Domenico Romeo | A(t)tratti di calligrafia

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Domenico Romeo | A(t)tratti di calligrafia

Muri bianchi, tratti calligrafici e linee dorate. Disegni sospesi nel nulla interconnessi da un misterioso filo di Arianna, che magari nemmeno esiste e non lo sapremo mai. E ti abbandoni a mille enigmi, fantastichi sul perché quei quadri sono lì, disposti in un fantomatico disegno più grande. Ti diverti a cercare risposte che non hanno senso. E forse proprio in quell'attimo ti scopri abbastanza lucido per comprendere faccende  più concrete, o forse riesci finalmente a stare solo un po’ tranquillo. Forse è a questo che serve l'arte. Ti fa perdere nei dettagli e ti fa ragionare, rifletti sulle stronzate e intanto risvegli i sensi assopiti. E se l'artista è bravo diventa tutto incredibilmente facile. E Domenico Romeo è uno di quelli bravi.
  • Clausura, la tua mostra appena conclusa alla galleria 999Contemporary, è perlomeno definibile come criptica. Scommetto che se avessi chiesto ad ogni visitatore un'interpretazione soggettiva, ognuno avrebbe risposto cose completamente diverse. Dietro al tuo misterioso alfabeto disegnato ci sono visioni o c'è un progetto, almeno per te, ben definito?
    Direi un progetto. O quantomeno l'inizio di esso. Credo di essere alla fase zero del mio lavoro, proprio per questo ho deciso di presentare l'alfabeto come principio di tutto. Ho voluto scandire e sottolineare ogni singola lettera, ogni singolo segno per ciò che verrà dopo. Un progetto del quale non so prevederne una possibile evoluzione.
  • Tecnicamente nei tuoi lavori mischi diversi stili che si sviluppano intorno a quello centrale: la calligrafia. Hai studiato grafica allo IED Roma e hai avuto a che fare anche con i muri. Qual è stato il processo che ti ha portato a definire il tuo personalissimo stile?
    Non so quale sia stato il processo, un bel giorno mi sono ritrovato un kit da calligrafia in mano regalatomi da amici, ho cominciato a scrivere. Mi annoiava molto. Avevo bisogno di cercare nuovi stimoli, nuove sfide. Inizia ad usare lo strumento componendo forme.  Funzionava. Mi piaceva il risultato finale, mi intrigavano i “ricami”. Potevo stare ore a perdermi tra i segni. Il tutto era atemporale. Ho continuato a divertirmi anche se adesso la storia sta prendendo una piega diversa.
  • Presentando i tuoi "Sonniloqui" hai spiegato che hai cercato di ricondurre a un barlume di razionalità ciò che ti veniva suggerito dallo "Spirito dei Sogni". Le tue opere, ed in particolare quelle di Clausura, nascono da un'analisi dei tuoi labirinti interiori o da ciò che vedi all'esterno?
    Da entrambe le cose. Mi spiego meglio. Nessuno può capire e conoscere a fondo ciò che gli sta intorno, che sia un accadimento, un luogo geografico, una persona se prima non osserva in silenzio ciò che succede all'interno di se stesso. Ecco, il silenzio è fondamentale. Quel silenzio che può essere imbarazzante in realtà è decisamente necessario, quello è il silenzio che parla. Oggi più che mai bisogna tacere per sentir parlare il silenzio. Troppe parole van senza un riscontro reale, troppe promesse che sanno di falso prima ancora di esssere pronunciate. Troppi social network per il docciatime e fucktime. rumore, solo rumore inutile. Bisogna saper parlare poco e bene. Ma principalmente bisogna saper parlare a se stessi. Per parlare a se stessi spesso bisogna tacere al mondo.
  • Spesso ti sei infilato anche nei panni del giornalista per Dude. Ad esempio hai intervistato Sbagliato e ci hai portato nel suo Studio, che definisci luogo di cazzeggio sfrenato tra immancabili Mac Book Pro fumanti, teschi severi di JB Rock e il faccione di Obey che gli fa compagnia. Com'è il posto dove nasce la tua arte? Chi c'è sulle pareti? Cosa non potrebbe mai mancare?
    In questa fase della mia vita mi sento in transito dunque non riesco a dedicare del tempo per arredare il posto dove lavoro (che poi è lo stesso di dove dormo) come vorrei. A pensarci è molto strano, in passato dedicavo pomeriggi interi a curare i luoghi dove trascorrevo del tempo. Le pareti della mia cameretta non avevano uno spazio vuoto. Tutto meticolasamente icastrato, ogni disegno e stampa rigorosamente incorniciate. Persino gli sticker sulla libreria avevano un loro ordine. Doveva essere tutto alla perfezione altrimenti anche la mia concentrazione ne risentiva. Ricordo il faccione 1x1m di Alex Delarge attacato a tredici anni sopra la testata del letto. Adesso c'è poco sulle pareti della casa di Roma, molti chiodi che prima reggevano dei quadri sono rimasti vuoti, tipico ambiente abitato da uno che ha già le valige pronte sul letto per riprendere il viaggio. Potrei dire però cosa non potrebbe mai mancare nel mio studio ideale. Di sicuro il coccodrillo regalatomi da Dani, un'immensa libreria stracolma di libri, 7/8 Bearbrick che tanto non invecchiano mai, un numero consistente di statuette di Santi e Madonne appositamente collocate sotto rispettiva campana di vetro, pile di riviste e tanta spazzatura cartacea accumulata.

  • Sei arrivato a Roma partendo da un paesino della Calabria, e nella Capitale sei riuscito ad esprimerti. Per un giovane artista come te quanto è importante evadere dal proprio paese? Quanto ha influito sul tuo stile e i tuoi progetti incontrare artisti con storie simili alla tua?
    In realtà non ho mai visto questo viaggio lontano dalla calabria come un'evasione. Io ci stavo bene giù e riuscivo ad esprimermi al massimo. Sono stato sempre me stesso sin da ragazzino, coltivavo i miei interessi, avevo tutti gli amici vicini, la famiglia attorno. Non credo sia importante evadere da un paese, è sicuramente fondamentale evadere da certi schemi che una società potrebbe imporre. E gli schemi non hanno confine geografico ma risiedono nella mente. Ovviamente venendo in un posto come Roma ho potuto ampliare le mie vedute, conoscere gente più simile a me. Ho fatto delle esperienze che mi hanno notevolemente segnato e che porterò dietro per tutta la vita. Non credo ci siano state persone che hanno influito direttamente sul mio perscorso, di sicuro molte lo hanno fatto indirettamente.
  • L'inaugurazione di Clausura è stata rimandata perché volevi che fosse studiata alla perfezione. Che importanza dai alla cura dei dettagli?
    Credo che nei dettagli risieda la vita. Curare ogni singolo dettaglio di ciò che mi succede mi aiuta a sentirmi padrone di ciò che faccio. Ogni cosa deve essere studiata e posizionata, abbinata e al suo posto. Dall'abbigliamento a ciò che disegno. Più un dettaglio è piccolo e insignificante e più sarà la sorpresa di quando viene scoperto.
  • Ultima domanda con risposta secca. Mettiamo che domani parti per un viaggio da cui trarre ispirazione per le tue opere, dove vai?
    TIBET!

Writer /// Davide Azzarello
Illustration /// Gerardo Lisanti
Photographer /// Giulia Venanzi
 
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