Mariangela Zasa | Talpaca

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Mariangela Zasa | Talpaca

Intervista a Mariangela Zasa, ex studentessa di design del prodotto made in IED. Dopo aver conquistato la targa giovani per l'ADI, vince la Biennale d'Arte per gl studenti europei grazie al suo progetto di tesi per il cohousing, Talpaca: un tappeto che prende forma dai vecchi vestiti che, anzichè venir buttati, sono inseriti in apposite tasche per dare multifunzionalità all'oggetto.

Da vincitrice della sezione Fil Art per la Biennale d'Arte, se incontri i tuoi amici per strada li saluti ancora o ti sei data agli aperitivi in via Veneto con i vips? Scherzi a parte, come ci si sente ad aver messo anima e corpo nel progetto di tesi e vederlo premiato?
Indubbiamente è una bella sensazione, cos’altro potrei dire?

So che hai realizzato TUTTO il tuo tappeto a mano! E' stato emozionante vederlo finito? Che rapporto hai con la materia nell'atto della progettazione? 
Ho tirato un sospiro di sollievo quando ho ultimato il pezzo e ho cucito l'etichetta, è bello veder prendere forma quello che prima hai solo immaginato. Però, se devo essere sincera, mi è dispiaciuto un po' finirlo, è stato come concludere un'avventura; oramai ero abituata a vivere circondata dal feltro.
Penso che lavorare con la materia sia parte fondamentale nella progettazione, quindi un designer dovrebbe avere un rapporto molto stretto con essa e avere sempre voglia di sperimentare.
 
Immagino che con Talpaca ci hai arredato casa... Spiega hai lettori come funziona e cosa ti ha ispirato nella progettazione.
Talpaca nasce da uno studio sul concetto di co-housing. L’idea mi è venuta con lettura de “Il condominio” di J. Ballard, che tratta della vita in un palazzo portata all’esasperazione con i residenti che arrivano a vivere tra i sacchi della loro spazzatura.
Il progetto nasce per i luoghi comuni, la sua anima è fatta di vestiti non più adoperabili come tali. Con  il cambio di stagione tutti radunano vestiti dismessi da gettare; perché buttarli? Mettiamoli dentro... Taplaca! I tessuti trovano nuova vita in uno strano tappeto che si alza, si forma e detta gli spazi su cui riposarsi, dormire, giocare... ognuno può plasmare l'insieme con gli altri a seconda delle necessità  .
Ma cos’è esattamente? Un tappeto? Una seduta? Un luogo? Direi che è la sintesi di questi tre concetti e non solo, perché assolve anche ad un importante compito ecologico, aiutando l’ambiente nello smaltimento degli abiti usati, e ad un compito sociale, il suo crescere rappresenta la crescita dei rapporti tra le persone che insieme contribuiscono al suo strutturarsi. 
 
In genere, cosa ti accende la lampadina e ti permette di fare design? Sei "forma" o "funzione"?
Le idee hanno bisogno di nutrirsi, non vengono dal nulla. Ricerca, sperimentazione, confronto  e metodo sono necessari perché il progetto prenda forma. 
Forma e funzione sono strettamente correlate, non esiste forma senza funzione in quanto  quest’ultima detta le regole, ma la funzione senza forma è solo tecnicismo.  
 
Da Giugno sei diplomata IED, sei già entrata nel mondo del lavoro? Che impressione ti ha dato?
Ho avuto una breve esperienza lavorativa in un’azienda di spicco, lì ho avuto modo di conoscere i ritmi aziendali e i suoi meccanismi e ho potuto confrontare il mondo del lavoro con il mondo dello studio.
 
Cosa pensi di Roma e delle sue potenzialità nel settore del design? 
Sicuramente ci saranno in Italia e nel mondo posti più adeguati al design e al fare design, ma penso che Roma possa crescere in questo settore perché credo nel suo fervore culturale.
 
Cosa deve progettare un designer nel 2012? 
Un designer oggi dovrebbe cercare di progettare sistemi e non oggetti in quanto tali, processi intuitivi e interattivi che semplifichino la vita rendendola più gradevole alle persone.

Consigli giovani ai giovani (designer)?
Non penso di poter dare dei consigli perché ora ne avrei bisogno anche io. Mi sento solo di dire che ci vuole passione, credere in quello che si fa e sopratutto divertirsi.
 
 
 
 
 
 
 
Writer /// Mario Alessiani
Illustration /// Daria Mazzanti
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