Sante Bozzo | Camera

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Sante Bozzo | Camera

Monocolore, determinato, moderno e con un sapore romantico: Ecco il giovane fashion designer Sante Bozzo. La sua collezione donna "Camera" ha conquistato il primo posto della sesta edizione del My Own Show. Camera come luogo isolato per creare, elaborare la propria interiorità e materializzare le proprie idee. Ma cosa c'è davvero dentro la "Camera" di Sante?
 
Sante sei il vincitore della sesta edizione del My Own Show per la categoria Collezione donna. Cosa ti ha portato questo concorso?
Questa vittoria è una grande soddisfazione! Quando ho iniziato lo IED ho potuto conoscere da vicino gli altri ragazzi che si sono cimentati in questo concorso. E' stato bello e stimolante presentare la mia collezione e vivere un confronto con altri giovani provenienti dalle altre sedi ied. Il concorso mi ha portato visibilità, e la possibilità di vedere i miei capi prodotti da Valentino fashion group.

Il progetto che ti ha portato alla vittoria si chiama "Camera", un luogo decisamente intimo e molto personale. Descrivi te stesso attraverso la tua di camera.
I miei progetti raccontano sempre qualcosa di privato. Riesco a esprimere i miei concetti e la mia personalità' attraverso le mie collezioni, non potrei comunicare diversamente. Io stesso cerco sempre di isolarmi per venire a patti con la mia interiorità' quando creo desidero lanciare dei messaggi forti che arrivino al cuore di chi le guarda.
 
Hai partecipato anche alla fiera MilanoPAP, parlaci di quest'esperienza.
La fiera milanopap ha ospitato le creazioni dei vincitori, è stata una grande vetrina per noi.  Tutti sappiamo quanto sia difficile emergere e farsi conoscere nel settore, fortunatamente esistono concorsi ed eventi coma questi. La cosa più bella è stata sicuramente la grande affluenza di persone che hanno potuto ammirare e conoscere il nostro punto di vista personale.

IED Roma: Cosa ti aspettavi di trovare prima di varcare le porte dell'istituto? E cosa hai trovato? E ancora, in cosa le scuole di moda in Italia potrebbero migliorare?
Prima di arrivare a Roma avevo sentito parlare dello IED come un istituto moderno, che guarda al futuro proiettando i propri studenti verso la dimensione più contemporanea della moda. Ho studiato e approfondito le mie conoscenze grazie al supporto tecnico e teorico di docenti ed esperti del settore. Una scuola di moda è importante, ma lo è soprattutto quando alla base c'è un vero interesse per ciò' che si fa. Fare moda non significa essere alla moda come molti pensano. Chi vive di questo mestiere sa bene che alla base di un buon progetto c'è amore, un vero amore che può' essere espresso solo grazie alla dedizione e alla passione. Le scuole di moda in italia sono sempre in evoluzione, in ogni ambiente ci sono i pro e i contro, queste devono saper ascoltare le nostre voci e non meccanizzare gli studenti verso un approccio puramente scolastico. Lo IED mi ha fatto crescere molto.

Chi è lo stilista più sopravvalutato? Invece un emergente da tenere d'occhio?
lo stilista più sopravvalutato appartiene al passato. Se non si conosce ciò che è già stato fatto, non si può leggere la visione di un designer emergente. Tutto è stato fatto, bisogna avere occhi per i linguaggi e le contaminazioni. Viviamo di racconti.
 
Descrivi il tuo stile in tre parole.
Ricerca, romanticismo e modernità
 
Torniamo nella tua "camera", sono curioso di scoprire cosa c'è dentro l'armadio. Quali sono i pezzi base del tuo guardaroba? E invece i capi che una donna dovrebbe assolutamente avere?
La mia vera camera è il mio studio. Se potessi scegliere preferirei dormire sul mio tavolo da lavoro, circondato dagli oggetti e dal disordine creativo che mi rappresenta. Nel mio armadio non manca mai un jeans e la t-shirt che mi fa sentire a mio agio. Amo vestire bene, ma preferisco la comodità' e la semplicità per le mie scelte. Una donna oggi nel guardaroba dovrebbe avere gusto e personalità, credo manchi molto oggi alle donne.
 
Pret-a-porter oppure haute couture?
Entrambi, trovo affascinanti entrambi i mondi...
 
Se avessi la possibilità di collaborare con uno stilista o maison (anche del passato), chi sceglieresti e perchè?
Se potessi scegliere vorrei rinascere anche per qualche ora nel passato. Vorrei vedere con i miei occhi quelle scoperte e quelle innovazioni che hanno segnato il mondo della moda. Non saprei chi scegliere sinceramente e non amo fare nomi, ma apprezzo molto i giapponesi e quei designer che hanno un approccio artistico e concettuale.
 
C’è un’icona che ti piacerebbe vestire, e come?
Vestire un' icona significherebbe essere conosciuto dal pubblico con le mie creazioni. Mi piacerebbe vestire le attrici emergenti…e perché no..magari Tilda Swinton.

Hai deciso di tingere del "non-colore" bianco la tua collezione. Può interpretare la purezza, spiritualità oppure, come in Giappone, addirittura il lutto. Coma mai questa scelta?
La scelta del bianco nasce dalla mia passione per il monocolore. In questo caso il bianco amo definirlo come una tela, come un foglio di carta privo di orpelli, che prende vita e si manifesta grazie ai movimenti naturali del corpo.

"La Calabria è il regno dove è cominciata la favola della mia vita: la sartoria di mia madre, la boutique d’Alta Moda. Il luogo dove, da piccolo, cominciai ad apprezzare l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, dove ho cominciato a respirare l’arte della Magna Grecia, così vicina a casa e che oggi considero la mia matrice culturale e professionale. Ho beneficiato di quella tradizione artigianale che in Calabria ha radici profonde e si integra alla vita della famiglia. E’ questa l’immagine che ho della Calabria …” - Gianni Versace. Quanto le tue origini hanno influenzato la tua arte?
Molto! Amo le mie origini. Amo il mare, i profumi e i colori della mia terra. Devo tutto a lei, appena posso mi piace tornare e riscoprire i posti della mia infanzia.
 
Ultima curiosità: Qual è l’ultima cosa che hai disegnato?
Qualche segno privo di significato sul mio taccuino.
 
 
 
 
 
Writer /// Nicodemo Callà
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