200lire | Da cabine telefoniche a pezzi d'arte

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200lire | Da cabine telefoniche a pezzi d'arte

Era il 1978 e Debby Harry, leader dei Blondie, cantava Hanging on the telephone. Una situazione  familiare quella di restare appesi alla cornetta del telefono, almeno per chi sa di cosa sto parlando. Infatti, con grande dispiacere, ci tocca dirvi che le cabine telefoniche sono ormai “esseri” in via d’estinzione. Dovevamo saperlo: da quando il boom dei  cellulari ne ha praticamente dimezzato l’uso. Dovevamo sospettarlo: da quando i bambini hanno smesso di collezionare schede telefoniche e si sono concentrati sulle figurine di Naruto. Dovevamo aspettarcelo: da quando da vettori di comunicazione sono diventati passatempi per vandali annoiati. Ebbene sì, entro il 2015 i telefoni pubblici – ormai carcasse di plexiglass inutilizzati- saranno smantellati. C’è qualcuno però che non si arrende. Qualcuno che se le ricorda ancora. Qualcuno che rimane un affezionato della prima ora. “Ricordo quando nel campeggio erano tre le cabine, una dopo l'altra all'entrata, vicino alla sbarra; dovevi percorrerlo tutto, tra bungalow e roulotte, con quel profumo di cucina che solo al mare avresti potuto sentire. La ricompensa? Una sola, riuscire a parlarle, con la fretta di chi non può tergiversare, fino all'ultimo gettone, l'ultimo scatto, l'ultimo arrivederci..”. Queste le parole nostalgiche di Fabrizio Cunsolo, ideatore del progetto “200 lire”: un’idea che abbraccia dieci tra disegnatori, illustratori e grafici con l’obiettivo di reinterpretare in chiave pittorica (e non) un’icona del panorama italiano dagli anni ’60 ad oggi: la cabina telefonica, appunto. Il collettivo si muove per sensibilizzare il fenomeno e per ridare visibilità a un simbolo tecnologico che tutti guardano con indifferenza ormai. L’idea parte dalla città di Como ma si spera che si estenda presto un po’ dovunque sul territorio italiano. La collaborazione con Telecom Italia mira a preservare la possibilità di utilizzare le cabine, trasformandole in strutture artistiche. Nell’era del consumismo sfrenato e del tutto-diventa-obsoleto-dopo-un-minuto è incoraggiante sapere che parta dai giovani la voglia di trasformare gli spazi urbani invece di sostituirli. Cabine telefoniche, spettatrici pacate di migliaia di conversazioni amorose, di litigate, di appuntamenti di lavoro. C’è chi le considera pezzi d’antiquariato. A noi piace pensare che si possa dare loro una seconda vita. Chissà che Superman non ne farà uso ora che le cabine si rifanno il trucco!
 
 
 
 
 
 
Writer /// Valentina Messina
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