Rivers of AIR 2013 | Art - Industry - Recycling

on
0

Rivers of AIR 2013 | Art - Industry - Recycling

Sono stati più di duemila in solo dieci giorni... chi? Ma i visitatori accorsi per "Rivers of AIR" (Art - Industry - Recycling)mostra curata da Tobia Donà alla Pescheria Nuova di Rovigo.
 
58 artisti da tutto il mondo ai quali le Cartiere del Polesine s.p.a., con il contributo di Comieco hanno "passato" la loro carta riciclata per farla tornare a splendere come opera d'arte appositamente creata per l'occasione. Cosi è iniziata l'alchimia tra un supporto dato per morto e la capacità degli artisti di farlo rinascere con colore, inchiostro, grafite e qualsiasi altro mezzo espressivo.
 
Da diverse parti del mondo questo progetto è esploso in un evento straordinario. Per l'occasione ho pensato di intervistare proprio il curatore per svelare qualche segreto dietro "Rivers of AIR" e dietro il catalogo della mostra, con testi di Tobia Donà e della critica e storica dell’arte Beatrice Busacaroli, mentre la progettazione è stata affidata al grafico Emilio Macchia (Edizioni Minelliana).
Iniziamo!
 
  • Chi è Tobia Donà?
    Uno che è nato in Polesine.
  • Come mai hai deciso di “tuffarti” nella figura del curatore?
    Rivers of A.I.R., è frutto di un allinearsi di circostanze ed è nato dal contatto con Cartiere del Polesine. L'arte comprende molte cose e per essere breve dirò che queste "molte cose" sono il mio interesse principale. Pertanto la passione per il Polesine e il mio interesse per l'arte hanno incontrato un "catalizzatore" che è stato appunto Cartiere del Polesine, che nel nome contiene il nome del territorio dove sono nato. Il merito maggiore va a loro, ad Elena Scantamburlo, non è affatto scontato veder finanziati progetti culturali, da privati o da amministrazioni pubbliche in tempi così brevi, in meno di dodici mesi dall'idea iniziale abbiamo inaugurato la mostra.
  • Come hai scelto gli artisti per A.I.R.?
    Come ho detto spesso, durante le varie presentazioni e conferenze stampa, non si è trattato di una mostra collettiva organizzata da un curatore che sceglie gli artisti e le opere secondo un'idea estetica. Rivers of A.I.R., è stata una ricerca di adesioni, di condivisione su temi importanti che riguardano l'etica industriale, il rispetto del territorio e il riconoscere che l'arte ha un ruolo sociale che può essere determinante. La maggioranza degli artisti, italiani e stranieri, che hanno aderito, sono amici, gli ho contattati per primi poiché amo il loro lavoro ed ero certo avrebbero preso seriamente in considerazione la mia proposta.
  • Come è nata la collaborazione con la Cartiera?
    Il mio lavoro mi porta spesso ad incontrare aziende, come in questo. Solitamente poi la mia attività mi porta ad un dialogo particolare su aspetti più intimi, che riguardano il gusto, le idee,e ad essere informato sui concetti fondamentali che sono lo spirito dell’azienda. In questa circostanza le nostre idee hanno collimato nell’interesse comune per il territorio polesano. Si è acceso un entusiasmo comune sfociato in Rivers of A.I.R.

  • Il tema del riciclo è attualissimo e si sposa con l’arte che spesso dimentica che questa comunione può produrre interessanti storie, che tipo di approccio hanno avuto gli artisti selezionati?
    Tutti hanno infuso un grande entusiasmo. Credo che oltre a condividere un'idea comune, si siano sentiti investiti di una grande responsabilità. Hanno compreso che è stato riconosciuto loro un ruolo importante. Essi rappresentano l’invenzione della creatività e del pensiero colto, elementi senza i quali, non può esistere un reale progresso. Rivers of A.I.R., sono pertanto i fiumi dell’invenzione e della sensibilità e quindi della cultura poiché essa è il viatico che aiuta a dar senso alla creatività.
  • Hai conosciuto “fisicamente” alcuni degli artisti, che tipo di persone hai incontrato? Come è questa “generazione di artisti” ?
    In realtà Rivers of A.I.R. mi ha fatto incontrare artisti di diverse generazioni. Anche se la maggioranze degli autori sono persone nate negli anni ’70 ed ’80. Ebbene, devo dire che mai l’arte dei giovani è stata così diversa da quella dei loro maestri e, diversi naturalmente sono loro. Il tema sarebbe sconfinato, ma mi preme dire che ho notato una grande semplicità nel loro modo di porsi agli altri, e mi riferisco al pubblico alla stampa e così via, una semplicità che parte dall’abbigliamento, che non lascia trasparire la complessità del loro universo, e solo attraverso il dialogo e le loro opere emerge in maniera affascinante.
  • Sei anche un docente, credi che l’accademia ed il mondo “fuori” di essa abbiano davvero dei punti di contatto? Altre realtà europee portano i curatori nelle aule mentre in Italia regna il raccomandare agli amici, vedi questa situazione nella tua realtà?
    Non credo che il mio ruolo in questo progetto sia propriamente inscrivibile in quello di un “curatore”. Penso piuttosto di aver trasposto le mie esperienze di progetto e di cantiere. I progetti nascono da idee, suggestioni, intuizioni, ricerche e confronto con altre professionalità alle quali si demandano con fiducia altre competenze. Tutto deve poi misurarsi con aspetti pratici ed organizzativi. Il rapporto mio con l’accademia mi è un cosa molto recente, si tratta pertanto di un mondo che conosco molto meno di un qualsiasi studente. Questo però mi ha permesso di incontrare dei giovani di indiscutibile talento e al tempo stesso di avvicinare dei maestri.
  • Come hai trovato il dove ed il quando per l’evento?
    Rivers of A.I.R. è un progetto nato per il Polesine. Abbiamo deciso di realizzare la mostra a Rovigo perchè ne è il capoluogo. Il “quando” volevamo coincidesse con altri eventi della città, questo ci ha permesso di avere un pubblico ampio e in parte direttamente coinvolto proprio perché del territorio.
  • Hai prossimi progetti?
    I progetti, per chi fa il mio lavoro, non mancano mai, poiché nel nostro paese sono tante le cose che si vorrebbero vedere valorizzate.


Writer /// Roberta Feoli

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (2 voti)