capacità di convincere gli altri della validità delle nostre idee nasce dal grado di convinzione che noi riponiamo in esse. Se un ex dj ce l’ha fatta tutti ce la possiamo fare! E poi… che caxxo ci venite a fare allo Ied se non ci credete!”

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