LPM | Live Performers Meeting 2013

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LPM | Live Performers Meeting 2013

LPM è il più grande meeting internazionale di live video performers, visual artist e vj organizzato in Italia. 4 giorni, oltre 400 artisti da 39 paesi, 3 visual arena, 2 classroom per i workshops, 1 cinema, area garden e una decina di dj provenienti dai più grandi festival di musica elettronica da Roma, Bologna e Milano. Quando ho saputo che si sarebbe tenuto tra le mura accademiche de La Sapienza non ci potevo credere. Finalmente la mia università avrebbe ospitato avanguardie culturali e tecnologiche di valore mondiale, dopo essere stata martoriata da infiniti tagli ai budget, dalle dancehall a Lettere e da pagine Spotted su FB che ci hanno dato la triste conferma dell'esistenza di migliaia tra stalker, aspiranti stalker ed aspiranti vittime di stalking. Insomma era troppo bello per essere vero. Infatti non era vero. Incassata la notizia del cambio-location me ne sono fatto una ragione e ho deciso di andare a godermi lo spettacolo al CS Brancaleone, che in pochi giorni ha fatto il miracolo di allestire tutto alla perfezione.
 
DAY 1
Quando tento di prendere il tram scopro che non ci sono mezzi pubblici. Ovvio, è venerdì e c'è sciopero dell'Atac, è tutto sotto controllo. Incasso la seconda delusione ma non mi do per vinto e prendo un taxi. Giunto in via Levanna non mi faccio intimorire nemmeno dal buttafuori che cerca di scoraggiarmi ghignando: "te avverto, vedi che stasera nun ce sta la discoteca ce sta n'artra cosa, l'elleppiquarcosa". Ferito nell'orgoglio mi limito a guardarlo con lo stesso sguardo disgustato con cui guarderesti Luca Giurato che dà consigli di grammatica.
Finalmente entro e mi basta poco per dimenticare le vicissitudini precedenti. C’è gente arrivata da tutto il mondo appositamente per l'evento, si fa fatica ad incontrare un italiano. Prendo il corridoio e mi ritrovo immerso in decine di lingue diverse, che si mischiano e si colorano di sorrisi nuovi e lontani. Sono artisti, docenti, musicisti, l’aria è intrisa di energia liberata dalle amicizie che si intrecciano. E’ già abbastanza tardi, è uno di quei momenti in cui si scaricano le tensioni della giornata passata tra software, consolle, proiettori e ci si ritrova a conoscersi davanti a una birra ghiacciata.
 
Mi fermo a parlare con Malte Steiner, un tedesco dallo sguardo sveglio che si definisce Media Artist, Electronic Musician and Software Developer. Si occupa di Open Source e tiene un workshop su Pure Data, e dopo aver notato le mie contorsioni facciali mentre cerca di spiegarmi in cosa diavolo consiste tutto questo decide di invitarmi a seguirlo il giorno dopo.  Lo saluto e mi ritrovo nella sala cinema. I presenti sprofondano nelle poltroncine assuefatti da un'elettronica-ambient palleggiata e da sequenze di animali che si muovono lentamente, come questa:
 
Istintivamente mi viene in mente solo una domanda: “Ma perché?”. Poi scopro che l'effetto è meraviglioso, resto con la bocca mezza aperta a perdermi nei suoni e senza che me ne accorga sono quasi in trance. Cerco di scoprire chi è l’artista ma dopo un paio di tentativi a vuoto decido di schiarirmi le idee con una birra nella chillout-room. C'è una mostra fotografica a cura dell'Istituto Quasar e tanti radical-chic che bevono roba verde in bicchieri dalle forme eleganti conversando di Kierkegaard e Storia Contemporanea, o perlomeno mi piace pensarla così, ma non ci spero.
Quando inizia il festone nella Visual Arena principale sono abbastanza ubriaco per apprezzare la techno galoppante e distorta dei dj di Provocazioni meets Electrode Festival e per innamorarmi di Marieke, olandese dal viso d'angelo che balla da sola. I proiettori sono ovunque, mi perdo tra i fasci di luce che mi avvolgono e con i pensieri in dissolvenza decido che il giorno dopo ci sarei tornato.
 
DAY 2
Sabato sul tardo pomeriggio sono già dentro. Ho un po’ di tempo prima di incontrare Nicodemo e Giulia, editor-in-chief e fotografa di Creazina.it, e senza indugio torno nel cinema a spararmi il 3D psichedelico degli Anormals, quartetto di visual artists, music producers e un chitarrista elettrico.
 
Giulia arriva in tempo per documentare l’esibizione dei Nihilist. Il front-man reputa opportuno esibirsi senza maglietta e con dei discutibili leggins che evidenziano le forme. Impiega i primi tre minuti a dimenarsi la mano nel pacco mentre nei video sullo sfondo vomita un liquido simil-sangue. La parte più interessante arriva quando uno pseudo-soldato futuristico lo scaraventa a terra e lo prende a calci nelle costole. L’esibizione è forte ma molto apprezzata dai presenti.
 
Nell’ambito del Moda Visual è previsto un mapping su un vestito da sposa creato da due ex-studentesse dello IED Roma, sui beats di Moderat ed Ellen Allien. Le proiezioni sono ad opera dei rispettivi fidanzati. Il concetto noi-e-i-vj-siamo-fidanzati è ribadito insistentemente per tutta la performance con l’ausilio di una slide di presentazione. I ragazzi avranno pensato che in un meeting internazionale zeppo di birra e tedeschi biondi e libertini probabilmente è bene mettere in chiaro le cose.
 
Quando calano le tenebre iniziano le performance nell’area Garden. Usciamo per rilassarci visto che  l’esibizione dei Nihilist ci ha scosso non poco e ci facciamo cullare dalle immagini oniriche del Taleo Visual Set e i suoi ritmi downtempo. Almeno finchè un serbo alticcio decide di raccontarci che la sua performance è stata tagliata dall’organizzazione, dopo il cambio-location, per mancanza di spazio in line-up ma che ormai aveva già fatto il biglietto aereo. Al termine della chiacchierata ci spiazza con un diretto “you are cute”. Subito immagino che ce l’abbia con Giulia ma non capisco perché guarda me. E in un lampo comprendo le preoccupazioni dei ragazzi del Moda Visual.
 
Quando torniamo dentro abbiamo la fortuna di assistere allo show di Eric Medine, un geniaccio poliedrico di Los Angeles che inizia ad accelerare i bpm mischiandoli a proiezioni acide dal sapore old-school , mentre siamo letteralmente investiti dalle vibrazioni emanate da un chitarrista elettrico.
Quindi è il momento di Elke Juladi, una sorridente vj di Stoccarda che proietta live la sua immagine servendosi di una telecamera. Durante l’esibizione indossa maschere e guanti fluorescenti. Inoltre ha la caratteristica di avere sempre in testa tre penne da indiana, che la rendono adorabile. Vorrei scambiare una battuta con lei e la saluto con entusiasmo, ma mi liquida velocemente passandomi il suo biglietto da visita. Ci rimango un po’ male ma guardandomi in giro capisco che tra artisti funziona così.
 

Decidiamo che abbiamo visto abbastanza e ci avviamo verso l’uscita, anche perché il locale si sta stranamente riempiendo di 16enni vogliosi di alcool e avventure nei bagni. Istintivamente controllo il flyer con la line-up, eppure non c’è traccia dei Club Dogo.
Mentre scrivo il reportage ricordo una frase che una volta ho letto in un blog: my strenght is in the people I know. Ripenso a tutte le persone che ho incontrato in questi giorni e rifletto su quanto sia dannatamente importante inseguire le proprie passioni. Perchè “dopo ogni passo che percorriamo, ci rendiamo conto di quanto era pericoloso rimanere fermi.”
 
Writer /// Davide Azzarello
Photo / Video /// Giulia Venanzi
Montaggio Video /// Giulia Canella
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