Una Nuova Moda Italiana | interviews

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Una Nuova Moda Italiana | interviews

Nel business più calcificato che conosciamo, qualcosa si sta smuovendo. Alla presentazione del libro “Una nuova moda italiana” (Marsilio Editore e Fondazione Pitti Discovery) di Maria Luisa Frisa, celebre critico, siamo andati a sondare un po’ il terreno, lasciandoci concedere qua e là impressioni e testimonianze su ciò che succede nella moda italiana ultimamente. Ma proprio adesso, adesso.
Il risultato è che questo fiorire di innovativi talenti lo aspettavamo con ansia: i nuovi si stanno aprendo degli squarci nei corridoi prefissati dai grandi nomi icona e siamo tutti qui ad accoglierli a braccia aperte. Le braccia, intanto, le hanno aperte anche nel resto del mondo, così che il made in Italy si svecchia e si rimescola. Nel libro, i nomi dell’ultima generazione. Noi, ne abbiamo pescati tre: Marco De Vincenzo, Sergio Zambon, Fabio Quaranta.
Loro recitano così: «Sleghiamoci dalla moda-despota, ma la sfilata non si tocca, giù le mani dal sogno».
Il dibattito cresce con i contributi di chi la moda la analizza/organizza: Maria Luisa Frisa, Silvia Venturini Fendi, Sofia Gnoli, Alessandra Mammì. Qui si incalzano le Istituzioni di sostegno e ricerca a lasciare spazio al rischio dando più sicurezza alle nuove identità. Lapo Cianchi, presidente di Pitti Discovery lancia buoni propositi con la sua Fondazione: «la missione è trovare nuove vie di comunicazione». 
Chissà che non si smuovano anche gli ultimi tabù, la rinascita è quotidiana.




MARIA LUISA FRISA, critico di moda, autrice del libro Una nuova moda italiana
Lei utilizza l’aggettivo “nuovo” nel titolo del suo libro, che significato ha questo aggettivo nel contesto della moda di oggi?
Il termine nuovo marca la differenza tra la moda italiana che è stata fino all’inizio del 2000 e quello che è successo dopo: una nuova situazione rinnovata rispetto a tutti i grandi nomi degli anni ’80.


Esiste ancora il mito del couturier oppure i giovani designer sono destinati a restare all’ombra dei grandi protagonisti degli anni ’80?
Esiste il mito del designer di moda, più che del couturier.
L’errore che fanno molti giovani è di voler replicare dei sistemi che sono ormai finiti. Invece di pensare da una posizione di rischio, cercando di creare una propria identità, si tende a seguire degli stereotipi. Questo è un po’ la critica che io muovo: bisogna cambiare.


E’ possibile individuare un’identità italiana nei nostri designer oppure la tendenza è quella di conformarsi agli standard internazionali?
C’è un’identità “malgrado tutto”, azzarderei. Nel senso che, per fare un esempio, degli italiani si dice appunto che sono bravissimi per i capospalla: c’è una qualità altissima, nei materiali e nella produzione, puramente italiana. Credo che sia quasi un limite perché noi tendiamo ad essere “per bene”. Questo a volte è un problema anche degli artisti, non riusciamo a fare qualcosa di sbagliato ma che dimostri il tentativo di superare qualcosa di già fatto.

Un consiglio ad un giovane designer?
Lavorare tantissimo e avere tenacia.  Bisogna trovare la propria identità e perseguirla a costo di qualsiasi sacrificio.  Poi ci sono le qualità relazionali, che sono importanti, e noi italiani a volte non siamo molto bravi.

 

SILVIA VENTURINI FENDI, Presidente Altaroma, Designer Fendi
Si pensa che la sfilata sia morta come mezzo di comunicazione, cosa ne pensa?
Come mezzo di comunicazione si, però è un grande spettacolo che ancora affascina. Personalmente credo che per un certo tipo di lavoro non è così indispensabile: forse per una moda che è lontana dalla spettacolarizzazione e non ha bisogno di un aiuto, ci possono essere altre forme. Personalmente utilizzerò altri mezzi come i cortometraggi: sono stata una delle prime ad utilizzarli per Fendi Uomo.

AltaModa AltaRoma: quanto spazio verrà dedicato ai giovani designer?
Moltissimo, considerando anche il fatto che AltaRoma non vuole tralasciare niente. Abbiamo grandi ambizioni, nel senso che vogliamo diventare una grande piattaforma importante per il “nuovo”,  ma allo stesso tempo vogliamo utilizzare quello che è la storia. Perché il nuovo si fonda sempre sull’esperienza. AltaRoma vorrebbe far dialogare in maniera efficace il “nuovo” e la tradizione. Un ponte ideale tra le due cose.

 

SOFIA GNOLI, Storica della moda
L’autrice usa l’aggettivo “nuovo” nel titolo del suo libro, che significato ha questo aggettivo nel contesto della moda di oggi?
Dagli anni ’80  c’è stato il boom del made in Italy, ma fino ad oggi non sono stati fatti dei lavori seri sulla moda in corso d’opera. In fondo, i grandi studi sulla moda contemporanea si sono fermati ad Adriana Mulassano e Silvana Giacomoni, bravissime giornaliste che avevano solo tracciato la situazione ai loro tempi.
Maria Luisa è stata molto coraggiosa, questi giovani si trovano inseriti nella costellazione della nuova moda italiana che anche noi addetti ai lavori conosciamo solo in parte: non li conoscevo tutti e son contenta adesso di poter approfondirne la conoscenza.

 

ALESSANDRA MAMMÌ – giornalista L’Espresso
Da “esterna”, come vede questa “nuova moda italiana”?
La cosa che mi è piaciuta di più di questo libro è che dimostra che ci sono molti talenti ed energia in giro. Il paese sembra immobile, incapace di reagire alle crisi, governato da vecchi e incapace di rinnovarsi a tutti i livelli. Poi ti accorgi che invece dietro a tutto questo esistono delle idee pazzesche, che spero non restino solo idee.




Interviste ai nuovi designers italiani.

Cosa tieni e cosa butti via dell’Italia?
Fabio Quaranta
: “Tengo il contenuto e butto via il contenitore”
Sergio Zambon:
“Tengo la cultura italiana del saper-fare. Penso che la cultura italiana stia proprio in quello, nel saper fare, è dimostrato. Butto via tutto il nuovo bassissimo standard di comportamento sociale e di apertura mentale.”
Marco De Vincenzo:
“Tengo tutto il patrimonio culturale e butto la mentalità degli ultimi 15 anni”


Cosa prenderesti da società e culture del resto del mondo, per non lasciarlo mai più?
Fabio Quaranta: “il senso civico dei nordici”
Sergio Zambon: “Il cosmopolitismo. Mi porterei dietro il cosmopolitismo di certe società, come quella brasiliana, come quella statunitense, come quella inglese.”
Marco De Vincenzo: “La libertà, di quelle che ce l’hanno e l’innovazione di cui è stata capace l’Inghilterra”

Consigliaci uno dei tuoi colleghi italiani.
Fabio Quaranta: “No comment … la moda è un lavoro. Agli altri giovani italiani consiglio invece di portare la giacca.”
Sergio Zambon: “Francesco Scognamiglio”
Marco De Vincenzo: “Un amico: Silvio Betterelli, mi piace la sua storia.”


Dettaglio, o primo impatto?
Fabio Quaranta: “Dettaglio!”
Sergio Zambon: “Primo impatto.”
Marco De Vincenzo: “Primo impatto.”


Si dice che il futuro dei giovani sia nell'unire le forze in un collettivo creativo dove siano le idee e non il nome ad emergere. è d'accordo o vede un futuro di grandi nomi isolati tra loro?
Fabio Quaranta: “Il futuro è meglio collaborativo”
Sergio Zambon: “So come la formula dello stilista solitario possa essere fondamentale per tanti designer. L’idea di fare più gruppo, in un mondo più competitivo è giusta. Il designer dovrebbe lavorare da solo, ma insieme al suo staff.”
Marco De Vincenzo: “È fondamentale che nel gruppo ci siano tutte le professioni. Noi diventiamo imprenditori nostro malgrado, non sapendolo neanche fare.”


Ricerca di nuova comunicazione, pensi che la sfilata abbia stancato?
Fabio Quaranta: “Esistono diversi mezzi ma la sfilata continua ad essere uno dei piu validi, si è sempre fatta e si farà sempre.”
Sergio Zambon: “No, secondo me è il mezzo naturale con cui la moda si mostra, come i muri di una galleria d’arte. Se ci sono altre forme parallele valide ben vengano, ma la sfilata è una formula che si è creata nel tempo che ha la sua classicità e la sua validità. D’altronde gli abiti si indossano e la sfilata ne permette la visione in movimento.”
Marco De Vincenzo: “La sfilata è l’unico modo in cui io credo si possa presentare la moda. Ci sono delle alternative, ma resta il miglior modo di presentare il nostro lavoro.”

 

http://www.pittidiscovery.com/en/discovery.html
http://www.altaroma.it/

Writer /// Sharon Falco
Illustration /// Francesca Burrani
Interviews /// Sharon Falco /// Nicodemo Callà
 
una nuova moda italiana

 
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