Concentrato d'Arte | Amsterdam e la trasgressione

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Concentrato d'Arte | Amsterdam e la trasgressione

I discorsi su cosa sia veramente l'arte sono di quelli che solitamente si intavolano durante le cene tra amici artisti solo dopo la seconda bottiglia di rosso – da sobri sono in pochi ad avere il coraggio di avviare una discussione talmente difficile, ricca di opinioni diverse e apparentemente impossibile da risolvere. La maggior parte delle persone se la cavano con un banale “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”, ma chi si sia addentrato poco poco più in là di questa sbrigativa conclusione ha potuto notare che, più o meno da un secolo a questa parte, la parola d'ordine dell'arte sia trasgressione (ma anche su quest'ultima mia affermazione ci sarebbe molto da ridire: i grandi artisti sono sempre stati, nelle loro epoche, dei trasgressori; basti pensare allo scandalo che fece il “San Matteo e l'angelo” di Caravaggio solo perché l'artista si era permesso di disegnare il santo in una posizione “rozza”, cioè senza aureola e con le gambe scoperte, motivo per il quale il quadro fu rifiutato in favore della seconda versione). Detto questo, sembra quasi ovvio dover associare all'arte contemporanea Amsterdam, la città delle trasgressioni per eccellenza.
Da Rembrandt a Piet Mondrian, passando per Jan Van Eyck, Vincent Van Gogh e Maurits C. Escher, la capitale olandese ha ospitato tra le menti più geniali della storia dell'arte, e non ha potuto, ovviamente, non assorbirne l'atmosfera, che si respira, insieme all'odore dolciastro proveniente dai famosi Coffee Shop, praticamente ad ogni angolo, in ogni stretto vicoletto, sulla riva di tutti i canaletti che attraversano la “Venezia del Nord”. Infatti, come mi rivela Wieteke, giovane illustratrice olandese che ho contattato per avere più informazioni sulla vita creativa della sua città, “ci sono talmente tanti artisti e tante diverse correnti che non c'è un quartiere generale, un unico luogo di aggregazione, ma ci sono invece tante piccole comunità sparpagliate”. La prima tra queste che mi consiglia di visitare è il Volkskrantgebouw (un nome un po' più facile no, eh?), ed è un edificio situato a sud-est della città che ospita più di 300 imprese creative, 15 studi di musica, 4 grandi scuole di ballo, un ristorante, uno spazio espositivo e numerosi locali che offrono spazio per eventi culturali. Un luogo stimolante e produttivo, sia per i semplici visitatori che partecipano a festival, concerti ed esposizioni, e sia per le imprese che possono affittare a prezzi ridotti degli uffici per le proprie attività.
 
 
 

Ma parlavamo di trasgressioni, e allora ecco qualcosa che persino nella ipertollerante Olanda è ancora considerato illegale, ovvero gli squat. Partiamo con il W139, edificio in pieno centro (al numero 139 della Warmoesstraat, indirizzo dal quale prende il nome), squattato nel lontano 1979 da un gruppo di giovani artisti appena usciti dalla Rietveld Academie e “dedicato al rischio e all'esperimento”, come sottolineano loro stessi sulla loro pagina Facebook.
 
 
 
 
Un altro edificio che prende il nome dal proprio indirizzo (evidentemente è una moda) è l'OT301, situato in via Overtoom 301. Palazzina originariamente di proprietà della Film Academy, è stata occupata nel 1999, successivamente presa in affitto, e finalmente acquistata dai vecchi proprietari nel 2007, trasformandola in un'associazione in regola, con tanto di permessi vari. Ovviamente ciò ha comportato dei cambiamenti nel regolamento interno, e con l'applicazione di determinati divieti si è persa completamente l'atmosfera da centro sociale che c'era prima. Tuttavia i ragazzi non solo continuano a portare avanti tutte le attività che c'erano prima, ma sono anche in continua evoluzione; oggi l'OT301 offre non solo spazi espositivi, workshop e luoghi di aggregazione, ma anche la possibilità ad artisti, scrittori e ricercatori di affittare degli atelier per un periodo massimo di tre mesi, previo invio di una lettera di presentazione che spieghi il perché di questa scelta. Inoltre i ragazzi dell'OT301 sono molto attenti all'ambiente: il loro progetto GoGreen è dedicato alla sensibilizzazione verso gli odierni problemi ecologici, e non mancano anche le cene vegan. Insomma, bravi, creativi e intelligenti.
 
 
 
 
Uno degli atelier in affitto all'OT301.

Infine, per i più hard-core, c'è un posto dove, tra un meeting sulla trancedance music e un incontro di yoga, arte e spiritualità diventano tutt'uno: stiamo parlando di Ruigoord, minuscolo villaggio a pochi chilometri da Amsterdam, squattato nel 1973 e abitato da artisti, musicisti, pensatori, scrittori. Due strade, una decina di case colorate vivacemente, una chiesetta, una tea house, qualche statua strana, tanto verde, tanto spazio libero: così si presenta oggi Ruigoord, villaggio destinato originariamente dalle autorità ad essere raso al suolo per permettere alla sempre crescente capitale di allargare i propri fianchi. Fortunatamente, le cose andarono diversamente, e ora è un luogo attivo e pieno di stimoli: i concerti sono all'ordine del giorno, annualmente si tiene un festival di poesia, ed è addirittura possibile frequentare la Ruigoord Academy, ove si svolge l'insegnamento dell'artigianato, della danza, della musica e della performance, oltre che della meditazione, della filosofia e delle scienze sociali. L'accademia “fornisce istruzione per bambini e adulti, principianti e accademici, anarchici e funzionari statali”; un luogo, insomma, aperto a tutti. Un posto da tenda e sacco a pelo, in perfetto stile new age
, dove i più nostalgici, sospirando con faccia da persona vissuta, parlano di Woodstock (indipendentemente se ci siano stati o meno) e di cultura hippie.
 
 
 
 
 
 
 
Per vedere altre bellissime foto di Ruigoord - che, per motivi di copyright, non posso inserire in questo articolo - clicca qui.
 
P.S. Se anche voi vi state chiedendo perché sull'illustrazione sopra l'articolo ci sia un cigno e un elefante, sappiate che i cigni di Amsterdam vengono attratti dalle luci rosse del famoso e omonimo quartiere, in particolare da questa
 
Writer /// Elena De Luca
Illustrators /// Gareth Arrowsmith (small), Anna Cannuz Canavesi (big)
 
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