Graffiti ZERO | Writing capitolino

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Graffiti ZERO | Writing capitolino

 
Graffiti Zero è una mostra che ha ospitato i principali esponenti del writing  Capitolino nei locali di Garage Zero. Comincio a capirne il nome percorrendo in penombra la lunga discesa che fa da ingresso e, mentre un tipo fa un bombing rapido, sbuco in uno stanzone sotterraneo. C’è molta gente e tanti artisti, i muri sono ricoperti di fotografie, skateboard, spray, markers e fanzine. Tutto racconta episodi, emozioni ed evoluzione di stili. I dj passano il giusto hip hop. Mi spiegano che quel luogo in passato è stato un deposito per la refurtiva della mala, poi un rifugio di clandestini e infine una discarica. Ora è stato restituito all’arte, quella underground, come è nel suo DNA.  In compagnia di una birra ghiacciata mi addentro in ogni foto e rivivo un viaggio lungo 20 anni, zeppi di storie alla Zoro nel cult Wild Style e con l’americano Keith Haring a fare scuola. Riteneva che i muri sono fatti per essere disegnati, indignando la New York griffata.  E’ la sfida delle nuove  generazioni ai finti valori della società dei consumi e dell’ordine metropolitano. I ragazzi delle periferie si stanno riprendendo le strade con i tags, i block party e la musica in 4/4. E’ la genesi dell’Hip Hop. All’inizio dei ’90 la Capitale si sta colorando coi capolavori delle prime crew di artisti urbani. Riscopro Roma nei pezzi sulle metro, nelle murate ai centri sociali e nella storica Nomentana Hall Of Fame, “zona sicura” ormai diventata street-gallery a cielo aperto. Mi ritrovo ninja incappucciato e armato di spray, tra sentieri e reti da scavalcare, mentre col cuore che mi esplode scappo svelto dallo sceriffo che mi bracca. Rivivo le guerre tra tag e le battles. In fondo è una questione di mentalità, di credere in una disciplina che vive di notte e si nutre di vernice e adrenalina. Quando torno alla realtà stanno per dare “Hand Job”, documentario dal titolo ambiguo con interviste esclusive ai kingz della scena. Mentre vado via ripenso a un pezzo del maestro Bol23: NON VOGLIO NAVIGARE IN UN MONDO TUTTO UGUALE, e capisco che il TAG migliore resta quello con una storia. E soprattutto che l’arte è negli occhi di chi la sa guardare.
 
 
 
Writer /// Davide Azzarello
Photographer /// Stefano Bruni aka COOL79
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