Racconti di uno stilista errante

on
0

Racconti di uno stilista errante

Le presentazioni sono d'obbligo, anche se in questo caso forse inutili. Solo chi è estraneo a questo mondo non conosce Romeo Gigli, viaggiatore romagnolo, stilista atipico, guru della moda.

Neanche il tempo di metabolizzare l'incontro con Giacomo Costa, che l'aula conferenze si riempie di nuovo. Due poltroncine da salotto lasciano intuire che l'incontro sarà molto informale. Entra Romeo. Pantaloni stretti a righine, maglione nero su camicia bianca, si presenta con voce bassa e suadente, ha il classico savoir faire del mondo che rappresenta. La conferenza si sviluppa su due livelli, da un lato il lungo discorso che racconta la sua idea di futuro e il suo modo di concepire la moda, da un altro un video in sottofondo ripercorre la sua vita professionale. Le immagini che scorrono danno forma alle sue parole, rendono espressione tangibile le idee che cerca di trasmettere. Teoria e pratica. Emozioni svelate ed esercizi svolti.

Il processo che porta alle sue collezioni si basa sul concetto di racconto, i suoi vestiti sottendono una vera e propria storia, che parla di culture lontane e le fonde a costumi vicini. Il viaggio è strumento fondamentale per l'ispirazione, cerca di far capire agli studenti come la realtà sia l'unico mezzo per accendere la creatività, li invita a non chiudersi nel mondo limitato delle riviste, ma di fare man bassa di stimoli, perdendosi in un suk a Marrakesh  piuttosto che su un tram a Milano. La ricerca deve essere totale e concreta. “Spegnete il Mac, entrate in contatto con i desideri della gente. Sporcatevi le mani con colori e tessuti, toccate la materia e date forma al vostro racconto. Questa è l'unica maniera per creare qualcosa di nuovo e che duri nel tempo”. Insito nella sua idea di futuro è il concetto di atemporalità, la contemporaneità è troppo passeggera per essere spunto. Lo spunto deve essere il vissuto, fuori dallo spazio e dal tempo, ovvero ovunque e in ogni momento. Per questo le sue creazioni restano sempre attuali, perché mai vincolate alle tendenze.

Arrivati alle 19 e 30 c'è spazio per qualche domanda. Dalle prime file qualcuno rompe il ghiaccio e da lì le domande incalzano veloci, fino all'ultima, forse la più sostanziosa: "La creatività sta morendo piegata al marketing. Collasserà questa logica?". La risposta è preoccupata, ma con un forte slancio positivo: "Non so quando, ma ci sarà un nuovo rinascimento che ci solleverà da questo stato di impero in decadenza, sarà il marketing stesso a risvegliarci. Le aziende vedono i propri fatturati crollare, la moda non vende più perché la gente ha tutto e non c'è niente di nuovo. Saranno costrette a dare spazio ad una creatività fresca, libera e innovatrice, che sarà la spinta per una rinascita non solo mentale ma anche economica".
Ci salutiamo con un lungo applauso pieno di rispetto.
 

Il tuo voto: Nessuno Media: 4 (1 vote)
Tag :