WATT 3,14 | A caccia di segni

on
0

WATT 3,14 | A caccia di segni

Vorremmo sempre sapere come andrà a finire. Cerchiamo segni, vogliamo segni. È un brutto segno oppure un buon segno? Domande inutili. Quello che conta lo scopriremo in futuro, quando quegli indizi saranno traccia del passato. Intanto non ci resta che idividuarli i segni, nel presente. E conservarli.
 
DA UNA CONVERSAZIONE CON MAURIZIO CECCATO
 
Lo sanno bene i Baustelle che «il tempo ci sfugge, ma il segno del tempo rimane». E lo sanno pure Maurizio Ceccato e Leonardo Luccone, ideatori di Watt 3,14 “pigreco”, il terzo volume della fanzine più quotata del momento tra i fan di illustrazione e/o narrativa contemporanea. Cos'hanno in comune questi due personaggi? «Siamo a caccia di segni» mi risponde Ceccato dall'alto della sua sedia tappezzata. Ed io che, invece, mi ero seduta su un divano più basso, finisco per rannicchiarmi sempre di più ed inizio a guardarmi intorno, in cerca di “un segno” che mi illumini. Segnalibri a righe bianche e rosse, firmati Ifix, sul tavolo davanti a me; sulla destra scaffali pieni di libri; e più in là, alle spalle del mio interlocutore, scatoloni: «contengono volumi di Watt, in partenza per le librerie d'Italia» mi dice Ceccato.
 
Nel backstage della libreria Scripta Manent, accorpata allo studio Ifix, Watt nasce e prende forma, ma finisce per vivere altrove: 1500 copie spariscono in fretta. «Sono poche?» gli chiedo. Lui: «No». Mi spiega così che il loro numero non dipende dalla potenziale “domanda” di un ipotetico “mercato”, ma dalla capacità/volontà di chi le produce: «è un prodotto artigianale, nessuna ristampa» chiarisce.
 
(Forse colpita da un'illuminazione) prendo subito in mano la mia copia, ma invece di sfogliarla mi lascio andare al gesto irrazionale di “aprirla”, come fosse una scatola. Sarà perché la copertina è di cartone riciclato? Forse. Sta di fatto che ho l'istinto di chiedergli: cosa contiene? Ma questa volta mi trattengo e decido di scoprirlo da me. Ceccato mi dona però due indizi preziosi, due segni, per leggere Watt: il simbolo ≠ (diverso) indica che la narrazione è ispirata all'illustrazione; il segno contrario (= uguale) è usato quando è il disegnatore ad “illustrare” il lavoro del narratore.
 
Illustrazione di @Flavio Ceriello aka Fill Illustration - Team Creazina.it
 
 
UGUALI = E DIVERSI ≠
 
Ma uguale a cosa? Mi chiedo, mentre mi dirigo verso casa. E diverso da chi? Forse uguale al modo in cui normalmente vengono creati i libri illustrati. E diverso... sempre da loro, dai libri illustrati.
 
Uguale e diverso da se stesso, perché ogni volume di Watt è unico per forma, idee e contenuti. «Questo è un hapax» mi aveva detto Ceccato, porgendomi un poster illustrato con alcuni versi di commento. «Come se una figura linguistica potesse definire un oggetto!», avevo pensato io. Solo ora mi accorgevo di trovarmi davvero davanti ad una “parola rara”, “espressa una sola volta”.
 
Nel terzo volume, accanto alla prosa, compare per la prima (e per l'ultima?) volta la poesia.

Il testo è firmato dal giovane cantore del precariato contemporaneo Francesco Targhetta, che si chiede: «Non si vede togliendo un po' la terra / che abbiamo, sotto, la faccia crepata?».

Anche lui «Nelle crepe del suolo o su la veccia» a sognare il mare di Meriggiare pallido e assorto? Di certo Eugenio Montale qui ci ha messo lo zampino! Insieme al Konstantinos Kavafis di Aspettando i barbari (testo tradotto dal poeta genovese, inviato in Grecia per il Corriere della Sera).

Targhetta invoca un nuovo “Dedalo” («Ridateci ali che il sole non sciolga»), contro i “barbari”: la Troika. Perché i «dedali» contemporanei, che si muovono con passi incerti («come una danza sghemba»), ricordano più il nevrotico Stephen Dedalus dell'Ulisse di Joyce che il mitico architetto greco. Ci sembra di vederli scendere gli scalini del mascherone («dove salpano triremi gremite / verso l'altra Europa») disegnato da Enrico D'Elia, a cui i versi si ispirano (qui c'è il segno ≠).

 
PROSA = POESIA
 
Il confine tra poesia e illustrazione è indefinito? Lo è pure quello tra prosa e poesia.
 
Il testo di Targhetta prosegue in qualche modo in uno dei tre racconti “diversi” contenuti nella raccolta: Troika's Blues di Orso Jacopo Tosco, ispirato alle illustrazioni di Simone Tso. Le immagini di Tso suggeriscono strani intese tra bestie taurine, avvenenti donzelle e un fanciullo con “ali che il sole non scioglie” (anche detto Cupido). Cosa fa allora il narratore? Leggete qui: «Sono molto sensuali le labbra screpolate, ricordano il crepitio della brace e certi muri d'estate, su cui Theodor ha visto scorrere gechi e formiche». Sì avete capito bene, Tosco prenota un prosto in prima fila accanto a Montale e Targhetta «presso un rovente muro d'orto/ […]/ Nelle crepe del suolo o su la veccia» per «spiar le file di rosse formiche» (Meriggiare pallido e assorto).
 
 
E le corrispondence con la poesia di Targhetta non finiscono qui: casuali o volute?
Non ha importanza: «le cose più belle si trovano per caso», scrive Matteo Nucci, dopo aver messo in bocca a Kostantinos, uno dei suoi personaggi, l'esclamazione «Siamo greci noi, mica barbari.». Siamo nel bel mezzo di Lontano dal Mani, ultimo racconto del volume, a metà tra reportage giornalistico e fiction, costruito su dialoghi dal sapore cinematografico. Non a caso le illustrazioni di Arianna Vairo, imitando le inquadrature di una storyboard, restano impresse nella memoria del lettore come fotogrammi.
 
 
Se la poesia di Targhetta “torna” tante volte è perché essa non è altro che l'incipit di una raccolta di narrazioni per immagini e parole che ricorda un grande poema epico.
 
Un po' quello che avviene, in sintesi, nel testo di Davide Orecchio Contro nessuno, riduzione drammaturgica dell'Odissea dal punto di vista di Telemaco. Le illustrazioni di Riccardo Fabiani, ideate per il racconto, funzionano quasi da scenografia teatrale, scandendo il testo in quattro atti. La narrazione accumulativa, essenziale e nominale di Orecchio procede a ritmo serrato e ci consegna due immagini, due segni: il mare (la partenza), e la terra (il ritorno) fatta, ancora una volta, di “crepe«in cui si insinuano i gemiti di un cane».
 
Allora mi chiedo: partire è = oppure  ≠ da restare?
 
Intanto vi lascio restando sui “titoli di coda”, che, sapevatelo, «spesso sono la parte più interessante di un film», parola di Maurizio Ceccato.
 
Titolo: Watt 3,14 “pigreco”
Formato: tratto dai dischi in vinile
Logo: Medusa
Prodotto da: Ifix e Oblique
Regia: Maurizio Ceccato e Leonardo Luccone
Colori: Nero e Oro
Nel ruolo di narratori: Marco Giallonardi, Alessandra Sarchi, Davide Orecchio, Filippo Strumia, Mario Sammarone, Diego Zandel, Silvia Montemurro, Francesca Morelli, Pier Francesco Brandimarte, Orso Jacopo Tosco, Igor Artibani, Matteo Nucci
Nel ruolo di illustratori: Daniele Catalli, Anna Deflorian, Riccardo Fabiani, Fabio Tonetto, Darkam, Marco Cappellacci, Daniela Tieni, Ilaria Demonti, Signora K, Simone Tso, Marco Smacchia, Arianna Vairo
Extra: Un poster illustrato da Enrico D'Elia, con una narrazione in versi di Francesco Targhetta
Extra(2): Per celebrare l'uscita di WATT 3,14 siete tutti invitati a "La Festa di WATT".
 
Writer /// Antonella Scarfò
Illustration /// Anna Cannuzz Canavesi (cover)
Illustration /// Flavio Ceriello
 
Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (2 voti)