Belvedere #3 | International Visual Magazine

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Belvedere #3 | International Visual Magazine

Immaginate una scatola con tantissime riviste dentro. Immaginate anche che questa scatola in realtà è un museo di arte contemporanea, e che queste riviste, provenienti da mondi lontani, sono lì a disposizione per farsi sfogliare. Mi trovo proprio al MACRO, all’inaugurazione della terza edizione di Belvedere, dal 12 al 16 dicembre nella Capitale. Questo festival, organizzato dall’Istituto Europeo di Design di Roma, è una grande vetrina internazionale dedicata alle pubblicazioni “visuali”, che spaziano dalla grafica, alla fotografia e all’illustrazione. L’istituto si riconferma un motore di ricerca attivo sul territorio, come ci racconta Antonio Venece attuale School Manager IED Roma, promuovendo eventi culturali e puntando a collaborazioni eccellenti proprio come quella con il MACRO. La mostra è una vera evoluzione, che parte dal primo numero della rivista italiana Colors, con un bambino appena nato in copertina e finisce con l’abbraccio di una coppia di anziani del magazine olandese Eyemazing. In mezzo, un fiume di pubblicazioni dalle più conosciute a quelle inedite, poste su dei grandi cubi di cartone. Ma questa rassegna non è una scatola chiusa! Oltre alla mostra ci saranno open lesson e incontri imperdibili. Il 13 dicembre, alla Casa delle Letterature è stata presentata una raccolta di illustrazioni di Riccardo Mannelli, e proprio oggi nella sede IED Moda di Testaccio, ci sarà una lezione sulla storia dei fashion magazine, tenuto dal proprietario di E’Stile Bookstore Pino Vastarella.

Consulta il programma.

Curiosando tra una rivista e un’altra, ho fatto qualche domanda a Luigi Vernieri, direttore di IED Visual Communication e ideatore di questo festival.

Ritorna Belvedere, festival dedicato al mondo dei trend magazine, quali sono gli ingredienti di questa terza edizione?
Sono come al solito riviste che attraverso l’uso dell’immagine riescono a trasferire concetti colti e profondi. La particolarità di questa edizione è portata dal fatto che siamo presenti all’interno del MACRO, museo di arte contemporanea, e quindi assumono il ruolo di opere d’arte vere e proprie. Per la prima volta questi magazine non sono solo un semplice corredo di una mostra ma l’oggetto principale.
 
Ecco quindi per questa edizione, le riviste entrano in un museo di arte contemporanea: Quando e se un magazine diventa arte?
Quando si parla di visual magazine, è facile cadere nella tentazione di accomunarli un po’ tutti. Ci sono magazine che sono pieni d’immagini, come spesso accade in alcune riviste di moda, che di artistico non hanno assolutamente niente, semplici pagine pubblicitarie o redazionali realizzati con altri fini. In altri casi il prodotto può essere ritenuto artistico quando riesce a trasferire una serie di messaggi attraverso la cura nella potenza dell’immagine. Mi ricordo, al convegno della prima edizione di Belvedere,  il sociologo De Masi tirò fuori una definizione molto interessante: “un buon visual magazine è quel prodotto che ha bisogno, per essere sfogliato interamente, dello stesso tempo di cui necessita un magazine che ha anche il testo”. Quindi quando le immagini sono forti e hanno un contenuto riescono ad attirare il lettore all’interno di un proprio mondo. Che possono spaziare dalle illustrazioni alla fotografia. Parlo di “immagine colta”, anche se il termine non è esattamente bello, ma intendo quando un'immagine riesce a rimandare ad altre realtà.
 
Pc, notebook, e-book, reader, tablet: Nell’era del digitale avete voluto dare luce alle riviste cartacee. Quale sarà il loro futuro?
Abbiamo dato luce a questo festival sei anni fa, ma parallelamente anche ad un prodotto per I-Pad. Si chiama Adam, un'idea nata sempre all’interno dell’Istituto Europeo di Design di Roma come progetto di ricerca. Semplicemente sono due mondi diversi, l’uno non sostituisce l’altro. Il rapporto con la carta invece è un rapporto che amiamo, che è destinato a sopravvivere. Anzi credo fortemente che proprio questo genere d’editoria può avere un futuro, che sia feticcio oppure espressione d’arte. Immagina questo festival tra quindici anni, già oggi abbiamo dei volumi che sono diventati preziosi. Usciti dodici/quindici anni fa e ormai introvabili, immagina (sperando che tutti questi volumi sopravvivano a centinaia di persone che le stanno sfogliando) il valore che assumeranno nel tempo, quindi a mio avviso non esiste nessuna fine. Anzi dopo un’era che produceva una quantità anche esagerata e stucchevole di magazine, con l’economia che tutti stiamo vivendo ci sarà sempre più spazio dedicato alla creatività di idee e non alla semplice produzione. Il futuro lo immagino roseo come quello attuale, magari sempre più di nicchia con una maggiore ricercatezza ma immutato nel tempo. Quindi le nuove tecnologie sono solo una modalità parallela e più contemporanea di osservare questi magazine.
 
100 visual magazine. Qual è il fil rouge che accomuna le riviste presenti nella mostra?
Una selezione di riviste che arrivano da tutto il mondo, di prodotti che hanno un denominatore comune, ovvero l’interesse di trasferire attraverso un progetto editoriale delle sensazioni. Da una parte troviamo le riviste che raccontano quello che l’arte contemporanea produce e sono i magazine che fanno cronaca, mentre dall’altra, quelle presenti nella mostra, sono loro stesse portatrici di una realtà artistica.
 
Ultima curiosità, se avesse la possibilità di diventare “guest editor” per un mese quale rivista, nazionale o internazionale, sceglierebbe e perché?
Non ho dubbi! Nazionale Colors che è sempre un prodotto sensazionale, ma a livello internazionale Visionaire. Un progetto newyorkese dove ogni numero si evolve e cambia formato. Per esempio invita Bjork a comporre una canzone oppure Yoko Ono per realizzare delle fotografie, è inoltre sponsorizzato ogni volta da un unico brand che mette a disposizione un bel po’ di budget. E' anche  presente nella mostra, un volume fatto con i pop-up che si chiama “Surprise”.
 
Locandina di Giulia De Santis e Chiara Cicchinelli (IED Roma)
 
Writer /// Nicodemo Callà
Illustrator /// Anna Cannuzz Canavesi
Photographer /// Federica Portentoso
 
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