FilmMaker Festival | Giovani cineasti emergenti

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FilmMaker Festival | Giovani cineasti emergenti

Dal 30 novembre al 7 dicembre è andata in scena a Milano la trentesima edizione del Filmmaker Festival. Come spiega Luca Mosso il festival non vuole essere soltanto una vetrina ma si propone come festival laboratorio occupandosi della progettazione dei film, del loro sviluppo e persino del loro finanziamento. Questo approccio nasce in parte dalla volontà dello scomparso creatore del festival, Silvano Cavatorta, che si era sempre speso a favore dei giovani cineasti emergenti. Il festival si articola in nove sezioni, vi è il Concorso Internazionale da sempre dedicato al documentario. Quest’anno in particolare accoglie lavori che riflettono sul tema del lavoro e della società, e poi Cinema Corsaro che propone le opere di quattro giovani cineasti italiani sul tema dell’adattamento e dell’originalità legati dal fil rouge dei racconti di Emilio Salgari; Fuori formato sezione dedicata ai film d’artista in cui il mezzo cinematografico spinge al massimo le sue possibilità espressive. La retrospettiva, immancabile in ogni festival che si rispetti, è dedicata quest’anno ad Allan King figura di punta del cinema canadese che fonde documentario e narrativa con risultati sorprendenti e purtroppo sconosciuti ai più. Un  programma ricco e variegato impreziosito da diverse serate –eventi come gli omaggi a Giuseppe Bertolucci o la serata dedicata al progetto Passion. Quest’ultimo progetto realizza il sogno di Silvano Cavatorta di sostenere la produzione dei giovani registi e in particolare delle giovani registe. La sezione infatti ospita i cortometraggi di tre ragazze giovanissime, tutte under35, che hanno vinto il bando proposto dal Filmmaker Festival e hanno potuto così realizzare i propri film. I lavori di Marta Roberti, Giada Totaro e di Micol Roubini mettono in scena la passione come motore del desiderio e di vita. Un omaggio insomma al mondo femminile. Non manca infine anche una sezione dedicata a Milano, con l’ambizioso progetto di restituire un ritratto inusuale della metropoli meneghina. Abbiamo intervistato brevemente Titta Cosetta Raccagni, giovanissima regista autrice di “Martesana, le stagioni in città. Inverno”. L’opera di Titta si sviluppa attraverso quattro parti, una quadrologia come la definisce lei, in cui la Martesana racconta se stessa e i suoi abitanti durante le quattro stagioni. Un film per ogni stagione, con le sue diverse suggestioni ed immagini.
 
Una domanda molto semplice, perchè fra tutti i luoghi di Milano hai scelto proprio la Martesana come soggetto della tua opera?
Banalmente perchè sono cresciuta in quel quartiere, la Martesana era il posto in cui andavo da ragazzina per fare due passi, per respirare un po’ di verde. E poi mi fa piacere mostrare anche come sia cambiata negli ultimi anni, fino a poco tempo fa era un posto degradato ora invece sta tornando ad essere quello che era un tempo ovvero un luogo d’incontro, di scambio.

Quali stagioni hai filmato fino ad ora?
Ho ripreso la primavera, molto giocosa leggera dedicata alla persone che rendono viva la Martesana. Poi per l’appunto l’inverno, realizzato in due anni e infine ho appena finito di girare l’autunno.

Nel tuo film si notano gli echi di un tempo passato, sto pensando alle immagini di repertorio sovrapposte con il tuo filmato; come mai questa scelta?
L’inverno per me è il tempo della memoria. Con questo non intendo fare un discorso “pesante” ma semplicemente parto dall’idea che spesso camminando lungo il canale della Martesana ripenso a come doveva essere un tempo quel luogo. Quindi ho voluto mescolare i due piani temporali, l’oggi e il passato, per offrire una suggestione, uno spunto  onirico.

In effetti la tua rappresentazione dell’inverno è molto poetica, intima fatta di immagini pulite piene di natura, il tutto accompagnato dalla musica di Debussy, come mai questa scelta?
L’inverno è un po’ così, un po’ triste e intimo. E’ il tempo del ricordo; vedrai che la primavera è molto più allegra!

Ringraziamo Titta per l’intervista e le facciamo i nostri auguri perchè possa trovare un finanziatore per concludere la sua quadrilogia.
 
 
Writer /// Silvia Colombo
Illustration /// Oregon Pizza
Photographer /// Giada Archidi
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