Gli AUCAN a Roma! | Interview

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Gli AUCAN a Roma! | Interview

 
Intervista e storia del progetto elettronico tra i più promettenti del panorama italiano: AUCAN.
 
 
 
Parlare degli AUCAN non è semplice. Descrivere il loro percorso musicale è molto difficile, ma estremamente gratificante per chi ama la musica elettronica prodotta in Italia e si inorgoglisce nel vederla apprezzata e diffusa in tutto il globo.
Nascono nel 2007 a Brescia, da un’idea di Jo Ferliga, Dario Dassenno e Francesco D’Abbraccio, che tra sintetizzatori, sperimentazioni con laptop, campionatori, chitarre e batteria, fondono le proprie esperienze strumentali e di produzione per poi dar vita al progetto “Aucan” con il primo demo dal titolo “Source:code”.  Di lì a poco, all’inizio del 2010 dopo il primo album ominomo e il primo tour in Europa del 2009, con la pubblicazione dell’EP “DNA” (African Tape), gli Aucan danno una svolta decisiva non solo alla propria attitudine stilistica, ma anche e soprattutto alla scena dell’elettronica strumentale ibrida italiana ed internazionale. Grazie anche alla collaborazione con nomi come Jacopo Battaglia (ex batterista degli ZU e di Bloody Beetroots) e Giulio Ragno Favero (Teatro Degli Orrori) danno origine ad una fusione perfetta di generi definita da molti come “noisetronic/noisetep”.
Con la pubblicazione del loro secondo album “Black Rainbow” (2011) e la pubblicazione dello stesso album in versione remix, saldano con il progetto live una forte connotazione elettronica.
Questa continua evoluzione e sperimentazione li rendono molto interessanti anche al di là dei confini di genere, tanto che i Placebo li invitano personalmente ad aprire le loro due date italiane del 2013 a Roma e Verona, quando già avevano avuto l’onore di aprire il live dei Chemical Brothers.
Nel 2013, con il progetto “Visualize”, parte della band originale degli Aucan è impegnata in un live set audio-visual di grande impatto. Nello stesso periodo pubblicano un nuovo singolo e un nuovo video ufficiale “RIOT” che precede e “prepara” alla nuova pubblicazione del 6 maggio di quest’anno!
 
 
In occasione dell’uscita del nuovo “EP I” per la prestigiosa etichetta americana Ultra Music e della loro prossima data romana del 16 maggio presso la Locanda Atlantide nel quartiere San Lorenzo della capitale, Francesco e Jo ci raccontano i dettagli della loro evoluzione musicale che si sta concretizzando in questi mesi, spinta come sempre da una continua sperimentazione.
 
  • Nuovo tour, nuovo video e singolo ufficiale, nuovo EP e nuova etichetta: cosa possiamo aspettarci ancora? Un album in arrivo?
    Jo: A breve usciranno per Ultra il video di "rise of the serpent" e "EP I - remixes".
    Fra: stiamo lavorando anche a EP II che speriamo di riuscire a pubblicare in inverno.
  • Il pubblico che vi segue dagli esordi è sempre affascinato dalle vostre esibizioni su palco. Quanto è importante l’impatto visivo rispetto a quello acustico durante le vostre performance?
    Fra: Il tentativo dei nostri set è quello di portare il pubblico in una dimensione "altra" e in questo i visual  giocano un ruolo chiave. le immagini non cercano di descrivere la musica, è dalla sinergia con la musica e con noi che funzionano nel set.
    Jo: Possiamo dire quindi che è importante l'impatto psicofisico in generale..
  • In studio in che ordine arrangiate e componete i vostri pezzi? Quand’è che per voi possono dirsi conclusi e pronti all’ascolto di terzi?
    Jo: Non c'è una regola, RIOT è nata in mezza giornata, altri pezzi vengono rivisti per mesi. Amiamo coinvolgere persone di livello per discutere della qualità del nostro lavoro ed è fondamentale mettere sempre in discussione quello che si sta facendo. 
    Fra: spesso proviamo gli inediti durante i set e anche il riscontro del public live è importante.
  • Lo scenario che con “Riot” avete delineato è quello di una rivolta dal basso, apolitica e concettuale. La parola “rivoluzione” cosa significa esattamente per voi?
    Jo: è una parola che mi sembra per lo più relegata al passato. Le persone oggi vivono nella più totale non-criticità verso il mondo che le circonda. Penso che la musica in questo senso possa essere la base per un'esperienza che va oltre la vita sensibile e ordinaria, imprimendo un nuovo livello di consapevolezza..
    Fra: Riot infatti non parla di rivoluzione ma di un disordine e un caos che sono sia individuali che collettivi.
  • Che reazione vi aspettate da chi vi ascolta per la prima volta?
    Fra: mi piacerebbe che l'istinto fosse quello di comprare subito il disco...
    Jo: le reazioni sono sempre inaspettate. Mia mamma ad esempio impazzisce per i pezzi più violenti chi l'avrebbe mai detto.
  • La musica può influire sullo stato delle cose reali?
    Jo: se consideri la realtà come la somma degli stati mentali delle persone, un "mondo delle idee"... allora assolutamente si.
    Fra: si se le persone la vivono in modo profondo.
  • In Italia c’è ancora posto per la sperimentazione fine a se stessa, quella che non si arrende al marketing e che non si adegua al “prodotto che funziona”?
    Jo: la sperimentazione fine a se stessa è un falso mito che non mi è mai interessato, penso che la musica, anche quando sperimentale, debba essere comprensibile e fruibile da tutti. 
    Fra: sperimentare per quanto ci riguarda è fondamentale ma non è sperimentazione fine a se stessa, proprio per questo il nostro sound è in continua evoluzione. Molti gruppi "sperimentali" invece rimangono per sempre legati al loro suono.
  •  Qualche anticipazione sulla performance del 16 maggio alla Locanda Atlantide?
    Jo: suoneremo una decina di inediti fra cui 4 tracce di "EP II" in uscita quest'inverno.
     
     
    Aspettando (più del solito) il week-end per ascoltare live gli AUCAN, allenate le orecchie con alcune tracce online.
     

    Writer /// Mirko Pierri
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