Museum of Brands | Images and iconic ads

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Museum of Brands | Images and iconic ads

Vivessi a Londra sarebbe il mio strano rifugio, il luogo perfetto per difendermi dal maledetto pensare.
 
Il museo Museum of Brands, Packaging & Advertising è uno dei tanti tesori che questa splendida città tiene nascosto, in un angolo altrettanto segreto di Notting Hill
 
Robert Opie, collezionista e storico, aveva sedici anni quando iniziò a mettere da parte oggetti e prodotti di vita quotidiana, allora commercializzati in confezioni meravigliosamente decorate. Oggi riprendono vita nelle teche di vetro che separano il visitatore da un mondo ormai lontano e che raccontano un'affascinante storia presentata in decadi, quella dell'evoluzione del packaging di importanti brand. 
 
 
Si percepiscono riferimenti allo sviluppo della società inglese del XX secolo, partendo dall'epoca Vittoriana in cui le nuove invenzioni furono varie e numerose, ed ebbero un forte effetto sulla vita di tutti i giorni. Scope, falciatrici, macchine da cucire, cucine a gas, grammofoni e macchine da scrivere furono i benefici della rivoluzione industriale, oggetti che ritroviamo esposti accanto ai primi pacchi di sigarette e tabacco importati dal "Nuovo Mondo". 
 
 
Scatole di cioccolatini, confezioni di succhi e sciroppi sono accuratamente sistemati sulle apposite mensole ed hanno 85 anni. Probabilmente si trovavano nelle case delle stesse mamme che in quegli anni regalavano i primi pupazzi di Mickey Mouse ai propri bambini. La Walt Disney nasceva allora, ed educava attraverso i suoi personaggi a superare le paure umane. In bella vista, seduta sulla punta più illuminata della teca, Biancaneve, il primo lungometraggio degli Studios, insieme ai primi gadget dei sette nani e del più vecchio Topolino
 
 
Per gli appassionati del settore, le vecchie grafiche pubblicitarie della Guinness, Coca Cola, Kit Kat, Kellogg's e Pepsi, insegnano quanto sia cambiato il modo di comunicare e promuovere un prodotto attraverso il linguaggio degli slogan e la costruzione dell'immagine. 
 
 
Riconosco la brutale qualità di queste foto ma ho scelto di raccontarvi la mia esperienza da appassionata di pubblicità più che da reporter, che cerca disperatamente di sfuggire al divieto di fare fotografie all'interno del museo, rubando qualche scatto/ricordo con un iPhone.
 
 
Writer / Photographer /// Debora Saveriano
Illustrator /// Gianfrano Cioffi
 
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