Heryk Tomassini | La mitologia nell'epoca del consumismo

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Heryk Tomassini | La mitologia nell'epoca del consumismo

Heryk Tomassini nasce nel 1974 a Santurce, Puerto Rico. Il suo duplice interesse per l'architettura e l'arte lo porta ad esplorare il simbolo del consumismo femminile: il vestito. Il suo lavoro più riuscito è la riscoperta delle origini della moda attraverso lo studio di antiche figure mitologiche greche, naturalmente tutte donne, a cui regala una propria personalità utilizzando i tessuti al posto della pittura.
Contattato via mail, mi risponde subitissimo molto entusiasta per l'intervista. Sembra timido, ma parla del suo lavoro con grande passione. Mi dice che è la prima volta che usa Skype e io gli rispondo che è la mia prima intervista per Creazina e dopo essermi scusata se il mio inglese è un po' arrugginito, mi risponde di non preoccuparmi, che siamo nella stessa barca. Cordiale e sorridente, ma non particolarmente loquace, sembra più una chiacchierata tra vecchi amici che un colloquio per un pezzo giornalistico.

Una domanda molto semplice per cominciare l'intervista: come sei approdato al mondo della moda? Come la moda è diventata fonte di ispirazione per la tua arte?
È molto interessante come domanda. Ho molti amici che fanno i fashion designers. Quando mi sono trasferito a New York volevo fare qualcosa di diverso. Facevo solo dipinti prima, ma poi qui mi sono detto “Cavolo è New York questa” e ho voluto sperimentare. Ho voluto ricercare altri aspetti dell'arte, vedere l'arte in maniera insolita. Così ho parlato con i miei amici e ho cominciato a guardare le persone, ad osservarle. La maniera in cui si vestivano ha catturato la mia attenzione. Così ho deciso di usare i tessuti invece della pittura. Invece di fare vestiti, taglio i tessuti a strisce e li assemblo per creare.

Con un linguaggio semplice, dati i materiali utilizzati, crei delle analogie complessissime ma molto efficaci per comunicare il tuo pensiero. Quale pensi che sia il punto di forza del tuo processo creativo?
Tutto quello che mi circonda. Guardare le persone, come si comportano, cosa cattura la loro attenzione. Sono interessato alle masse, a cosa pensano. Osservare la gente è il mio punto di forza. E trovo sia molto importante anche l'ambiente in cui le persone sono inserite.

Hai qualche artista di riferimento? O qualche musa visto che tratti del mondo femminile in uno dei suoi aspetti cruciali?
Io non compro i tessuti, vado nelle fabbriche di vestiti e mi prendo tutti gli scarti. Guardando al mondo dell'arte, se devo cercare altri artisti che fanno qualcosa del genere mi viene in mente El Anatsui, un artista africano (n.d.A. Lavora prevalentemente con legno e argilla e ha partecipato alla 52° edizione della Biennale di Venezia, proponendo degli arazzi fatti con materiale di recupero). Lui per me è una fonte di ispirazione.
Mia madre è la mia musa. E mia nonna che negli anni Cinquanta ha lavorato in una fabbrica di tessuti rappresenta la mia connessione verso questo mondo.


La scelta di rappresentare le divinità greche sembra una sorta di nostalgia verso un'epoca in cui la donna non si lasciava attrarre dal “vestito” così come succede oggigiorno. Come mai questa scelta?
Ho scelto questa connessione per la storia dietro ogni dea. Loro per me non sono divinità, sono gente comune. Sono molto più umane di quanto la gente creda. Davvero, davvero umane. Mi interessa il loro passato. Le vedo come se fossero delle mie vicine di casa, delle persone che conosco, come se fossi tu, per esempio, e stessimo parlando del più e del meno.


Seppur sembri comunque una denuncia verso il consumismo, non c'è nulla di misogino nelle tue opere. Anzi, è possibile che vi sia anche una sorta di tenerezza verso il mondo femminile nel tuo lavoro?
Si. Decisamente. Se pensi che mi ispiro a mia madre e mia nonna, non può che esserci tenerezza. (sorride)

Qualche progetto nel cassetto?
Si, ho qualcosa di nuovo che sto programmando di fare nel mio paese. È una sorta di installazione. Non so ancora quando e se succederà. Intanto, vado lì il 28 dicembre, l'avrei programmata per questa data, ma non sono sicuro che sarà possibile.

Prima di salutarci, mi chiede come ho trovato il suo sito internet. Gli spiego cos'è Creazina e di cosa si occupa. Con un'umiltà che non ci si aspetterebbe da un giovane artista di New York, mi ringrazia moltissimo per l'opportunità.
 
Writer /// Giulia Canella
Illustrator /// Cristina Martin
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