Il progetto Resign | Interview

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Il progetto Resign | Interview

In un mondo pieno zeppo di design e architettura volto verso la saturazione, esistono persone ed enti che sono alla ricerca del plus varole da aggiungere ad una realtà progettuale in sovraffollamento, ma con scarse esperienze concettuali. Resign è una risposta a questa attualità, che propone soluzioni di metaprogetto sostenibili sia dal punto di vista ambientale, sociale e relazionale.
 
La vostra è una realtà decisamente particolare che sembrerebbe uscire dallo stereotipo di "studio di design". Che impatto avete sul mondo della progettazione? Il "pubblico" risponde positivamente? Cos'è uno studio di design?
Scherzi a parte il lavoro di creare quasi sempre pezzi unici rende il mondo della progettazione molto più colorato e interessante.
Il pubblico? beh, dovete dircelo voi, anche se noi di privato abbiamo ben poco.
 
 
Quando create, quando fate "resign", con che occhio guardate al mondo dell'industria? Pensate unicamente a pezzi unici o vedete la possibilità di un riutilizzo "di serie"?
Guardiamo al mondo dell'industria per sapere cosa succede nel mondo "esterno" ma non siamo interessati a fare diventare prodotti seriali i nostri progetti da Resigners. Il riutilizzo "di serie" è molto più utile che segua una logica tecnologica e industriale, le fasi post vendità (manutenzione,raccolta,dismissione) dei prodotti devono diventare compiti delle aziende che li producono. Il nostro modo di "fare riutilizzo" ha un valore educativo ed è esplicativo di una filosofia, non può essere visto come una soluzione su larga scala. 
 
 
Di cosa ha bisogno la gente ora? E' l'era dei tablet e di facebook, come può ancora un mobile migliorare la vita delle persone?
Nessun oggetto può migliorare la vita dell'uomo in questo momento presente, stiamo continuamente cercando supporti che ci rendano felici invece che occuparci dei rapporti con gli altri e con noi stessi, qualunque oggetto/libro/pensiero riesca in questo porta un miglioramento, comodino o tablet che sia rappresenta solo un pretesto.
 
 
Mi è piaciuta molto l'idea di avere un "designer a domicilio". Chi vi chiama di solito? Quale è stato l'oggetto più strano che avete dovuto
rieditare? 
Non ci chiamano così spesso per interventi a domicilio, però quando avviene capita solitamente per conoscenze in comune o passaparola; è un progetto lento che ha bisogno di cura e non è mai facile entrare in casa di qualcuno che non ti conosce. Bisogna prima costruire il rapporto, poi, successivamente, le cose; anche al costo di non vendere niente, non è quello il punto.
Gli oggetti sono quasi tutti molto complessi, ma quelli che ci hanno divertito di più forse sono stati un ventilatore che è diventato "il cubo del vento" e un espositore orribile che è diventato "un pò tronco". 
 
 
C'è un signore francese che tempo fa ha detto che “il design è morto, i designer del futuro saranno dietologi e personal trainer”. Anche voi, in un certo senso, non siete soddisfatti della strada che ha intrapreso il design; che direzione ha scelto per voi? 
Anche Dio è morto, solo che Lui ancora non lo sa!:) I designer del futuro sono quelli che si inventano le sette e trovano discepoli disposti a sborsare tanti quattrini per entrare nella loro elite...questa cosa però accade anche fuori dall'ambito religioso; per esempio nelle Resign Academy.
 
 
Voi fate una sorta di chirurgia estetica dei prodotti, prendete vecchie proposte e le fate tornare nuove e attuali. Prendete il passato per farlo futuro?
Guardiamo gli oggetti che troviamo o recuperiamo come farebbe un artigiano coi semilavorati.
Man mano che si elabora una sedia, un tavolo o un asciugacapelli il progetto cambia. Le idee che si possono avere all'inizio, una volta confrontate con la materia, possono prendere le forme più imprevedibili.
La frase d'effetto è: "Il futuro è già lì, basta tirarlo fuori, o almeno riuscire a non distruggerlo":)
 
 
Curiosità: quanti anni avete? Siete tutti industrial designer o venite da diverse discipline?  
Abbiamo tra i 25 e i 30 anni e ormai non siamo più industrial designer perchè una volta che ti confronti con il resign, non torni più indietro e ci vuole troppo tempo per disintossicarsi.
 
 
 
 
 
Sito ufficiale: http://www.resign.it/
 
Writer /// Mario Alessiani
Illustration /// Daria Mazzanti
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