Elena Salmistraro | Interview

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Elena Salmistraro | Interview

Elena Salmistraro è una designer con le mani in pasta, una che non si limita a immaginare prodotti, ma gli da vita, li tocca, li impasta, li crea e li interpreta.
Milanese formatasi nelle aule del Politecnico, prima in fashion poi in product, realizza prodotti provocatori, contaminati dal suo ampio background. Lavora con la cartapesta, la ceramica e la pittura in un mix che innesca un connubio creativo legato alle lavorazioni del passato.
 
Ciao Elena, parlaci un po' delle tue ispirazioni. Cos'è che ti accende la lampadina quando vuoi creare qualcosa?
Spesso prendo spunto dall’ambiente naturale che mi circonda, guardo molte riviste e giro per la città a caccia di qualche forma che mi dia la giusta ispirazione.
 
Sei una designer (nel senso più ampio del termine) che crea oggetti scultorei dal sapore molto artigianale e, considerata la tua formazione, mi fanno pensare che il processo di progettazione sia molto "a mano". Ma ti lasci aiutare dalla tecnologia? Come sfrutti il computer nel processo creativo?
Anche se non sembra uso tantissimo il computer, pur preferendo di gran lunga disegnare a mano, che è una delle cose che mi riesce meglio, passo anche 14 ore di seguito davanti al pc. Ridisegno i miei oggetti con autocad, illustrator, faccio prove di colore con Photoshop, perché, finchè non li vedo realizzati, non mi convincono mai definitivamente. I prototipi li realizzo quasi sempre io a mano.
 
Noto che la sezione "Fashion design" del tuo sito è piena di prodotti tridimensionali, è tutto connotato da una forte componente scultorea. Cos'è la moda per te? 
Ho studiato fashion design al Politecnico di Milano, ma poi ho preferito specializzarmi in design del prodotto,  perché mi interessava acquisire maggiori conoscenze sui materiali, sulle tecniche di progettazione e trasformazione dei prodotti;  l’impronta “fashion” si percepisce  comunque sempre nella realizzazione dei miei lavori. Per me la moda è una ricerca di forme, è un modo di esprimersi, non la assocerei solo ad un abito o ad un gusto passeggero, anche gli oggetti sono soggetti alla moda e io ne seguo una mia.
 
I designer creano i loro prodotti per un' utenza, persone che necessitano di qualcosa o che semplicemente si emozionano nel possedere un bene. Cosa ci serve oggi secondo te?
Oggi tutto è già stato inventato,  per me il design è un sogno, deve trasmettere delle emozioni, pur  mantenendo la funzionalità degli oggetti. La capacità di un designer sta anche nel reinterpretare icone classiche donando un valore aggiunto.
 
Qual'è il tuo manifesto? Ciò che ti ha dato più soddisfazione fare...
Sicuramente il vaso origami in jacroki. Il  tessuto jacroki, composto da cellulosa per l’80%, assolutamente ecologico, mi ha aperto nuovi orizzonti. Anche se da sempre  ho  amato carta e origami, difatti  ho realizzato un tirocinio-collaborazione nel 2007 presso l’atelier di un artista che lavora con la carta e cartapesta. Realizzare il mio “Cover-vase Origami” in tessuto lavabile e stirabile mi ha regalato emozioni e molta soddisfazione ed è diventato in un certo senso la mia cifra. Sono molto interessanti i tuoi Eco_mostri, pupazzi ottenuti dagli scarti industriali. Come vivi l'ecosostenibilità? Bisogna sensibilizzare più l'utente o l'industria? Appena posso scelgo sempre materiali di recupero, senza mai essere fanatica però, ci tengo a sottolinearlo.
Per i miei eco-mostri ho utilizzato scarti industriali di pannolenci. Nonostante la poetica del riuso faccia tendenza, bisognerebbe sensibilizzare maggiormente l’utente ad un consumo attento e ecologico. Spesso si pensa  che se il prodotto è  realizzato con scarti sia di serie B e quindi abbia  un minor valore.
 
Noto una grande cura nella comunicazione di quello che fai: belle foto, video, descrizioni esplicative... tutto incentrato sul prodotto. Ci sono una serie di designer (Starck e Novembre in primis) che curano molto anche l'immagine di loro stessi, secondo te serve? E' giusto?
Credo che ognuno possa fare come meglio crede, c’è chi concentra l’attenzione esclusivamente sui propri prodotti e chi su prodotti+immagine.
Rendersi un personaggio credibile penso che sia una buona cosa e che aiuti il designer ad essere “seguito”anche dalle persone che non fanno parte dell’ambiente.
 
Cosa pensi dell'Italia come centro creativo? C'è dibattito?
Sì, assolutamente. Anche se il periodo storico in cui viviamo è duro, penso che l’Italia abbia molto da dare e che sia almeno per quanto riguarda il design uno dei paesi più evoluti in assoluto.
 
Anche se sei molto giovane, te la sentiresti di dare un consiglio ai designer ancora più giovani?
Il consiglio che posso dare è sicuramente quello di insistere, fare il designer non è facile e per fare breccia nel cuore di un’ azienda e mettere un progetto in produzione ci vuole molto tempo e perseveranza,  se si pensa di fare subito tanti soldi forse non è il mestiere ideale, per lo meno non all’inizio.Bisognerebbe lavorare con passione senza accanirsi sul risultato economico finale.
Io ad esempio creo perché mi piace e perché mi fa star bene, non penso al guadagno immediato, in certi periodi faccio più lavori assieme per poter avere delle entrate sicure e andare “avanti”, lavori sempre inerenti al mio settore naturalmente.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Writer /// Mario Alessiani
Graphic Designer /// Michela Voglino
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