Yayoi Kusama | Tate Modern

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Yayoi Kusama | Tate Modern

Yayoi Kusama è una tosta. E' una di quelle serie, che lavorano senza sosta per tutta la vita pur di arrivare dove vogliono. Artista giapponese, classe 1929, è ancora nel pieno della sua attività creativa, e dalla freschezza dei suoi lavori non si direbbe proprio che a crearli è un'ultraottantenne. Kusama inizia a sviluppare la sua passione per l'arte fin da bambina, senza interrompersi nemmeno negli anni del conflitto mondiale (anni durante i quali, pur di continuare a dipingere, sostituisce le tele con sacchi di iuta e i colori ad olio con vernici fatte in casa), per poi trasferirsi, nel 1957, negli Stati Uniti. “Per un'arte come la mia, - scrive nella sua autobiografia, - un'arte che combatte ai confini della vita e della morte, domandandosi chi siamo e cosa significa vivere e morire, il Giappone era troppo piccolo, troppo servile, troppo feudalistico e troppo sprezzante delle donne. La mia arte necessitava di una libertà senza limiti, e di un mondo più grande.”
Negli States gradualmente si afferma, insieme ad Andy Warhol, Claes Oldenburg, George Segal, Donald Judd e altri, nell'avanguardia newyorkese, contribuendo alla nascita della pop art. I temi principali delle sue opere più mature ruotano intorno alle sue molteplici ossessioni: così, in Sex Obsession Series, degli oggetti di vita quotidiana vengono letteralmente ricoperti da centinaia di peni di stoffa imbottiti, e in Food Obsession Series la stessa cosa avviene con dei maccheroni. Ma il tratto più caratteristico di Kusama è sicuramente il “polka dot”, ovvero il pallino, il pois. In una complicata quanto perversa ricerca dell'infinito, e con un'ammirevole perseveranza passa anni e anni della sua vita a riempire di pois praticamente qualsiasi cosa: da quadri a mobili, passando per esseri umani, animali e (si, lo so che sembra assurdo) addirittura l'acqua. Nel 1977, conscia del proprio stato mentale, si autoconsegna in una casa di cura psichiatrica – cosa che, però, non le ha impedito di continuare la propria produzione artistica. Tant'è che non smette di sfornare sempre nuove e incredibili installazioni, dentro le quali, c'è da dirlo, vien voglia di perdersi.
 
Yayoi Kusama, in mostra al Tate Modern di Londra, 9 febbraio – 5 giugno 2012.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Writer ///  Yelena Mitrjushkina 
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