Ilaria Magliocchetti Lombi | La musica in un click

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Ilaria Magliocchetti Lombi | La musica in un click

  • Prime battute veloci per conoscerti meglio : autodidatta o scuole professionali?  Pellicola o digitale? Eventualmente, Nikon o Canon? Bianco/Nero o Colori? Realismo puro o post-produzione? Carpe Diem o l'attimo va aspettato?
    Ho iniziato come autodidatta e quando ho capito di voler dedicare energie e tempo seriamente alla fotografia ho seguito anche un corso.
    Prima scattavo in pellicola e poi sono passata a scattare in digitale nel momento di formazione e apprendimento “scolastico” diciamo.
    Nikon principalmente ma ho anche una compatta Canon per situazioni più estemporanee e meno strutturate.
    Dipende dai periodi e dal soggetto ma ad ora direi colore.
    Bisogna trovare il giusto equilibrio credo.
    Va aspettato.
  • Sei conosciuta per gli scatti rock di band come gli Zen Circus, Marlene Kuntz, Afterhours e Le Luci Della Centrale Elettrica, senza dimenticare il maestro Guccini. Tutti cantano spesso il disagio del nostro tempo e sono critici verso il sistema in cui viviamo. E' casuale o attraverso le tue foto vuoi trasmettere, a modo tuo, gli stessi messaggi?
    Non voglio trasmettere gli stessi messaggi, non ho la presunzione di farlo.  L’artista trasmette da se il suo mondo, io devo cercare di essere abbastanza brava da raccontarlo con una foto. Ho iniziato a fotografare i musicisti che seguivo, che rispettavo, i progetti con i quali quindi mi sentivo in linea e che mi emozionavano. In questi anni la stragrande maggioranza dei gruppi con cui ho lavorato sono musicisti con cui ho fortemente voluto collaborare. lavorare e puntare su certi artisti piuttosto che su altri è una scelta in molti casi, questo si, è sposarne i contenuti e  spesso le critiche di cui parli. La voglia di sentirti a modo tuo parte di qualcosa che pensi abbia valore, di un progetto  in cui credi, , e di dare il tuo contributo, la tua rappresentazione . Non può sempre essere così certo, sarebbe forse anche limitante pensare di fotografare solo gruppi che ti piacciono o che ti scegli ma credo che il coinvolgimento su certi lavori si noti nella resa finale.

  • Quando non sono tra chitarre e batterie, i tuoi soggetti si trovano in cave, prati, sale slot, edifici urbani o dismessi ed addirittura una macelleria. Talvolta gli scatti assumono un mood grunge, altre volte lo stile diventa minimale ed essenziale sfruttando un semplice muro o una serranda. Cosa ti guida nella ricerca delle ambientazioni?
    Per me la location è fondamentale, scatto quasi sempre in esterni, mi piace lavorare sull’interazione dei soggetti con determinati ambienti e paesaggi. La location non è mai casuale, per me dice qualcosa dell’artista. Lo caratterizza , arricchisce la storia che vuoi raccontare.
    E’ la parte di ricerca che mi piace di più, trovare l’ambientazione adatta, fare i sopralluoghi. Spesso scatto in situazioni naturali, mi sembrano neutre eppure fortissime, credo mettano a nudo il soggetto, decontestualizzandolo totalmente, potrebbe essere ovunque. Poi non serve che la location sia eccezionale, a volte è vero basta un muro o una serranda. Dipende da come la guardi, i muri , gli alberi, i materiali, offrono tutto quello che serve, a volte basta una crepa, un colore, una texture particolare, delle linee. Mi piace lavorare in esterni per questo , ci sono cosi tante possibilità e elementi da gestire.
  • Sul tuo sito è possibile osservare Roma Sud-Est, che riguarda alcuni dei principali street-artists attivi sulla scena romana ed europea. Ci sono forme d'arte oltre la fotografia che hanno influenzato la tua formazione? Penso che se si vuole lavorare con le immagini sia obbligatorio essere una spugna, assorbire il più possibile. Le arti grafiche, il videoclip, il cinema…tutto, alla fine neanche sai cosa di preciso, è un mix continuo di cose che assimili e che alla fine risputi fuori in qualche modo.

  • Tra le foto più suggestive molte ti vedono nei panni della Reporter. Spesso si sottovaluta la necessità di venire accettati nel contesto in cui si agisce, per poter scattare in libertà.  Tu hai documentato la vita in un monastero Buddhista e hai lavorato alla Magliana, zona considerata non esattamente tranquilla per determinati aspetti. Come ti relazioni con chi vive nelle zone dei reportage? Hai mai incontrato ostilità?
    Non credo di potermi considerare una reporter, non mi ci sento molto a mio agio, sicuramente sono più una ritrattista e come tale il punto, almeno per me, è instaurare un legame col soggetto, quindi si essere accettati in un certo senso. Tanti fotografi riescono a rubare immagini incredibili, o a scattare in contesti molto difficili o senza “l’approvazione” del soggetto,  li stimo e forse anche un po’ li invidio, ma io non ci riesco. A cogliere il famoso “attimo” sono un disastro. Non so se sia pudore o insicurezza. Comunque io ho bisogno di un tacito assenso, che sia anche solo uno sguardo, un momento di intesa, ma si devo sentire che non sto invadendo o facendo una violenza.  Infatti se non si tratta di ritratti fotografo spesso ambienti e spazi dove la presenza umana è assente. Ognuno mentre fotografa cerca qualcosa credo e la propria indole sicuramente porta a scegliere contesti di azione diversi. Non ho mai avuto grossi problemi però sicuramente il modo e la sensibilità con cui  ti approcci al tuo soggetto è fondamentale, sia che tu stia fotografando un musicista o  una monaca tibetana. Bisogna essere pazienti e saper interpretare i tempi.
  • Recentemente Paul Hansen è stato duramente attaccato per un suo scatto che ha vinto il World Press Photo 2013, in quanto troppo "plastificato" digitalmente per la drammaticità dell'immagine. Tu come ti schieri?
    Sono "contenta" che il word press l'abbia vinto una foto che racconta il dramma della Palestina, è importante. Ma la foto personalmente non mi piace. Quei bambini morti sono più postprodotti delle facce di alcune dive. Credo non ce ne fosse bisogno, mi sarebbe arrivata molto di piu quella foto se fosse stata meno plasticosa. E’ già fortissima. Ci sono una varietà di sentimenti, dolore, innocenza, ingiustizia, rabbia, ferocia. Mi pare che la questione estetica rischi di rendere meno forte e vero quello che si racconta, una certa postproduzione, su di me almeno, ha l’effetto di rendere la scena irreale e quindi più distante anche emotivamente.

  • In passato ti sei occupata anche della Milano Fashion Week. Quanta importanza dai a pose, atteggiamenti, acconciature, abiti e accessori?
    Beh sono tutti elementi importanti sicuramente. Sono cose che bisogna sapere gestire e tenere in considerazione perché influiscono sul risultato finale e possono apportare molto alla foto. Però non sono una fotografa di moda, non sono fondamentali gli accessori o la piega dei capelli per me.
  • Penso che se si vuole vivere di fotografia, come in ogni campo artistico, sia necessario giungere a compromessi, almeno qualche volta. Ti è mai capitato di accettare commissioni non in linea con le tue idee o il tuo stile in nome della ripagata professionalità?
    Ho fotografato in situazioni che non mi interessavano, sicuramente è gavetta e per forza devi farla. E’ difficile trovare interessanti gli stand di una fiera per esempio. Uno stand è uno stand non c’è modo di fotografarlo a modo tuo. Anche qualche personaggio o gruppo che non amavo particolarmente,  ma si ci sta è lavoro. Ho cercato sempre di farlo a modo mio però. Seguire un proprio gusto è importante, lavorare sul proprio immaginario per cercare di Essere poi chiamati a fare ciò in cui si è bravi  e a fotografare persone e situazioni che si sentono nelle proprie corde. Sono curiosa e la maggior parte dei lavori distanti dai miei interessi sono stati comunque arricchenti. Sono e sono state tutte occasioni per entrare in contatto con mondi e situazioni che probabilmente avrei ignorato, quello è il bello della fotografia. Per quel che riguarda le idee non mi sono trovata mai di fronte a scelte complicate, se lavorassi in pubblicità sarebbe diverso forse.
  • Oggi è facile possedere una Reflex, anche costosa. Molti restano nel dilettantismo, pochi riescono ad emergere come te. In una parola, quale pensi che sia la principale qualità che ti ha permesso di farcela?
    Dedizione.
 
Writer /// Davide Azzarello
Illustration /// Alessio Rotulo
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