Creazina Characters | Interview | Francesco Morace

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Creazina Characters | Interview | Francesco Morace

Un uomo lungimirante che delle sue capacità ne ha fatto un mestiere. Francesco Morace, sociologo, scrittore, giornalista, cool hunter, è l'espressione sintetica della complessità dell'uomo moderno, che prende ispirazione dal passato e dall'attualità per guardare al futuro e costruirlo nel modo più sensato.

Nelle due chiacchiere che ci siamo fatti la settimana scorsa, ci ha illustrato come il mondo stia cambiando e quanto l'arte di nascita Italian Way sia al tempo stesso un vantaggio ed uno svantaggio per il popolo del Bel Paese.

 

Lei si ritiene un sociologo, uno scrittore o un giornalista?

Sono sicuramente un sociologo e il vantaggio di questa disciplina é che permette di avere una maggiore sensibilità per scrivere ed essere più attento agli aspetti di cronaca e alla dimensione giornalistica, però, sono senz'altro un sociologo.

 

È quindi la ricerca che le permette di intrecciare le tre capacità d'espressione?

Certo. La ricerca, la curiosità e l'attenzione al cambiamento nel momento in cui si manifesta. Uno dei problemi della sociologia classica è quello di essere troppo teorica ed essere legata magari a scenari particolarmente profondi ma un po' sganciati dalla realtà. Diciamo che le tre cose si aiutano a vicenda: l'essere attenti agli aspetti del quotidiano, quindi più giornalista, aiuta anche ad essere un bravo sociologo.

 

Che tipologia di affinità c'è tra psicologia e sociologia?

Io considero la sociologia una sorta di piattaforma abilitante. Trovo che il confine tra antropologia,  sociologia e psicologia sia molto labile, perché i padri fondatori della sociologia  Durkheim, Weber e Marx avevano in realtà la capacità di approfondimento sia antropologico che psicologico.

 

Qual'è il suo modo di essere consulente strategico?

Il mio modo di essere consulente strategico parte dalla mia vocazione per la lettura degli scenari socio-culturali. Io e l'istituto di ricerca che dirigo, partiamo da una concetto: se non conosciamo il contesto all'interno de quale andiamo

ad applicare le nostre strategie, rischiamo anche di avere strategie meravigliose ma di poco successo, di poco respiro. Lavoriamo sempre sulla ricerca di base, ovvero raccogliamo informazioni che ci arrivano da questi 40 corrispondenti paesi nel mondo. Adesso abbiamo anche una sede in Brasile a San Paolo perché lì in questo momento  si stanno muovendo le cose più interessanti del mondo.

 

 

Quali sono le dinamiche di ricezione da quella zona? Cosa sta accadendo?

Sta cambiando tutto, la caratteristiche dell'America latina e in particolare del Brasile è che in pochissimo tempo assistiamo ad un affrancamento delle persone di ceto povero che diventano di ceto medio. Parliamo di 30/40 milioni di persone nel giro di pochissimi anni. Quindi assistiamo ad un cambiamento accelerato che tra l'altro salta la fase industriale classica ,che noi abbiamo conosciuto e da cui stiamo uscendo abbastanza faticosamente, ed entra invece direttamente, col vantaggio del ritardo, nella fase orientata dei nuovi paradigmi.

 

 

Cos'è il Made in Italy di Sostanza?

La cosa interessante che  fa il parallelo con il brasile è che se il brasile  si trova in questa situazione di vantaggio spontaneo. Un vantaggio naturale.

Vivono una situazione di vantaggio con una popolazione molto giovane che comincia ad essere anche molto informatizzata, tra l'altro  con una visione illuminata dei politici perché il governo ha capito di dover investire nella connessione gratuita per le grandi città brasiliane. A San Paolo, ovunque, c'è il wifi gratuito.

Questo aiuta sia ad imparare l'inglese, sia ad aprire gli occhi ai ragazzi magari anche delle Favelas che a 15 anni si affrancano da quella condizione perché cominciano a capire come è fatto il mondo.

L'italia si trova in una posizione diversa ma di vantaggio -implicito- che è l'Italian Way.

L'Italian Way è un modo italiano di fare le cose che ci arriva dal rinascimento, dalla  bottega rinascimentale, dalla capacità che abbiamo di giudicare il gusto, il bello, lo stile, in modo molto spontaneo, diciamo epidermico, senza doverlo studiare, perché viviamo in città meravigliose.

 

 

Ma questo può essere un alibi?

Sì, ma se noi ripartiamo dalla consapevolezza di essere molto fortunati di nascere nel paese più bello del mondo, anche solo per il nostro patrimonio artistico culturale. L'Italia ha più della metà di monumenti di tutto il resto del mondo.

E dobbiamo capire che è da lì che dobbiamo ripartire.

Il livello Italiano è molto basso dal punto di vista scolastico, ma per fortuna molto alto per il fatto che la nostra esperienza quotidiana, il modo in cui mangiamo, il modo in cui ci vestiamo, arrediamo le nostre case, abitiamo le nostre città, ci porta spontaneamente ancora oggi ad avere un vantaggio competitivo straordinario proprio perché viviamo l'Italian way of life che è quello che tutti ci invidiano nel mondo e noi spesso non capiamo.

Questa è la strada possibile da battere però bisogna rafforzarla con la consapevolezza. Abbiamo due, tre, quattro, cinque anni per far capire ai ragazzi di star vivendo in questo laboratorio di bellezza estetica e di consumo di bellezza spontanea.

L'altra cosa importante è non pensare che questa cosa possiamo farla noi da soli nei nostri paeselli; cioè è chiaro che devi attivare link, devi misurarti col mondo, devi andare a conoscere le altre realtà e quasi sempre quando sei in altri paesi capisci meglio la forza dell'Italia; se continui a vivere a Roma o nel paesino dove sei nato questa cosa non la capirai mai.

 
 
Interview /// Federica Caglioti
Illustrator /// Fabrizio Des Dorides
 
 
 
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bravo fabrizio

bravo fabrizio