La startup del mese: Marta Zampolini | IED Roma

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La startup del mese: Marta Zampolini | IED Roma

Conoscete già la rubrica dello IED Roma "La startup del mese"?. Da sempre lo IED forma e sostiene i giovani creativi, non solo all'interno delle mura dell'Istituto ma anche fuori. Così nasce "La startup del mese", promuovendo sulla piattaforma web le startup italiane nate dalle idee dei giovani diplomati di IED Roma.
 
La startup IED del mese di febbraio è Marta Zampolini, diplomata in Fashion Design nel 2007. Questa giovane designer ha deciso di mettere le radici del suo brand - che porta il suo nome - nella città di Berlino, pur non dimenticando le sue origini. Infatti più che una "fuga di cervelli" si può parlare di un viaggio tra Roma e Berlino a/r.
 
Ripercorriamo insieme il suo viaggio, riportando la sua intervista completa per lo IED di Roma.
 

1. Quali sono state le ragioni che ti hanno portata a intraprendere un percorso imprenditoriale autonomo e come nasce il brand Marta Zampolini?
Mio padre. Mio padre era un giovane operaio, appena sposato con una bambina piccola, parliamo del 1980. A quel tempo, una persona con un posto sicuro come il suo e una famiglia che, si "buttava" nel mondo imprenditoriale, veniva considerato un pazzo.
Io sono esattamente la sua copia. In un momento di forte crisi, come quella che stiamo passando noi giovani, dove il nostro futuro non si riesce a vedere, ho deciso di mollare tutto, partire e creare qualcosa in terra straniera, collaborando con giovani italiani e giovani tedeschi. Ho voluto unire due realtà completamente diverse e vedere come rispondevano ma soprattutto CHI rispondeva. In molti! E ne sono felice. Abbiamo dato un bello smacco a chi ci chiamava "bamboccioni", incapaci di fare, di spostarci, di confrontarci con nuove realtà. Combatto ogni giorno con persone che mi dicono "...facile! sei scappata dall'Italia!". A queste persone risponde che NON sono fuggita dall'Italia, ma collaboro con i giovani italiani e cerco di farli avvicinare ai giovani europei, e farli collaborare a nuovi progetti. E posso garantire che tutto è stato tranne facile. Uscire dalla mia amata Italia, riuscire a conquistare la fiducia delle persone, delle Banche, degli organi pubblici, spiegare il progetto, collaborare sempre con nuove persone, non è facile, ma è bellissimo.
A mio padre ho dedicato questa sfida, portando la sua firma nel mio marchio.
Io e mio marito abbiamo sempre pensato di creare un Brand e organizzare intorno ad esso un progetto così ambizioso. Siamo riusciti a realizzarlo solo quando ci siamo trasferiti a Berlino. Una terra giovane, dove le persone credono nelle nuove generazioni, dove la parola modernità si sposa con la storia.
L'idea degli abiti trasformabili nasce durante un volo, nella tratta Berlino-Italia dove, come me, molte donne si dimenavano tra il caldo e il freddo, con i loro indumenti o troppo pensati o troppo leggeri. In quel momento ho pensato che avrei potuto creare abiti che potessero adattarsi al corpo e alle situazioni vissute da quel corpo. Le donne di oggi sono trasformabili, si svegliano la mattina dopo una lunga notte insonne passata a fare la nostra "lista" delle cose da fare per il giorno dopo, e devono decidere chi essere per le prossime 24 ore, oltre a mantenere la loro figura di madre, moglie, donna in carriera. Oggi la moda dà alle donne la possibilità di scegliere, noi abbiamo deciso che a quella scelta diamo 2, 3, 4, addirittura 5 possibilità di trasformazione: la First Time Collection.
 
 
2. Rispetto agli altri tuoi colleghi che hanno scelto questa direzione, tu hai osato di più scegliendo l’estero. Cosa ti ha mosso a questa scelta e come mai la Germania? Avevi già contatti aperti nel paese?
No, non avevo contatti con nessuno. Durante uno dei nostri viaggi per il mondo, io e mio marito ci siamo letteralmente "imbattuti" nel vortice di Berlino, è stato un amore a prima vista.
Quando ci siamo trasferiti abbiamo trovato le prime difficoltà, non parlo solo della lingua, ma anche di come cercare la casa. Da buoni italiani però, ci siamo "rimboccati le maniche"! Berlino poi ha fatto la sua parte. È una città molto particolare, ti crea mille occasioni e tu devi essere capace di prenderle al volo e sfruttarle o vieni schiacciato da questa "valanga".
 
 
3. Quali sono stati gli aspetti più impegnativi legati alla scelta di aprire una propria azienda? (burocrazia, amministrazione, rapporto con i fornitori etc…)
Vorrei precisare che per mettere in atto questo progetto sono stati impiegati sette mesi e ancora non abbiamo finito, ma stiamo crescendo giorno dopo giorno.
Non voglio trasmettere un messaggio sbagliato, qui non è l'Isola della speranza, vieni qui per lavorare, creare, ma soprattutto devi avere le idee chiare. I tedeschi non sono freddi come molti pensano sono persone razionali che tendono a spiegarti i pro e i contro di tutte le situazioni. Parlare con una commercialista o un notaio tedesco, è come una seduta dallo psicologo e loro sono stati molto disponibili. Idem le banche, non ci chiudono la porta in faccia, ma si siedono con noi, progettano con noi, credono in noi. Forse questa è una differenza che ho trovato tra l'Italia e la Germania.
Altre differenze le vedo con i fornitori, purtroppo molte volte (non sempre), ci imbattiamo con persone che non credono nei giovani e parlare con un nuovo brand che può comprare pochi metraggi di tessuto è per loro una "perdita di tempo". Queste sono state le parole precise di una nota azienda..aimè italiana. Ma noi non ce la prendiamo, ringraziamo, salutiamo e auguriamo a queste aziende la lunga vita dei loro clienti (eheheh true story).
 
 
4. Come nasce una collezione? Quali sono le tue ispirazioni?
Nasce da tutto quello che ti circonda, ogni cosa può essere una fonte di ispirazione e a Berlino le posso trovare ovunque. Un esempio è la nostra linea sportiva, "The Travel", anch'essa è un mix di una mente italiana a Berlino: Renzo Piano e Potsdamer Platz. I tagli obliqui delle sweatshirt, l'unione di differenti tipologie di stoffe come il raso,il voile, il jersey, unite da zip, bottoni invisibili e la possibilità di trasformarle, richiamano la storia di questo bellissimo e importante centro architettonico berlinese.
 
 
5. Come intendi sviluppare ora il tuo brand? Quali sono i prossimi passi?
Cercare sempre nuove collaborazioni con i giovani, farci conoscere, far conoscere il progetto e impegnarci a puntare sempre in alto. Le persone devono ricominciare a credere nei giovani e i giovani devono essere ottimisti, sacrificarsi ma avere fiducia. Fiducia di lavorare con un team, affrontare il sacrificio di allontanarsi dalla famiglia, dagli amici ed essere ottimisti affinché tutto questo lavoro possa dare i suoi frutti. In un periodo come questo, vedere giovani che si battono per uscire fuori dal "buco nero" della crisi con idee grandiose, che rischiano, è sorprendente. Dobbiamo aiutarli con i fatti. Di parole ormai abbiamo la testa piena, ora è il momento di concretizzare.
 
6. Dove è possibile trovare le sue collezioni? È in programma l’apertura di uno store on line?
Con il nuovo team ELK INVENT (anche loro sono un gruppo di giovani) stiamo creando il nuovo sito internet dove ci sarà lo store online.
Per i non amanti dello shopping online, il nostro punto vendita in Italia è Fashion Concept Store Pesce Roma in via Del Pellegrino 80/A Campo de' Fiori 00186.
Anche loro sono un gruppo di giovani che hanno aperto in una bellissima zona di Roma, un'elegante store. Questi ragazzi collaborano esclusivamente con designer emergenti.
Mi piace collaborare con persone che hanno il mio stesso pensiero e credono nel potenziale dei giovani.
 
 
7. Di che cosa hai fatto maggiormente tesoro degli insegnamenti IED? C’è un evento, una materia, un docente che hanno segnato in modo particolare il suo percorso di formazione?
I tre anni allo IED sono stati un'esperienza molto importante per me. Ho capito come vedere e sfruttare il lato artistico di una città grande come Roma, adeguarmi alle situazioni e provare a cambiarle se non mi piacevano. Franco Ciambella e Viviana Gravano sono stati i docenti che più mi hanno spronata, aiutandomi a credere sempre di più in me stessa.
Non sono solo docenti molto qualificati, sono persone con idee moderne, con una mente pazzesca e condividono tutto quello che sanno con i loro alunni. Non smetterò mai di ringraziarli.
 
 
 
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