Graziano Meneghin | ArtVerona

on
0

Graziano Meneghin | ArtVerona

“Dove stette Gesù per tre giorni fra la Sua morte e la Sua resurrezione”?  ad ArtVerona!

Quest’anno anche la vostra affezionata Roberta Feoli era in mostra con una stampa ad ArtVerona, una della varie Fiere d’arte in Italia che nonostante tutto continua imperterrita con i suoi dritti ed i suoi rovesci ad interessare la pubblica opinione. In più quest’anno (lode al cielo) le gallerie “indipendenti” hanno dato una spinta giovane e voluttuosa ai “soliti” ma sempre noti nomi.
 
Vorrei raccontare in particolare di un personaggio che ho avuto la possibilità di seguire per giorni senza che lui mi parlasse. L’ho visto dalla mattina alla sera viversi addosso e non cambiare mai colore sulle guance. L’ho sentito cercare di scaldarsi sotto coperte scure su di un letto lontanissimo da me. L’ho toccato su di uno schermo piatto fatto di pixel.
 
 
Come me tanti altri, anzi tantissimi, ho letteralmente sbirciato nell’intima cantilena di Graziano Meneghin. Chiedo direttamente al nostro “ospite” di svelarci cosa l’ha reso uno dei punti forti della No Title Gallery, galleria in eterno viaggio e continua evoluzione capace ancora di scovare i cosi detti talenti che tanti lasciano scivolare via.
 
Graziano non è uno che ti fissa negli occhi, non impone le sue parole sulle tue, non si permette di sbadigliare nonostante tu lo stia annoiando, Graziano è un gentile, un puro al quale prude la voglia di raccontare e raccontarsi senza pretendere nulla in cambio.
Un viaggio in treno mi ha avvicinata molto a questo artista che mi ha saputa incuriosire e far rabbrividire tra una risata ed una confessione.
  • Graziano Meneghin, racconta in cosa consisteva questa performance che mi ha tanto esaltata!
    Per le 72 ore successive all'inaugurazione di “Independents” ad Artverona sono stato chiuso in un sotterraneo veronese canticchiando una filastrocca da me inventata. Preciso subito che sono una persona profondamente stonata. In fiera era presente un amplificatore che diffondeva la mia voce in diretta e un monitor in cui appariva una porzione della stanza in cui stavo. Ero ben visibile in video solo nelle breve pause in cui mi versavo da bere.
  • Da dove ha origine questo tipo di “opera” viva che hai avuto la forza di presentare?
    Il lavoro nasce come una sorta di derisione del mio stesso fare arte. Spesso le mie performance hanno un titolo altisonante, una loro natura intima e poetica e una durata che finisce per coincidere con la stessa della mostra. E' il mio naturale approccio al fare arte. Ovviamente i vari elementi hanno un loro punto di connessione. Qui ho agito in maniera totalmente difforme, ho fatto miei i miei stessi luoghi comuni e li ho ricombinati in maniera totalmente casuale. Il tentativo è quello di far nascere qualcosa che si trovi in un giusto equilibrio tra l'essere ridicolo, assurdo, poetico e patetico. Penso a come questi elementi si combinino bene nella commedia slapstick e in particolare in Buster Keaton.
Confermo che non stiamo parlando di una canzoncina ripetuta ma di puri schiaffi sonori che in un crescendo si sono evoluti in soffi di riflessione. Più le ore passavano più io ed i presenti notavamo come la voce portata al continuo uso, si disciogliesse in se stessa, come l’esser rauco donasse maggior profondità alle parole e come la solitudine fosse abbraccio fondamentale di un infinito momento.

  • Il titolo di questa “esperienza” è: “Dove stette Gesù per tre giorni fra la Sua morte e la Sua risurrezione”come si lega il senso di questa domanda al lavoro?
    Il titolo stesso potrebbe essere giustificato come un tentativo di ritrovare un luogo di dispersione e sospensione spazio temporale e la filastrocca che ho cantato per 72 ore potrebbe avere la seguente giustificazione:
    I want (la condizione dell'uomo in quanto animale sociale).
    I want to be (la condizione dell'uomo in quanto entità individuale).
    I want to be that thing (l'uomo che diventa cosa, oggetto, in una sorta di premonizione tecno-animistica).
    I want to be that thing that escapes (il tentativo dell'uomo di ritornare al suo essere primordiale).
    I want to be that thing that escapes essence of being (lo stadio ultimo della vita).
    E' chiaro che in questo lavoro entra in gioco anche l'impossibilità di una comunicazione linguistica non mediata oggi o il tentativo di nascondersi per esserci che credo sia l'estremo tentativo di portar a termine e se vogliamo di ribaltare la celebre asserzione di Andy Warhol sui 15 minuti di celebrità. Tuttavia ritengo che queste siano tutte giustificazioni, ho cercato semplicemente un modo per fare un punto della situazione del mio approccio all'atto artistico, cercando di superare inoltre una delle innumerevoli fasi di stallo e di crisi.
  • Per te personalmente, come semplice “essere umano” a cosa ti ha portato la performance?
    E' stata una situazione fantastica perché mi sono uscite molteplici idee per lavori successivi. Ho potuto inoltre rendere omaggio ad artisti che mi hanno profondamente influenzato: Cesare Pietroiusti, che ho avuto la fortuna di avere come Professore allo Iuav, John Bock, Vito Acconci e Bas Jan Ader.
  • Ed ora?
    Ora ho un gran mal di gola e non potrò più cantare, per vostra fortuna.

Se volete saperne di più, vi invito a cercare “ispirazioni” nel portflio di questo artista e di accorrere alla sua prossima performance, qualunque essa sia!

 
 
Writer /// Roberta Feoli
Illustrator /// Michela Rossi
Nessun voto finora