Bubbles of Fashion | Talenti IED Roma

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Bubbles of Fashion | Talenti IED Roma

Un fine strato di acqua e sapone, è solo questa una bolla di sapone? Molti pensano ad una bolla come ad un'immagine effimera, dando un'accezione negativa solo perchè resta in vita il tempo di un battito di ciglia. Invece credo che non sia così. Anzi è proprio questa caratteristica, la tendenza a scoppiare facilmente, che rende forte questo elemento. Non resta nei confini definiti di una sfera, ma esplode rilasciando nell'aria piccole particelle d'acqua e tutti i desideri che trasportano dentro. I giovani designer possono essere facilmente associati a questa figura. Ce ne sono molte, vengono trascinate da correnti diverse, alcune vengono "assorbite" da grandi bolle multinazionali altre restano indipendenti, e altre ancora hanno dei colori così iridiscenti che non puoi non notarle. Come questi sei giovani creativi, neolaureati IED Roma nei corsi di fashion design e comunication, che presenteranno i loro progetti di tesi all'interno della Galleria “Le Cinque Lune” dal 26 al 29 gennaio 2013. Siete pronti a far scoppiare queste bolle ed essere inzuppati da una nuova e diversa creatività?
 
EMILIA BISCUSO
  1. Partiamo dal tuo progetto, cosa troveremo dentro la tua “bolla”?
    La mia collezione si chiama "Innocent Purity". Troverete materiali innovativi, linee pulite e minimali, superfici materiche diverse che si fondono in un' unica realtà espressiva.
  2. C’è un capo della tua collezione a cui sei particolarmente legato? Magari che ti ha ispirato per progettare l’intera linea.
    Più che un capo in particolare sono stata ispirata dai colletti. Il progetto è partito infatti dal recupero di alcuni colletti della mia bisnonna, sui quali ho iniziato a sperimentare utilizzando materiali artificiali, lavorazioni di spalmatura e sfumatura di colore.
  3. Presentati ai lettori in un modo un po’ diverso: se fossi una canzone, un film, un colore?
    Se fossi un film sarei "Donne sull'orlo di una crisi di nervi" di Pedro Almodovar, nel quale ritrovo la mia idea di forza, libertà e sensibilità femminile. Un colore sarei il rosso, come il fuoco. Energia positiva ma difficile da contenere. Una canzone invece sarei un tormentone stagionale che coinvolge tutti e ti rimane in testa (almeno per un pò).
  4. Se potessi scegliere con quale grande maison vorresti collaborare e perchè? E invece con quale giovane fashion designer?
    Se potessi scegliere mi piacerebbe collaborare con Jil Sander, la regina incontrastata della sintesi e dell'essenzialità. Tra i nuovi fashion designer mi interessano molto i volumi e le costruzioni che Sandra Backlund riesce a creare con la maglieria ed il lavoro di Palmer e Harding, che partendo da un singolo capo come la camicia, utilizzano i dettagli e le pieghe per creare forme sempre nuove.
  5. Ultima curiosità: regalaci un’immagine che ti rappresenta in questo momento.

SERGIO CAMPESE

  1. Partiamo dal tuo progetto, cosa troveremo dentro la tua “bolla”?
    Nella bolla troverete tre capi che saranno la chiave della collezione ma che messi assieme potranno raccontare una storia, un'evoluzione della mia stessa donna, una molteplicità di emozioni. Sarà una sorpresa!
  2. C’è un capo della tua collezione a cui sei particolarmente legato? Magari che ti ha ispirato per progettare l’intera linea.
    In realtà sono legato un pò a tutti i capi della collezione ma probabilmente ho un legame particolare con il primo abito, poiché è stato l'inizio della mia collezione e soprattutto l'inizio di un input suggerito dalla mia stessa creatività. L'immagine che ho voluto dare è quella di una donna da cui traspare un carattere molto forte con la sua naturalezza e con le sue molteplicità, la gonna nuvolosa e romantica su di un corpetto ruvido ma avvolgente, come la corteccia di un albero secolare, concreto e maestoso, sormontato da una chioma vaporosa, quasi impalpabile come una nuvola "inconcreta".
  3. Presentati ai lettori in un modo un po’ diverso: se fossi una canzone, un film, un colore?
    film:Kill Bill vol. 1-2 ; canzone: Adieu-Tom Tykwer ; colore-Grigio
  4. Se potessi scegliere con quale grande maison vorresti collaborare e perchè? E invece con quale giovane fashion designer?
    Mi piacerebbe collaborare con la maison Alexander Mcqueen e Givenchy. Nella prima trovo che ci sia un grandissimo lavoro materico, cromatico, e quel contrasto di volumi da cui sono attratto. Sono anche affascinato dalla naturalezza minimalistica/barocca ed elegante della donna di Givenchy. Se invece potessi scegliere di collaborare con un giovane fashion designer sceglierei Robert Wang per il suo meticoloso lavoro sul dettaglio o Iris Van Herpen per la sperimentazione.
  5. Ultima curiosità: regalaci un’immagine che ti rappresenta in questo momento.

MARIO GALLO

  1. Partiamo dal tuo progetto, cosa troveremo dentro la tua “bolla”?
    Troverete una caraffa di Gazpacho. Come ben sapete il Gazpacho è la tipica zuppa fredda spagnola fatta con: una cruda violenza, una conseguente emancipazione e un’inaspettata esaltazione. Tre donne, ognuna seguito dell’altra. Ad ammaliarle un abbraccio spezzato, una crisi di nervi e una scodella di sangue materno. Un fascino ironico calato nella movida 80’s madrilena. Tanto rosso e giochi di contrastato, stampe vintage e floreali. Concretamente si parla di foto unite all’illustrazione. Quest’ultima è una timida citazione al madrileno Javier Mariscal. Vedrete una donna calata nella zuppa di Pedro Almodovar.
  2. C’è uno scatto o immagine della tua tesi a cui sei particolarmente legato? Magari che ti ha ispirato per progettare l’intero lavoro.
    In realtà a ispirarmi per la realizzazione dell’intero progetto è stata la cinematografia di Pedro Almodovar legata alla mia curiosità di essere donna.
  3. Presentati ai lettori in un modo un po’ diverso: se fossi una canzone, un film, un colore?
    Ok. Non posso essere un solo film. Preferisco essere almeno cinque donne di cinque film differenti. Katherine Watson (Julia Robert – MonaLisa Smile) per l’approccio intelligente nei confronti della tradizione. Olive Hoover (Abigail Breslin – Little Miss Sunshine) per il naturale legame con la propria famiglia, e poi ballare Super Freak alla finale di Little Miss Sunshine deve essere una figata pazzesca. Madeline Ashton (Meryl Streep – La Morte Ti Fa Bella) lascio libera interpretazione ai lettori. Marietta Mugnari (Cristina Gajoni – Nella città l'inferno) perché la vita è un’ inferno e la pazienza è una preziosa virtù. Margaret Thatcher (Maryl Streep – Iron Lady) qui ti riporto una citazione della Iron Lady <<… Le cose che pensiamo diventano le nostre azioni. Le nostre azioni diventano le nostre abitudini. Le nostre abitudini diventano il nostro carattere. Il nostro carattere diventa il nostro destino >>. Conoscere se stessi per affrontare a testa alta il proprio destino. Non posso nemmeno essere una sola canzone ma senza alcun dubbio tutta la discografia della grande Madonna. Colore? Credo il nero. Nero perché è elegante, eterno e assolutamente malleabile.
  4. Se potessi scegliere con quale grande maison e fashion magazine vorresti collaborare e perchè? E invece con quale giovane fashion designer e rivista emergente?
    Grande maison con certezza PRADA. Maestra di moda e comunicazione. Geniale e contemporanea di stagione in stagione. Sarebbe interessante vedere una haute couture firmata Miuccia Prada. Sono altrettanto allietato dal genio fresco, elegante e creativo di Raf Simons. In campo editoriale Vogue Italia e L’Officiel. Letture importanti di moda e cultura. Designer emergenti PROENZA SCHOULER per il loro importante studio sulla silhouette della donna, sinonimo di grande creatività, studio e ricerca. Non credo nelle riviste emergenti ma nei ”nuovi” portali on-line: Style.com e TRENDLAND .
  5. Ultima curiosità: regalaci un’immagine che ti rappresenta in questo momento.

ITALO MARSEGLIA

  1. Partiamo dal tuo progetto, cosa troveremo dentro la tua “bolla”?
    Nella mia bolla troverete una realtà astratta che racconta la storia di una ragazza che proietta nel suo onirico la propria immagine di donna. Lei si veste di nuove forme in cui si alternano drappeggi, pieghe, panneggi e cadute dando vita a pieni e vuoti. Una silhouette frutto di uno studio matematico della forma. Partendo dall’ipotesi di Reimann, spostando centri e vertici e distorcendo gli angoli e i lati della figura, la pagina bidimensionale prende forma tridimensionale modificando l’andamento e l’incedere della donna. In essa confluiscono diverse contaminazioni da quelle del mondo maschile, provenienti dall'armadio del Papá, come i calzettoni, i dettagli delle camicie, i tessuti classici da uomo o, ancora, le scarpe; a quelle del mondo femminile sofisticato e, ancora, i dettagli dell'infanzia dai caratteri ludici ma sofisticati come i cerchietti che diventano complesse acconciature.
  2. C’è un capo della tua collezione a cui sei particolarmente legato? Magari che ti ha ispirato per progettare l’intera linea.
    Non c'è un capo che ha portato avanti l'intera collezione. Ognuno di essi è l'evoluzione del mio pensiero ed un ulteriore mezzo con cui raccontare la mia storia. Ma, sicuramente, il pezzo a cui sono più legato è la giacca biker realizzata con un tessuto a righe in seta e nylon. Anche se ricordo la sua realizzazione come un incubo, per il tempo impiegato e per l'attenzione che doveva esserci nei più piccoli dettagli, è poi diventata la mia preferita. Tutti i giochi geometrici sono stati fatti posizionando il tessuto con angolazioni diverse - sfruttando drittofilo, sbiechi e mezzi sbiechi - e tutte le rifiniture sono state create dalle sole pezze di tessuto. Anche la scelta delle righe è stata azzardata ma ne sono felice!
  3. Presentati ai lettori in un modo un po’ diverso: se fossi una canzone, un film, un colore?
    Se fossi una canzone sarei "My Way" di Frank Sinatra perché anche in una sola piccola strofa rileggo la mia storia "regrets I've had a few, but then again, too few to mention". Se dovessi essere un film, invece, sarei "Edward mani di forbice". Dovendo essere un colore sarei grigio. Perché si adegua a tutti gli altri e perché mi trasmette la sensazione di protezione.
  4. Se potessi scegliere con quale grande maison vorresti collaborare e perchè? E invece con quale giovane fashion designer?
    Potendo, mi piacerebbe collaborare con la maison Dior. Il suo stile e la sua storia mi hanno sempre affascinato e ho sempre ammirato il tipo di donna descritta attraverso le creazioni e le collezioni. In particolare mi appassiona il periodo in cui la maison fu diretta da Gianfranco Ferrè - ammetto che, se il maestro fosse ancora in vita, la scelta sarebbe ricaduta certamente su di lui - perchè venne portato avanti il senso della raffinatezza, dell'impeccabile ed austera eleganza e della grazia. Tutto fuso in equilibrio perfetto. Anche gli azzardi e le meraviglie di Galliano hanno contribuito alla mia passione nei confronti della maison. Per quanto riguarda i giovani designer mi piacerebbe molto poter collaborare con Benedetta Bruzziches. Adoro il suo approccio ironico che sa di raffinato; le storie che scrive intorno e con le sue creazioni e la cura, la dedizione e la passione che mette nel suo lavoro. La ammiro profondamente.
  5. Ultima curiosità: regalaci un’immagine che ti rappresenta in questo momento.

VALERIA CRISTINA PANCI

  1. Partiamo dal tuo progetto, cosa troveremo dentro la tua “bolla”?
    Nella mia bolla ho esplorato le possibilità di trasformazione della materia. La seta sembra prendere vita e diventa volume attraverso diverse lavorazioni. I capi fanno parte di una collezione che si ispira alle installazioni di Jason de Caires Taylor, un artista contemporaneo che lavora sul concetto di metamorfosi. Gli ornamenti enfatizzano le forme del corpo femminile ma le linee dei capi restano semplici e minimali.
  2. C’è un capo della tua collezione a cui sei particolarmente legato? Magari che ti ha ispirato per progettare l’intera linea.
    Sono legata a tutti quelli che sono riuscita a realizzare. La coerenza in questa collezione non nasce da un certo capo ma piuttosto dalla modalità in cui la materia viene lavorata. Mi ha ispirato realizzare drappeggi, lavorazioni all’uncinetto, ricami e nervature.
  3. Presentati ai lettori in un modo un po’ diverso: se fossi una canzone, un film, un colore?
    Se fossi una canzone… Possibly Maybe di Björk. Un film… L’Arte del sogno di Michel Gondry. Un colore… un verde-azzurro un pò trasparente.
  4. Se potessi scegliere con quale grande maison vorresti collaborare e perchè? E invece con quale giovane fashion designer?
    Pensando al tipo di tesi che ho realizzato e alle mie capacità me ne vengono in mente due, entrambi giovani e con stili completamente diversi. Erdem: Perché lo sento affine a livello stilistico e mi piace il modo in cui interviene sui tessuti con stampe e lavorazioni. Iris Van Herpen: Per il suo modo di progettare, per l’importanza che dà alla sperimentazione, per mescolanza tra artigianato e tecnologia presente nelle sue creazioni.
  5. Ultima curiosità: regalaci un’immagine che ti rappresenta in questo momento.
     

MATTEO STANI

  1. Partiamo dal tuo progetto, cosa troveremo dentro la tua “bolla”?
    Dentro la mia bolla cosa troveremo?...pensandoci bene nient'altro che me stesso. E' un lavoro che non parte da un ispirazione esterna, bensì da un necessità di trasmettere qualcosa che avevo bisogno di esprimere, nella maniera che mi riesce più facile e naturale. Questa ricerca mi ha portato quindi alle fondamenta del mio lavoro che parte dalla contrapposizione tra l’es e l’io secondo la topica freuidana, e quindi il contrasto vissuto da ogni uomo tra le proprie pulsioni e le norme secondo cui vive, alienandosi da ciò che realmente è, e invece pensa di essere. Ispiranti sono state le protagoniste femminili dei tre film presi in esame (Forrest gump di Robert Zemeckis, Il giardino delle vergini suicide di Sofia Coppola; Requiem for a dream di Darren Aronofsky). Delle antieroine che vivono tre storie differenti, legate da un unico comun denominatore, il disagio e la presa di coscienza di vivere in una situazione di stallo da cui non riescono a evadere come nella più classica delle opere teatrali di Ibsen. Sono questi i sentimenti che muovono la mia donna  che sarà in apparenza una bambola nella sua casa perfetta, ma in realtà è mossa da tutt’altro spirito, quasi in maniera perversa, che non mostra nulla ma sussurra sensualità. Una sensualità che ho voluto rappresentare attraverso lo sviluppo di modelli dal taglio infantile riportati su proporzioni di un corpo da donna, realizzati con tessuti naturali quasi esclusivamente bianchi, che vengono però contaminati dall’inserzione di colori acidi; motivi classici come il pizzo vengono rivisitati attraverso la torsione sviluppata con il modulo del pixel, intrecci di pelle che creano quasi un effetto ottico in maniera materica. Ho voluto riprendere l’aspetto più urban dei primi anni '90 americani proponendo le forme dello streetwear dell’epoca, rivisitate secondo proporzioni, colori e materiali, mixandole con la biancheria, e abiti più bucolici che evocano le atmosfere del southern americano.
  2. C’è un capo della tua collezione a cui sei particolarmente legato? Magari che ti ha ispirato per progettare l’intera linea.
    In realtà no, amo tutta la mia collezione, in quanto ogni pezzo rappresenta una sfaccettatura della mia personalità e della mia visione della femminilità, anche se probabilmente i capi che mi hanno messo maggiormente alla prova, come la giacca di pelle o l’abito bianco con le applicazioni sulla parte posteriore mi hanno dato grande soddisfazione. E' molto importante per me che ogni lavoro che affronto sia una piccola sfida, e decisamente intrecciare quella pelle, o ricreare il disegno con le paillettes stampate è stata una bella sfida!
  3. Presentati ai lettori in un modo un po’ diverso: se fossi una canzone, un film, un colore?
    Una canzone probabilmente ti direi “Dream on” degli Aerosmith. Amo il dramma e la carica che sa trasmetterti questo brano, .il testo risulta forse un clichè, ma in fondo tutti vogliamo un pò “sognare finchè il nostro desiderio non si avvera” no?. Film “Il giardino delle vergini suicide”. Amo l’intimità che riesce a portare Sofia Coppola sullo schermo, e poi dato che gran parte del progetto ruota intorno a queste ragazze lascio parlare i miei vestiti. Colore bianco, il non colore, la possibilità di essere tutto e niente allo stesso tempo.
  4. Se potessi scegliere con quale grande maison vorresti collaborare e perchè? E invece con quale giovane fashion designer?
    Nonostante abbia purtroppo abbandonato la maison Balenciaga, ho amato in maniera incondizionata l’opera di Nicolas Ghesquiere presso la maison, trovo affascinante la sua maniera di lavorare sulla forma, sulla grafica e sui materiali. Tra i giovani designer sono rimasto molto colpito da Stella Jean,  trovo che abbia una visione veramente moderna e personalissima della femminilità e della moda, e le sue stampe sono veramente pazzesche!. Poi i miei colleghi che espongono le loro creazioni con me, loro sì che hanno creato delle collezioni fantastiche!
  5.  Ultima curiosità: regalaci un’immagine che ti rappresenta in questo momento.
     
 
Writer /// Nicodemo Callà
Illustration /// Anna Cannuzz Canavesi
 
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