Migayrou e il codice binario di un palazzo

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Migayrou e il codice binario di un palazzo

Prende parola Frederic Migayrou, curatore di Architettura e Design del Centre Pompidou di Parigi, filosofo convertito all'architettura, critico d'arte, organizzatore di mostre e mecenate visionario. La pioggia e il freddo riempiono l'aula mezz'ora prima dell'inizio, sembrerebbero esserci molti esterni e l'età media è sensibilmente più alta di quella della scuola. Tradotto dal direttore Iacovoni (in grado di comprendere e tradurre i termini tecnici), inizia a parlare del futuro dell'architettura prendendo spunto da una esposizione curata a Parigi nel 2003, dal nome "Architetture non standard". Evento che raccoglieva installazioni e progetti ai confini della ricerca sullo spazio e la forma. Le slide che scorrono mostrano disegni che vanno oltre la normale concezione che si ha dell'architettura. Il filosofo illustra lavori di un avvenerismo quasi fantascientifico, ispirati ad algebre complesse e geometrie iperboliche, che inglobano in sé un linguaggio diverso e una diversa procedura di elaborazione e produzione. Una nuova architettura, una architettura computazionale, digitale. Questi rinnovati architetti si affidano a simulatori scientifici come "Mathematica", in uso nei laboratori di fisica teorica, con modelli che vanno oltre la consueta geometria euclidea. Nasce il paradosso per cui il progettatore progetta mediante strumenti di cui non può conoscerne, e tanto meno dominarne, il funzionamento. Una matematizzazione dell'architettura che si oppone alla attuale concezione postmoderna. Spazi non più suddivisi a griglia, ma organizzati secondo le curve di livello di Weierstrass, forme generate mediante l'evoluzione di un punto cinematico sotto una perturbazione aleatoria o, ancor più stupefacente, una casa che, come un embrione, muta la sua forma seguendo uno specifico algoritmo, si autogenera ridefinendo il concetto stesso di costruzione. L'architettura genera sé stessa, con forme non più umane ma architettoniche. Queste sono le basi su cui si lavora negli studi di oggi, è qui che sta il nuovo design, nella ideazione di oggetti totalmente e infinitesimamente controllati dai simulatori, una morfogenesi che nasce dal conflitto tra il discreto del linguaggio binario e il continuo dello spazio reale. Si supera il senso stesso di estetica e gusto, si ridefinisce il rapporto tra l'uomo architetetto e la sua arte. Dopo due intensissime ore si passa alle domande. Ne citiamo una di grande interesse: viene chiesto se non c'è il rischio che questa architettura sia troppo autoreferenziale, manchi di quel ruolo sociale e civile che invece deve assolutamente avere. La risposta è veloce, Migayrou ci tiene subito a sottolineare quanto essa non debba essere intesa come utopica, bensì come anticipatrice di forme attualmente irrealizzabili. La parametrizzazione cerca di ottimizzare la complessità dello spazio in funzione di una sempre maggiore complessità della società stessa. Un pò stordita, ma troppo affascinata, la platea si lascia andare ad un lungo applauso.

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