PLAY_giochi di ruolo

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PLAY_giochi di ruolo

Call to action.

C alla sedicesima è il risultato del progetto di tesi su cui si sono focalizzati i 16 studenti del Master in Curatore Museale e di Eventi Performativi dell'Istituto Europeo di Designi. Giovani, acuti, tenaci e con molta voglia di trasmettere tutto ciò che è arte, tutto quello che risiede in un messaggio forte e chiaro celato sotto pittura, bitume, carta, musica, oggetti, parole ed immagini. Un tema comune, la Differenza, ed un modo di esprimerla calandosi nei panni dei giochi di ruolo per dire "azioniamoci".

 

La ricchezza tangibile di un progetto riuscito.

Hanno piegato il sistema ai loro interessi, sviscerandolo per trarne il profitto maggiore e raggiungere paesi lontani a cui hanno strappato pelle, muscoli e ossa sotto forma d'artisti. La mostra PLAY-GIOCHI DI RUOLO, inaugurata il 24 febbraio nasce e si sviluppa come occasione per indagare il modo della DIFFERENZA nelle sue molteplici accezioni, con la prerogativa di non porsi limiti nell'indagine stessa. Il lavoro di questi ragazzi è senza dubbio un fiore all'occhiello che contribuisce ad arricchire il territorio romano vedendolo coinvolto come palco di questa mostra, forte quanto un morbo che infetta ed infiamma diversi punti culturali della Capitale: dal Macro al Museo Pietro Canonica, passando per il Museo delle Mura ed attraversando l'Accademia di Romania, la Real Academia de Espana, l'Ambasciata del Brasile ed infine la Galleria Extraspazio.

 

Who made who?

Le fredde stanze sacre delle esposizioni, si sa, ci lasciano sempre molto confusi, a volte piacevolmente basiti. Ma la risorsa chiave di questo evento è proprio la possibilità di dialogare con alcuni artisti, presenti accanto alle proprie opere e parte essenziale di esse. Grazie a Valeria Motroni abbiamo potuto chiacchierare con Jeremy Mende, direttore della principale agenzia di comunicazione di San Francisco, fautore dell'opera itinerante Anxious Futurism, che dal 20 febbraio ha investito la città di Roma come un tornado, invadendo strade e vista con i suoi manifesti ansiosi; i messaggi sono stati scritti in Arial, web font, per dare il minor valore possibile al modo di esprimere il "verbo" e così da garantirsi la massima attenzione per il concetto. Alla nostra sarcastica insinuazione di sfruttare la sue conoscenze dell'Advertising (guerrilla marketing) per esprimere la propria opera, ci risponde con un sorriso. Appartenente alla stessa zona dell'emisfero ma di diverse peculiarità, l'artista Lisa Wade, trascinata nella capitale da Maria Vittoria Marraffa, ci racconta con quanta minuziosità scelga i materiali utili alla realizzazione delle sue opere, in quest'occasione la Z2O, fondamentali strumenti per esprimere argomenti dietro cui si nascondono storie scomode. Simone Zaugg dalla vicina Svizzera esprime il suo senso di differenza attraverso un motivo unico, ovvero i canti che accompagnarono i più svariati lavori dei più diversi paesi, reinterpretandoli con la sua sola voce. Ed opere di identica portata, come quella di Hong Hao dell'altra parte dell'emisfero, ci hanno condotto attraverso le maglie di questa complessa trama che è la DIFFERENZA, svelandoci minuscoli punti di vista su di un mondo talmente ampio da farci perdere.
Ad ognuno di questi 16 Curatori in erba abbiamo chiesto "chi ha fatto chi?": è il curatore a trasformare una mostra, un'opera ed un artista in un fulcro di attenzione o è il contrario? La risposta è aleggiata nell'aria e si è motivata da sé: il curatore altro non è che il tramite tra pubblico e arte, un ponte fondamentale che ci conduce al di là del nostro quotidiano vivere per inerzia.
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