Gay Pride Roma 2013 | La differenza tra te e me?

on
0

Gay Pride Roma 2013 | La differenza tra te e me?

ATTENZIONE! Questo pezzo contiene molti stereotipi. Tenere fuori dalla portata di bambini ed etero. Anzi no, solo etero. Potrebbe causare dipendenza ed effetti collaterali. Leggete il foglietto illustrativo qui sotto..

Sono le 07.20 del mattino e sono già davanti al mio pc, pronto a scrivere il reportage più bello (e gaio) della storia del pride. Ma sinceramente non ricordo molto. Non ero ubriaco (solo tanta acqua per non disidratarmi), il fumo è da escludere, non avevo ascoltato nessuna canzone di Nicki Minaj eppure ho solo delle immagini sfocate che mi rimbalzano nella testa. Sarà stato un sogno?

Iniziamo dall'inizio. La prima cosa che ricordo è che mi trovavo nella metro con indosso la t-shirt più colorata che ho tirato fuori dall'armadio, in realtà l'unica che non si trovava nel cesto dei panni sporchi. E non sono l'unico. Non avevo mai visto la metro B così multicolor quindi o è giorno di bucato per tutti oppure siamo diretti nello stesso luogo. Mentre la vocina dell'altoparlante annunciava la prossima fermata, Termini la mia, chiedo: "Scusi scende alla prossima?". Uomo-medio-non-identificato: "Ovvio tesò, qui semo tutti froci". Confermo, andiamo tutti al Gay Pride.
 

È il mio primo pride e salendo le scale mi chiedo cosa avrei trovato in superficie. Un po' come Alice che cade, al contrario, nel buco del Bianconiglio. Solo che in questa dimensione probabilmante Alice è una transessuale (ai tempi Alejandro) e il "buco" del Bianconiglio... beh sorvoliamo questa parte della storia. Un mondo parallelo. Ci sono i brasiliani (ops brasiliane) ma non è il carnevale di Rio. C'è Lady Gaga, Rihanna e Lana Del Rey (fax simile) ma non è un concerto. Ci sono le divise ma non è una parata. C'è Marino... ah, no, lui non c'è. Ma allora cos'è? Un (Bel) Paese delle Meraviglie?

Il punto di partenza è piazza della Repubblica. Bene, e adesso che si fa? Potrei farmi fare una foto davanti ai tradizionali carri (camion fa più maschio), magari quello scintillante del Muccassassina. Potrei farmi fare una foto ricordo con una drag queen. Potrei farmi fare una foto con i big jim sadomaso. Potrei fare qualche foto alle varie organizzazioni come il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, Queer Lab (Associazione Glbti), Splash Roma e non mancano le Famiglie Arcobaleno e l'Agedo (Associazione genitori, parenti e amici di omosessuali). Insomma avrei potuto... ma non ho fatto nulla. Mi chiedo: a cosa mi serve uno smartphone se non a fare foto e postarle su fb? Invece mi sono limitato a gironzolare un pò tra cartelloni, striscioni e slogan di vari tipi. Ve ne riporto alcuni: "L'amore tra uguali non è così diverso", "Orgoglio senza pregiudizio" e "La mia libertà protegge la tua". Un gruppo con parrucche di carta igienica e spazzoloni con "Smacchia via l'omofobia". Due spose in bianco con "JustO Married" (questa non l'ho capita). Sul primo carro, tipico bus londinese, le drag queen sventolano il cartello "In Francia mi posso sposare, in Italia quando?" mentre sulle fiancate di un'altro "Più traviate meno norme". Un gruppo di ragazze con la t-shirt "Me fai salì er porno" e una coppietta con "Il mio ragazzo è gay". Per Marino: "A Ignazio potevi pure venì tanto tu madre l'ha già capito". Una caddy girava tappezzata di foto con su scritto "Anche noi teniamo famiglia!". Ma anche cartelli di solidarietà per il popolo turco con "ResIstanbul".
 

Ad un certo punto si avvicinano due ragazze con in mano una sorta di pennarello multicolor e chiedono alla mia amica Ludo: "Vuoi delle strisce colorate?". Due pusher di arcobaleni insomma. All'inizio rifiuta, mai accettare strisce colorate dagli sconosciuti, ma sentendosi troppo "beige" cambia idea e si fa marchiare il braccio di mille colori. "Bene, 1 €". E poi dicono che i creativi non lavorano in Italia.
I clackson dei carri iniziano a far rumore (che novità direte per la Capitale) e con lo slogan: "Dimostriamo che Roma è davvero una città aperta" si parte.

Inizia la marcia. E mentre tre parole risuonano in tono cinico nella mia testa:"Roma-città-aperta", mi guardo un pò intorno per capire chi è presente al Pride, e chi no. I non classificati? facile, tutti quelli che considerano la manifestazione troppo eccessiva, troppo trash, troppo rumorosa, troppo... insomma troppo di tutto! Poveri, magari per loro è veramente giorno di bucato, ma puntualmente li ritroviamo alle feste post pride a rimorchiare, tanto si può stare anche senza maglietta. I presenti? come si dice da queste parti "tanta roba"Uomini che amano altri uomni, donne che amano altre donne, uomini che amano donne e orsetti che amano altri orsetti. Uomini (o donne) che amano uomini (o donne) di altri uomini (o donne). Uomini che sono donne, donne che sono uomini, donne poco vestite (male), uomini poco vestiti (meno male). L'ex, dell'ex del mio amico (forse ex). Una suora (suor Giovanarda). Mi suggeriscono di inserire tra gli avvistati i ragazzi della squadra di pallavolo RoMan Volley (ma perchè me li sono persi?). I venditori di acqua&derivati, che sfrecciano tra la folla con i loro carretti fai-da-te per tenere testa alla gang delle strisce colorate e a quello che "vendeva coriandoli". Anche guest star: i supereroi. Batman, Spiderman, Lanterna Verde..a no, quella era Vladimir Luxuria vestita da bajour.
 

Lo stereotipo del mondo/modo supereroe può essere benissimo accostato a quello omosessuale: sono abbastanza egocentrici, si tengono in forma (il più delle volte), adorano vestirsi attillati, spesso nascondono la loro idenità riservando i loro superpoteri (non siate maliziosi eh) alle persone che amano. Quasi tutte le storie sui supereroi iniziano con un povero ragazzino triste e sfigato. Ma quando scopre, (circa a metà film), che i suoi superpoteri non lo rendono diverso dagli altri, ma semplicemente cazzuto, finisce per salvare il mondo. Ma non abbiamo bisogno di stereotipi, e in fondo nemmeno di supereroi! Gli stereotipi sono un po' come i leggins per le ragazze diversamente magre: stanno troppo stretti, a volte con sfumature sgargianti e chi sa perchè noti solo le imperfezioni. Ma allora perchè ci ostiniamo a portarli? Si sa che la parte più bella, nei film come nella vita, è quando ci togliamo la maschera... e in alcuni casi anche i vestiti.

(Avviso questo è il momento nerd) Come Charles Xavier negli X-Men, cacciatore di mutanti, mi metto alla ricerca di qualcosa-qualcuno di "diverso". Mi immedesimo per un attimo nella parte... ci sto credendo. Seduto sulla sedia "con le rotelle" della scrivania ripenso a nomi, cose, persone, luoghi non comuni. I miei nuovi superpoteri mi portano a vedere qualcosa nella Capitale, ad est e anche ad ovest:

Ascolta: Frank Ocean
Black, vive a Los Angeles, ha lavorato con Beyoncè e Jay-Z e aggiungo anche qualche nomination agli MTV Video Music Awards. Si lo so, è un accozzaglia di stereotipi. Ma questo artista di banale non ha proprio nulla, giuro! Da Christopher "Lonny" Breaux, lo sfollato di New Orleans, si trasferisce in California per registrare la sua musica rinascendo sotto il nome di Mr. Christopher Francis Ocean. I panni di cantante r'n'b gli stanno stretti, molto più comodi quelli hip hop. Ma i testi delle sue canzoni, come i videoclip, sono molto lontani dal mondo rap. Quindi dimenticate slag criptati e ragazze-ghetto-style che ondeggiano i loro formosi fondoschiena. Chi ha scaricato (gratuitamente) il suo primo ep "Nostalgia Ultra" è andato in estasi per le complesse metafore dei suoi testi, il suo umorismo e le osservazioni acute sull’amore, il sesso e la politica. Proprio all'uscita del suo ultimo album "Channel Orange" nel 2012, Ocean posta su tumbler una lettera in cui fa coming out: "Ora non ho più segreti da nascondere... mi sento come un uomo libero". Effettivamente il mondo hip hop sta a gay-friendly come la letteratura sta a Fabio Volo. Parla del suo primo amore per un certo "lui"e di come poi gli ha spezzato il cuore . Insomma gnocco, talentuoso e sensibile??? Frank se mai leggerai questo pezzo call me!

Leggi: Hello Mr.
Questo magazine, ideato dall'australiano Ryan Fitzgibbon, racconta semplicemente una nuova generazione di “uomini che frequentano altri uomini”. Cosa non troverete al suo interno: ne maschietti dagli addominali squadrati, con peni photoshoppati e pacchi misteriosamente imbottiti, né pagine patinate con gli idoli dei teenager che sconfinano nella prima categoria. Non è neppure un'agenda per segnalare le suane o dark-room più vicine a casa vostra. Cosa troverete:  Storie e immagini non convenzionali riportate con toni informali e studiate a fondo.
Ambizioso? accessibile. Perfetto? No realistico. Seducente? nemmeno ma affettuoso. Esplicito? forse più riservato. Inutile chiedere al vostro Gianni di fiducia (il mio giornalaio) "di una nuova rivista australiana, comunque è per mio cugino eh", l'Issue n.1 la potete acquistare comodamente online.

Vedi: Ricci/Forte
Come convincere un gay ad andare a Teatro.
Whatzapp: Lui: Ciao. Altro-Lui: Hei. Lui: Vuoi venire stasera a teatro?. Altro-Lui: Teatro? è un nuovo modo per dire sauna?. Lui: Ma no, teatro teatro. C'è uno spettacolo..(sta digitando) Altro-Lui: No. Lui: Still Life del duo Ricci/Forte. Altro-Lui: NO. Lui: Non è na stronzata..è un omaggio alle tante vittime adolescenti del bullismo omofobico. Altro-Lui:(emoticon che dorme). Lui: Dai è uno spettacolo davvero diverso..un mix tra testi e performace.. (sta digitando) Altro-Lui: Ma non c'è la serata cowboy messicani gay stasera?. Lui: Ah sì, mi hanno detto che c'è un attore gnocco completamente nudo. Altro-Lui: Tra 5 minuti sono sotto casa tua.
 

Ma torniamo al pride. A via Merulana intravedo una chioma bionda (e di altri mille extension-colori) che si dimena nella folla. È la nostra fotografa Daria, ho trovato il mio blonde-coniglio che mi guiderà in questo cammino. La prima cosa che noto sono le sue braccia imbrattate di arcobaleno, la gang multicolor ha colpito ancora! Sbagliato. L'amico Andrea ha portato i pastelli da casa e si sono autocolorati sulla metro. GeniAveteVinto!. E mentre il sole scompare dietro il Colosseo e la folla balla qualche hit della Carrà, ho l'impressione che quelli sul carro se la stanno spassando di più. Avete presente come quelli che nei locali stanno nei privè con la faccia "so meglio io", anche se bevete lo stesso drink, ascoltate la stessa musica, rifiutate le stesse persone ma loro sono semplicemente chiusi in uno stanzino?. Così in un momento catartico chiedo: "ma come si fa a salire sul carro?". Altro-Uomo-medio-non-identificato: "Teso' devi essere raccomandato".  Effettivamente a decidere chi far salire o meno ci sono i buttafuori- o buttadentro - brasiliani (ops brasiliane mi confondo sempre). Torno con i piedi per terra. Anche perchè siamo già a piazza Venezia e i motori si spengono, le draq tirano via le parrucche e le bandiere arcobaleno vengono minuziosamente ripiegate. La corsa è finita.
 

Insomma non ho ben capito se Roma è una città aperta, di sicuro c'è poco da meravigliarsi in questo (bel) paese. Forse è più simile all'Isola che non c'è. Ma anche in questa dimensione Peter sa poco di Pan: alias Pietro è un giovane gay da poco atterrato nella capitale da un'isola del profondo sud italia. Fuori potrà pure sembrare un uomo vissuto (e abbronzato), ma dentro batte il cuore di un eterno bambino alla continua ricerca del suo Romeo (su Gay Romeo) e che ripete alla sua amica frociarola "Wendy noi non cresceremo mai". Walt Disney si starà rivoltando nella tomba (a forma di topolino ovviamente).  
 
Forse è vero. Forse il pride è un concentrato di molti stereotipi, ma come per il supereroe, ha sempre le migliori intenzioni.  
 
Writer /// Nicodemo Callà
Photographer /// Daria Craparo
Nessun voto finora