Marco Rea | Spray

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Marco Rea | Spray

Iniziamo con le presentazioni..non ufficiali ovviamente. Il protagonista di questa interview "a volte è soddisfatto di ciò che fa alte no, a volte dipinge con la sinistra altre no, a volte è felice altre no, a volte ha voglia di parlare altre no". Ma stavolta ha parlato (anzi scritto) Marco Rea.
Arriva dalle strade romane ma non si considera uno street artist. La sua arte ha come base la pubblicità, ma che non segue. E' contemporaneo anche se non usa nessuna tecnologia, è uno di quegli artisti che si ritrova con le mani sporche di colore una volta terminata un'opera.
Dopo la mostra "Ghost Tales" alla Studioventuno Art Gallery di Salerno che terminerà il 21 giugno, Marco sbarca a Genova con "Mélancolie" ospite della MF Gallery fino al 2 agosto 2013.
  • Vieni da studi d’arte e sei cresciuto con i graffiti. Ti ricordi la prima volta che sei uscito con una bomboletta in mano? E qualche episodio "particolare" che ti è successo per strada?
    Ricordo che quando feci il mio primo graffito ero con un amico, siamo scesi sul lungolinea di una ferrovia romana e abbiamo fatto insieme un pezzo orrendo, ma che forse per via dell'adrenalina in quel momento era il più bello mai visto prima. Erano tre lettere "NPC" (Nostri Porci Comodi). Di episodi particolari ce ne furono diversi, e molti ebbero a che fare con uomini in divisa: una notte due poliziotti presero me ed un mio amico intenti ad "imbrattare muri", dopo essersi divertiti ad insultarci ci fecero entrare in una cabina telefonica e ci ordinarono di scrivere con gli spray uno sopra alla maglia dell'altro, l'alcol rese la cosa molto divertente.
  • Per le tue opere usi una tecnica molto particolare, puoi descrivercela e spiegarci come è nata l’idea?
    Per creare i miei lavori utilizzo basi pubblicitarie (cartelloni di edicole, profumerie, ecc o pagine e copertine di riviste), sulle quali poi intervengo con bombolette spray. E' un misto di Appropriation Art, Street Art e Pop Surrealismo, ma in realtà ho sempre preferito portare avanti la mia ricerca senza curarmi troppo delle etichette. L'idea è nata un po' per caso, tecnicamente ho iniziato a dipingere ad olio su tela (parallelamente alla mia attività di writer), cercando di realizzare con l'olio l'effetto che ottenevo con gli spray; mentre riguardo ai soggetti utilizzavo immagini prese dalla pubblicità. Ridipingevo su tela le modelle per poi alterare quell'immagine iniziale in altro. Col tempo capii che la cosa che m interessava era proprio quell' "altro". Trovai un cartellone di una profumeria che inizialmente volevo ridipingere su tela ma poi pensai: "perchè perdere tempo nel fare qualcosa che non mi interessa quando posso dipingere direttamente su quel volto? e perchè sforzarmi di ottenere un effetto spray con la pittura ad olio quando sono in grado di utilizzare gli spray?!" e così feci. Era il 2005.
  • "La pubblicità si basa su un'unica cosa: la felicità. E sapete cos'è la felicità? La felicità è una macchina nuova, è liberarsi dalla paura, è un cartellone pubblicitario che ti salta all'occhio e che ti grida a gran voce che qualunque cosa tu faccia è ben fatta, e che sei ok". Ecco cosa dice il pubblicitario Don Draper nell'episodio pilot di Mad Men. Che rapporto hai con la pubblicità?
    La pubblicità si basa sulla felicità, o almeno questo vuole farci credere. Si rivolge spesso ad un pubblico di potenziali bambini adulti e fa credere loro che non potranno mai essere felici e socialmente inseriti senza i loro bei "giocattoli". Credo che in realtà la felicità non abbia nulla a che fare con tutto questo. Per fortuna esiste anche un tipo di pubblicità geniale e intelligente, il Guerilla Marketing per esempio, ma il mio rapporto con la pubblicità rimane per lo più di fastidio o noia.

  • Il tuo studio si trova al Pigneto. Questo quartiere romano è stato definito "gentrification", ovvero rivalutato dal punto di vista estetico e culturale. C'è davvero un "nuovo" Pigneto?
    Amo il quartiere del Pigneto con i suoi pregi e difetti. Negli ultimi anni ha visto una riqualificazione sia dal punto di vista estetico\urbanistico che dal punto di vista degli abitanti e frequentatori. E' cambiato molto ed è tutt'ora in costante cambiamento, sembra un quartiere in grado di respirare, che vive di vita propria. E' una micro città nella città. Un piccolo mondo a parte con le sue regole, la sua estetica, i suoi personaggi. Un quartiere in cui se si vuole ci si può cibare di cultura (e controcultura), arte, sogni... terreno fertile per ogni mente creativa.
  • I tuoi posti preferiti romani per: mangiare, ascoltare, comprare, rimorchiare?
    Pigneto, San Lorenzo, Garbatella, Testaccio, Quadraro.
  • Negli anni '80 e '90 la street art veniva attribuita ad una forma di protesta, politica e sociale. Oggigiorno questo fenomeno ha invaso le gallerie e pubblicità, fino a prendere nuove strade come quella del web. Ti senti ancora uno street artist? E hai mai pensato di passare dalla carta al digitale?
    Non credo che la street art abbia mai avuto in se una vera forma di protesta politica (anche se non esiste un solo writer di destra), spesso la gente ha bisogno di motivazioni per giustificare delle azioni, in realtà facevamo graffiti perchè ci piaceva e basta. Sono stato un writer ma non mi sono mai considerato un vero e proprio street artist. Non sento il bisogno di passare al digitale perchè personalmente amo troppo sporcarmi le mani con i colori e ancora di più amo l'imprevisto e quel margine d'errore sempre presente in ciò che creo. A volte basta una pressione sullo spray più forte del dovuto per rovinare tutto, non c'è un comando "Annulla" per poter salvare l'opera e questa consapevolezza mi da emozione.
  • Le protagoniste dei tuoi lavori all'origine erano delle giovanissime e bellissime top model. Dopo il tuo tocco, senza perdere il loro fascino, le ragazze assumono un aspetto totalmente diverso. Parlaci delle tue "donne".
    Le donne che io creo subiscono una fondamentale trasformazione rispetto all'originale: da fisiche a mentali ed eteree. Sono creature appartenenti ad una realtà distaccata da quella reale, vivono nel loro mondo, un mondo fatto della materia dei ricordi o dei sogni o di realtà parallele. Non c'è violenza perchè non c'è spazio per altre persone, ci sono loro e basta e noi non possiamo far altro che osservarle.

  • Proprio in questi giorni (leggendo il mio oroscopo di Rob dell'Internazionale) ho letto questa citazione di Salvador Dalí: "Dipingere non è mai difficile. O è facile o è impossibile". Tre cose che ti riescono "facili" e tre "impossibili".
    Mi riesce facile (o almeno ci provo) vivere la vita con tranquillità,  fermandomi e osservando il mondo scorrere, mi riesce facile amare i gatti, mi riesce facile dedicare la mia vita all'arte nonostante le difficoltà.
    Mi riesce impossibile divertirmi nei posti dove la gente normalmente si diverte, mi riesce impossibile amare il calcio, mi riesce impossibile comandare ed essere comandato.
  • Ultima curiosità: è vero che prelevi di notte dalle edicole le basi su cui lavori? (sei il nemico dei giornali romani :D )
    Ahah si è verissimo! per quanto riguarda i manifesti delle edicole si, ormai sono diventato bravissimo e molto veloce, magari prima o poi farò un video ;)
"Mélancolie" MF Gallery. Genova
 
Writer /// Nicodemo Callà
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