Maurizio Cattelan | All

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Maurizio Cattelan | All

Papa Giovanni Paolo II, colpito da un meteorite su una zattera di moquette rossa, guarda Hitler, che nel mentre è in ginocchio con le mani legate e il baffo afflitto, e gli dice: “ Tu la carriera del cantante, io quella dell’attore, guarda che fine”. Un po’ più giù Picasso, con una testa sproporzionatamente grande, vola a braccia aperte, qualche animale imbalsamato bene appeso di qua e di là (animale come cane, come uomo, come cavallo, come donna), intanto Kennedy riposa in pace nel proprio sacello con un bel make up. Provocazione più provocazione più provocazione non è più provocazione, è qualcosa di più, che è già dopo, è la somma di più provocazioni che hanno già provocato abbastanza e ora si ritrovano a parlare del proprio ideatore, ormai in pensione. Un ideatore, questo, che ha preso a calci chi a calci ha preso noi, che ha ridicolizzato, minimizzato, morso, sputato, schiaffeggiato chi ridicolo è stato nel nostro paese e altrove. “All” è un bel temporale, maledettamente bello, è un’esibizione che raccoglie tutto ciò che di così esplicito Cattelan ha prodotto e ciò che di così allusivo ha voluto comunque mostrare. Tanti “bijoux” appesi in un vortice, la singolarità va a farsi benedire, il significato è solo ricordo, il ricordo è importante, è la propria prospettiva che conta, quella dell’osservatore sì, la tua conta sì, contano quelle immagini che bussano al tuo encefalo quando hai finito di scivolare giù per la rampa del Guggenheim di New York.http://mauriziocattelan.altervista.org/
 
 
 
 
 
 
 
Writer /// Danila Gambettola
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