Matteo Astolfi | Voglia d’Islanda a Barcellona

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Matteo Astolfi | Voglia d’Islanda a Barcellona

Quando non ci si può permettere un biglietto aereo, viene in aiuto una fotografia.

Sarà capitato a chiunque abbia vissuto nel profondo Nord per un periodo, di svegliarsi una mattina piovigginosa e sentire la nostalgia per quel vento freddo, quella luce fioca, quel silenzio, e quella nitidezza che appartiene solo ai -7°gradi.

A me è successo qualche settimana fa. Unico inconveniente? Attualmente mi sveglio a Barcellona. Alla ricerca del farmaco adeguato tra i mille pensieri che si accavallavano nella mia testa, ho aperto gli occhi e  pensato: “c’è la mostra di Matteo alla Mitte!”.

La galleria Mitte, in Carrer Bailen 86, è uno spazio rilassante. Una nuvola bianca che trasporta in una atmosfera Mittle Europea, dove poter tranquillamente gustarsi un buon cafè con leche e scambiare quattro chiacchere tra le esposizioni. Durante il mese di Maggio ha ospitato Oculto una selezione dei lavori di Matteo Astolfi, fotografo italiano operativo tra Milano e Barcellona.

Davanti alle foto ho puntato dritto verso quello di cui avevo bisogno. Reykjavik. Islanda: un microcosmo lontano (che a pensarci bene, dopo averlo visitato, dubito davvero poter essere abitato da elfi) e che nella testa è rimasto come un luogo sospeso nel tempo, una utopia: un territorio che non trova riscontro nella mia realtà quotidiana, ma si è ossidato come un ideale e un modello.

Tra gli scatti ho riconosciuto le case, gli angoli, le finestre che rivelano in trasparenza bizzarri tesori nascosti dentro. Dietro il vetro, come fosse un quadro incorniciato, composizioni di oggetti e spesso animali domestici che sembrano prender parte al tableau vivant con totale disinvoltura. Leggo tra le righe: “La maggior parte delle volte la realtà si manifesta in maniera prorompente ed esplicita, senza mezzi termini o reticenze. E la fotografia la ritrae nella sua spettacolarità.”

Il ritratto Islandese è alquanto insolito rispetto al profilo catturato da altri fotografi. In coerenza con la sua attrazione per la fotografia urbana, evidente negli scatti che vedono protagonista Barcelona, Matteo Astolfi parla dell’Islanda con il flash puntato sulla città e i suoi dettagli.
Il tema di "Occulto" è una realtà evocata e non esplicita. Segni di un passaggio, soggetti celati, situazioni sottintese, paesaggi velati, intimi. Soggetti e momenti differenti legati dalla stessa "invisibilità", sottratti al rumore e mimetizzati nella realtà stessa.

Le foto scelte per la mostra possiedono la stessa luce sulle cose. Come se gli oggetti fossero ricoperti da una pellicola trasparente prima di essere fotografati. Un velo, che li rende uniformi su una superficie bidimensionale. Le ombre degli alberi si fondono con il muro dove vengono riflesse, l’albero scompare. Le calze trasparenti nascondono un corpo di donna, senza rivelarlo. Via l’oggetto, l’attenzione dell’obiettivo di Matteo è il riflesso. L’occulto.
 
Una meta  puramente ideale e non effettivamente raggiungibile; in questa accezione la fotografia diventa utopia, un luogo non luogo, che può avere sia il connotato di punto di riferimento su cui orientare azioni pragmaticamente praticabili, sia quello di mera illusione e di falso ideale.
Insomma una fotografia che compensa la nostalgia, ma che lascia una sospensione su quello che si guarda. Qualcosa nello spazio rimane nascosto e lascia viaggiare l’immaginazione, che si aspetta succeda qualcosa anche se sa che non succederà, ma intanto ci fa risparmiare sul biglietto d’aereo.
 
 
Writer /// Annalisa D'Urbano
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